Scena 2

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<< Dopo di te >> borbottò Amber, facendo segno a Robin di entrare per primo.

L'ingresso era uno spazio grande, che sembrava uscito da un catalogo di arredamenti, con un caminetto di legno scuro nel quale scoppiettava allegramente un fuoco, su un lato della stanza. Attorno ad esso erano disposti, ai lati di un tappeto, tre divani dallo schienale alto. Dalla parte opposta dell'ingresso, c'era una ripida scala di pietra che dava sul secondo piano. La prima cosa di cui Robin si accorse, entrando, fu il disordine che regnava, apparentemente incontrollato, nella stanza: c'erano libri sparsi a terra, sul tavolo, sulle sedie. Robin seguì Amber fin davanti al camino e gli parve di sentire dei rumori, quando le fiamme percepirono la presenza della ragazza scoppiettarono più rumorosamente e più alte, illuminando due figure su uno dei divani, fonte della confusione.

Quando il fuoco tornò delle dimensioni normali, Robin riuscì a sentire meglio e quando fece un passo avanti vide la scena, a dir poco imbarazzante, che si presentava davanti ai suoi occhi. Due ragazze, sui sedici o diciassette anni, formavano un complicato intreccio di braccia e gambe.

<< Quella camicia é veramente orrenda! >> gridò una delle due.

<< Cosa?! Avevi detto che ti piaceva! >> esclamò la seconda, placcando la prima contro la seduta del divano.

<< E invece è terribile! >>

La seconda ragazza prese la prima per le spalle e la fece cadere a terra. Robin le vide finalmente in faccia: la prima aveva il viso contratto dal dolore per l'impatto con il pavimento di marmo, i capelli biondi e azzurri che le disegnavano un ventaglio attorno alla testa; la seconda doveva aver avuto una treccia, fino a qualche minuto prima ma ora si era sciolta, lasciandole un groviglio di capelli castani spettinati e uno sguardo folle negli occhi.

<< Rimangiati subito quello che hai detto! >>

<< Neanche se mi paghi! >>

La seconda conficcò un ginocchio nello stomaco della prima << Rimangiati quello che hai detto! >>

<< Sì, sì, sì. Stavo scherzando >>

Amber scosse la testa con fare disperato << Lauren, Jade, dateci un taglio! >>

Lauren lanciò un ultimo sguardo di fuoco alla rivale, le si staccò di dosso e si sedette sul divano, accavallando le gambe, non prima di averle lanciato violentemente uno dei cuscini. Jade si rialzò barcollando e si sistemò i vestiti guardando bieca l'altra. << Però è vero, accidenti! >>

<< Prima che ricominciate a scannarvi, lui è Robin, non so per quanto tempo starà con noi, ma ha promesso di non dare fastidio >>

Jade si sistemò in fretta i capelli e lo osservò attentamente, studiandolo con un certo interesse. Alla fine gli sorrise con malizia. << Ah, se fosse per me ... Può dare anche molto fastidio >>

Lauren, seduta sul divano roteò gli occhi, sbuffando. Robin fece un passo indietro e Amber trattenne una risata a stento, limitandosi a sorridere.

Lauren guardava Robin senza sorridere, osservandolo. Robin si sentì quasi a disagio.

Jade si sedette accanto a Lauren che distolse lo sguardo da Robin e si scansò. << Non mi parlare e non mi toccare, Jade >> mormorò, fingendosi indignata.

<< Va bene, ma se io parlassi al muro e il muro ti riferisse le mie parole? >>

Amber alzò gli occhi al cielo. << Andiamo, Robin, queste continueranno ancora per un po'>> Lo prese per mano, diffondendogli su per il braccio uno strano calore, confortevole, e lo trascinò avanti. << Spero di vedervi ancora vive a cena >> gridò, rivolta alle due nel salotto.

<< Per chi ci hai prese? >> borbottò Jade ma Lauren, dietro di lei, aveva uno strano sguardo negli occhi, come se sfidasse l'altra a ripetersi.

