Chapter 24

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La mattina mi svegliai tutta frastornata e con un gran mal di testa. Vettori non era più accanto a me così decisi di andare in cucina.

Io: buongiorno

V: non urlare ti prego sono pieno di mal si testa.

Io: non urlare neanche tu, che sono messa peggio di te

V: tieni, prendi un'aspirina

Io: grazie

Mi fissò intensamente, pensavo di avere qualcosa di strano in faccia.

Io: Oddio ho qualcosa? Dimmelo ti prego. Cosa c'è ?

V: chi ti ha fatto quel succhiotto?

Io: cosa??

V: hai un succhiotto enorme sul collo. Chi te lo ha fatto?

Io: stai scherzando spero. Non lo so non ne ho la minima idea.

Andai in bagno a guardare la mia situazione.

Io: cazzo, chissà quanto ero messa male ieri sera.

V: chissà quanti te ne sei fatta.

Io: Luca non peggiorare la situazione. Non mi ricordo niente, niente di niente riguardo ieri sera. Almeno dopo essere andati a cena so che siamo andati in discoteca, ma il seguito non me lo ricordo assolutamente.

V: io non ero neanche a conoscenza del fatto che fossimo andati in discoteca.

Io: cazzo, eravamo proprio ben messi

V: sembra proprio una notte da leoni, sai quel film dove i tre protagonisti si svegliano e non si ricordano più cosa hanno fatto la sera precedente. Ecco noi ci troviamo nella stessa situazione

Io: dobbiamo trovare qualcuno che sappia cosa è successo ieri sera. Anzi devi. Io non ho più intenzione di uscire da questa casa dopo ciò che ho combinato.

V: ma vaaa, nessuno si ricorderà quello che è successo ieri sera. Erano tutti Stra sbronzi.

io: lo spero. Sai che ora è ?

Guardò l'orologio e inizio a correre su e giù per la casa

V: oh cazzo sono le 15.30 tra mezz'ora devo essere al palazzetto. Cazzo cazzo cazzo

Io: Luca tranquillo ce la puoi fare. Dimmi dove hai messo le cose che ti aiuto a preparare il borsone.

Dieci minuti dopo era pronto e con la sua BMW parti per andare al palazzetto.

V: ciao Ludo io vado, indagherò sul tuo succhiotto.

Io: ciao Vetto, non farti scoprire.

Dovendo passare il pomeriggio da sola, mi misi a pulire la casa che era un completo disordine. Dopo un oretta di duro lavoro mi distesi sul divano a guardare cosa succedeva sui vari social. Mai decisione fu sbagliata. Primo perché avevo la foto di me e Lanza ancora come sfondo, secondo perché appena aprii Instagram mi ritrovai la sua foto con una mora da paura. Una figa assurda, ma ciò che mi fece stare più male è che pochi giorni dopo ciò che era successo lui si era già dimenticato di tutto. Lui non si era nemmeno degnato di sapere come stavi dopo quello che mi aveva fatto. Un comportamento così da parte sua non me lo sarei mai aspettata. Non sono una persona che piane spesso, ma in quel momento avevo bisogno di sfogarmi e iniziai a piangere ininterrottamente senza mai smettere. I singhiozzi e le urla coprivano il silenzio della casa. Io volevo lui è nessun altro, io volevo tornare da lui e cercare di mettere le cose a posto. Lo so, ero venuta meno all'accordo che avevamo fatto, ma l'amore è stato troppo forte. Non ho potuto fare a meno di innamorarmi di lui, del suo essere perfetto, del suo essere così premuroso e protettivo nei miei confronti, del suo essere se stesso. O forse quello che io credevo Filippo Lanza in realtà era solo una maschera, una delle tante facce del vero Filippo. Il ghigno che mi fece quando mi disse che io non valevo niente per lui mi tornò in mente e causò in me un dolore terribile. Iniziai a urlare e a piangere ancora più intensamente. Verso le 19 vettori tornò a casa e mi trovo distesa sul divano in lacrime

V: ehi ehi ehi che succede?

Non volevo parlare così gli mostrai solamente la foto. Prese il telefono tra le mani e iniziò a imprecare e dire frasi tipo:
-Cazzo
-io lo ammazzo
-bastardo
-testa di cazzo
-io lo uccido
-perché cazzo è tornato con quella troia

Mi tappai le orecchie non volevo sentire tutto questo.

V: senti ho dimenticato una cosa al palazzetto. Torno tra 10-15 minuti non fare cazzate

Sapevo che in realtà stava andando a chiamare Lanza per chiedergli spiegazioni. Ormai era come un libro aperto, sapevo quando stava mentendo e quando invece diceva la verità, ormai lo conoscevo come le mie tasche.

Per le due settimane successive non mi mossi da casa. Passavo le mie giornate sul divano a guardare film e serie tv. Mi ingozzavo di popcorn e di gelato.

V: domenica saliamo a Trento. Vieni anche tu ?

Lo guardai con una faccia stupida.

Io: però tu stia scherzando.

V: ed dai, magari risolvete

Io: risolvere cosa? L'ultima volta mi ha trattato di merda, io non ho voglia di stare così male nuovamente.

V: lo so, ma c'è una spiegazione a tutto

Io: non gli starai mica parando il culo vero?

V: assolutamente no, ma c'è una motivazione alle sue azioni

Io: ah si? E quale sarebbe? Sentiamo, sono proprio curiosa di scoprire cosa si è inventato

V: io non posso dirti niente.

Io: e perché ?

V: perché devi risolvere con lui, io non c'entro niente

Io: sai se voleva risolvere avrebbe potuto chiamarmi, scrivermi un messaggio, venire qua a parlarne di persona. Ma l'unica cosa che stato in grado di fare è stata quella di spassarsela con la prima troia che si trovava in discoteca

V: Ludo ascoltami. So che sei arrabbiata con lui e fai bene ad esserlo, ma c'è una spiegazione al suo comportamento

Io: beh dimmela, perché io ti giuro che sto scoppiando, non ce la faccio più. Ho bisogno di lui

V: non posso dirtelo io, cazzo. Vieni con me in Trentino se vuoi vederlo

Io: non posso, devo resistere. Lui mi ha fatto stare male. Non posso

V: invece su che puoi

Io: no cazzo. Non posso. Non ci voglio tornare ora. Lasciami in pace e smettila di parargli sempre il culo.

V: va bene

Se ne uscì sbattendo la porta. Cazzo, cazzo, cazzo.

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