Scena 34

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Amber stava per uscire quando Jade la sorpassò, schizzando fuori dalla porta come una freccia.

<< Dove vai? >> le gridò dietro Amber, guardandola storto.

Jade la fissò da sopra una spalla con un gran sorriso << A quell'appuntamento. Non mi lascio scoraggiare da un folle qualunque. E poi sono armata >>

Amber strinse le labbra << Contenta tu >>

Jade si voltò, allargando le braccia ma, facendo oscillare la borsa su una spalla << Be', io sono contenta >>

Amber schioccò la lingua, si infilò il cappotto e uscì di casa. Se restavano nei confini della proprietà erano al sicuro, no?

Le scarpette di tela si inzupparono presto nel prato bagnato, ma Amber le asciugò subito, concentrandosi appena e utilizzando la propria magia. Scostò il familiare ramo della siepe e imboccò lo stretto sentiero che aveva battuto milioni di volte in quegli anni. Amber ricordò con amarezza il momento in cui si era risvegliata, nella sua camera da letto, in quella casa. Era una maledizione, quella che la legava da sempre a quella villa? Quando aveva aperto gli occhi, la prima cosa che aveva visto erano state le stelle. Amber si era risvegliata sul ciglio di una strada, senza memoria. Si era messa in piedi e aveva cominciato a cammina. Quando aveva incontrato per la prima volta qualcuno, lui, un uomo, aveva sgranato gli occhi e si era grattato la testa, interdetto.

<< Che c'è? >> aveva chiesto Amber, senza sapere assolutamente niente di se, come tutti gli altri Derwin.

<< Dovresti essere morta, Amber >>

La ragazza aveva aperto la bocca per ribattere, ma non c'era riuscita. Amber? Era quello il suo nome, quindi. L'uomo era un grande amico dei suoi genitori e l'aveva riportata a casa. Quando l'aveva vista, sua madre aveva gli occhi così pieni di lacrime... ma era anche così felice, così senza parole: sua figlia era viva, di nuovo. Suo padre, era sconvolto, al settimo cielo. Amber Barnes, unica figlia di una delle famiglie più ricche della città, era miracolosamente sopravvissuta a una morte misteriosa. Aveva scoperto i propri poteri quasi subito, per caso, quando aveva dato fuoco a uno dei libri della biblioteca di famiglia, rabbiosa per quell'eterna giovinezza che l'aveva colpita come fosse una maledizione. Quando scoprì di non poter invecchiare, di dover vedere i propri genitori invecchiare, morire, di rimanere per sempre in una bolla, all'interno del mare del tempo, avere per sempre diciassette anni, si era sentita distrutta.

Amber si asciugò le guance, continuando a camminare. Scansò un ramo, si abbassò per evitarne un altro e arrivò nella radura. Quegli alberi sembravano confrontarla, ma non ne sapeva il motivo. Quella radura aveva assistito a ogni suo pianto, a ogni suo grido di rabbia, che, tanto, nessuno avrebbe sentito. Si sedette sul ceppo secco al centro della radura e incrociò le gambe, fece un sospiro e aspettò, finché i pensieri non minacciarono di soffocarla. Aveva più paura di quanta ne avesse mai avuta, più di quando anche sua madre era morta, quando era rimasta da sola, più di quando aveva rischiato la vita e Lauren l'aveva trovata. Forse era una minaccia troppo grande per essere affrontata. Cosa avrebbero potuto fare cinque ragazzini? Come avrebbero potuto combattere un esercito, se erano in così pochi?

Amber sospirò e chiuse gli occhi.

IL QUINTO INGRANAGGIODove le storie prendono vita. Scoprilo ora