Capitolo 26.

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Risposi con un semplice "0k" al messaggio appena ricevuto e uscii dall'hotel. Quando entrai nel bar mi fermai a riflettere su come spiegare ad Andrea la situazione, ma Claudia mi vide e mi salutó alzando una mano. Tutti e tre si girarono verso di me.

"Ok Giovanni, devi far finta di nulla. Gli parlerai quando sarete solo tu e lui..." pensai, mentre andavo verso di loro.

<<Buongiorno amore!>> disse Nicole baciandomi.

<<Giorno! Dormito bene?>> chiesi sedendomi tra Andrea e lei.

Annuirono.

<<Allora Giova... hai conosciuto i genitori di Nicole ieri, eh?>> cominciò Andrea, ridacchiando.

<<Si...credo...in realtà non ricordo molto bene cosa sia successo ieri sera...>> risposi, grattandomi il capo confuso e sorridendo.

Tutti e tre scoppiarono a ridere.

<<Sei un caso perso.>> commentó Claudia, senza smettere di ridere.

Stavamo aspettando che qualcuno venisse a prendere le nostre ordinazioni, e nel mentre iniziammo a parlare del più e del meno.

Loro chiacchieravano, ma io ero come in un altro mondo. Non riuscivo a togliermi dalla mente ció che dovevo dire al mio amico, ero molto teso. Dopo qualche minuto la voce del cameriere mi fece uscire dai miei pensieri.

<<...Signore...ehm...dico a lei.>> disse il ragazzo.

<<Giovanni? Ci sei?>> esclamò Nicole, passando una mano davanti al mio viso.

<<Si scusate, ero distratto. Per me va bene un cappuccino e un cornetto alla nutella, grazie.>> risposi, imbarazzato.

L'uomo sorrise e andó verso il bancone. Claudia, Andrea e Nicole erano scoppiati a ridere nuovamente.

<<Mi sono perso qualcosa?>> chiesi, guardando i miei amici.

<<Si, il cervello. Dove stai con la testa?>> disse Andrea continuando a ridere.

<<Quel povero cameriere ti stava chiamando da un ora.>> affermò Nicole.

Sorrisi. Che figura di merda.
L'uomo ci portó ciò che avevamo ordianato e iniziammo a mangiare. Trascorremmo la colazione tra una risata e l'altra e, appena finimmo, presi coraggio e mi avvicinai ad Andrea. Poggiai una mano sulla sua spalla.

<<Andre...devo parlarti un attimo in disparte.>> sussurrai, non riuscendo a nascondere l'ansia che mi assaliva in quel momento.

<<Cosí mi fai preoccupare, è successo qualcosa?>> domandò il ragazzo, confuso.

Gli feci cenno con la testa di allontanarci da li e lasciammo le ragazze a chiacchierare.
Appena fummo abbastanza distanti presi un grande respiro.

<<Questa mattina ho parlato con mia madre... Tua mamma è in ospedale.>> spiegai tutto d'un fiato, mantenendo lo sguardo basso.

Andrea sbiancò in pochi secondi.

<<I-in ospedale? Cosa le è successo?>> balbettò, incredulo.

<<So solo che si è sentita poco bene ed è stata accompagnata li, ma nient'altro...>>

<<Merda. Devo tornare a casa al più presto.>> disse stringendo i pugni lungo i fianchi e andando verso la porta d'ingresso. Lo seguii.

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