Amber proseguì, verso una porta di legno che lui non aveva notato prima, incassata nel muro.

Robin la seguì, ma quando fu sulla soglia della porta, si voltò a guardare le due ragazze che avevano ripreso a bisticciare.

Jade aveva finto di cadere e adesso appoggiava una mano sulla spalla di Lauren.

<< Mi stai toccando >> sussurrò gelida Lauren.

Jade si staccò << Non ti sto toccando >>

<< Mi stavi toccando >> si corresse Lauren con una smorfia a metà tra il divertito e l'offeso.

<< Non ti stavo toccando! >>

<< Mi stavi toccando >>

<< Sì, hai ragione. E i tuoi propositi di non parlarmi si sono infranti miseramente >>

Per tutta risposta, Lauren le lanciò l'ultimo cuscino rimasto sul divano ma Robin fu sicuro di vederla sorridere. Amber, oltre la porta, era già a metà del corridoio, quindi il ragazzo dovette accelerare per raggiungerla.

<< In questa casa, Robin, ci sono delle regole che sarebbe meglio tu rispettassi >> disse tutt'a un tratto Amber.

Robin deglutì. << ah sì? >>

Amber non rispose. << La cena è alle sette e mezza e, teoricamente, non sono ammessi ritardi. E poi è severamente vietato portare sconosciuti qui dentro ... >>

<< Hai appena infranto la terza regola >> le fece notare Robin con un mezzo sorriso.

Amber non rispose e tirò dritto << In fondo a quel corridoio c'è la sala da pranzo e la cucina >>

Amber aprì una porta ed entrò nella sala da pranzo, lo stesso pavimento del corridoio e del soggiorno e una carta da parati in stile retrò attaccata alle pareti. La sala ospitava un tavolo enorme e una credenza piena di servizi di piatti e argenteria. Amber proseguì decisa fino a una porta, meno appariscente e più modesta. La ragazza si fermò davanti ad essa << Qui c'è la cucina, ma ti sconsiglierei di entrare prima di cena >>

Tornò in corridoio e Robin faticò a tenere il suo passo. Lei aprì la porta e si avviò verso la gradinata di marmo. Jade e Lauren erano ancora davanti al camino, ma adesso conversavano amabilmente, ridacchiando di tanto in tanto.

Amber proseguì su per le scale, passando una mano sul corrimano e salendo svelta e in punta di piedi i gradini. La guida di Robin aprì l'ennesima porta e si ritrovarono in un piccolo corridoio. Il ragazzo era sicuro che in quella casa ci fossero così tante porte da poter perderne il conto. Amber proseguì fino a una porta, sulla destra. Indicò a sinistra, però, dove il corridoio proseguiva ancora per un po'. << Lì c'è la biblioteca >> aprì la porta a destra. << Di qua si va per le camere da letto >>

Il corridoio che portava al luogo in cui Robin avrebbe finalmente dormito, era spoglio. Contò quattro porte. La prima del corridoio era aperta, la seconda aveva un cartello sopra con scritto: apri e t'affogo.

Amber si fermò davanti alla camera libera. Lo voleva il più lontano possibile e sapeva che Jade sarebbe stata più che contenta di avere un vicino di stanza maschio.

Amber indicò a Robin la stanza vuota << Questa é la tua camera >> Amber aprì completamente la porta. Le pareti erano spoglie, immacolate; c'era un letto, al centro del pavimento, un tavolo vuoto, accostato contro un muro e un armadio a due ante chiuso su quello opposto.

<< Grazie >> commentò Robin, sbirciando dentro << Davvero, grazie, Amber. Non pensavo che tu ... >>

Amber inarcò un sopracciglio, zittendolo << Alle sette e mezzo. Nessuno verrà a chiamarti, c'è un orologio appeso dietro la porta >> Robin osservò Amber allontanarsi svelta e frettolosa, lungo il corridoio, lasciandolo solo davanti alla stanza.

IL QUINTO INGRANAGGIODove le storie prendono vita. Scoprilo ora