Capitolo 4 Parte 1

83 10 1
                                        

"La vita ci insegna che il fallimento è il più grande dei maestri. Fallire ci fa porre nuovi obiettivi, fallire ci rende forti per affrontare ulteriori ostacoli, fallire ci mostra la strada per la vittoria. Il nostro Credo è nato da un fallimento, Bayek di Siwa ci ha insegnati che perdere qualcosa di importante nella propria vita ci spiana la strada verso un nuovo orizzonte. Come i testi narrano, Bayek ha fallito come padre per suo figlio, ma grazie a questo è diventato il padre di tutti gli Assassini.
Ed è per questo che oggi vi rinnovo la mia benedizione Assassini, per il nostro Credo, per il nostro Codice e per le vittorie che verranno"

Furono queste le parole del nostro Mentore Jeremy.
Eravamo tornati a casa vittoriosi, ma con ancora tanti ostacoli da superare, altri Templari da togliere di mezzo.
Andai nella stanza di Jeremy, indossava il suo solito cappotto verde scuro, il cappuccio riverso dietro le sue spalle, il suo volto riflessivo.

"Belle parole Mentore, quali episodi del tuo passato le hanno fatto tornare alla luce?" chiesi curioso.
"Mio giovane Assassino, tempo fa ho fallito anch'io, come persona, come amico, come soldato, come Assassino" iniziò a spiegare, "Soldato?" dissi, "Esattamente. Provengo dalla lontana Irlanda, circa una ventina d'anni fa, quand'ero più giovane, ho combattuto nella Guerra Civile del mio paese, un conflitto che mi ha portato via tutto, famiglia, amici, amore, ma ho trovato la forza nel Credo degli Assassini, e ho combattuto per la libertà delle persone a me care. Ed è per questo, giovane Miles, che confido in te e gli altri Assassini per liberare questa città dall'oppressione." si spostò per andare verso la cripta, "ora scusami, ho da fare, salute e pace confratello."

Si avviò nelle buie scale della cripta lasciandomi in mille pensieri su ciò che avevo appreso dal suo racconto.

Si fece tardi e andai verso casa. Aprendo la porta sentivo la radio cantare qualche dolce melodia Jazz.
La casa era semibuia, erano accese poche luci, il tutto mi sembrava molto rilassante.

"Sei qui! Amore mio!"

Un abbraccio morbido e forte mi accolse prima che la porta dietro di me si chiudesse.
Era lei, la mia dea, i suoi capelli rossi risplendevano anche nella poca luminosità della stanza.

"Holly, amore, mi sei mancata"
La stringevo a me.

"Non vorrei dimenticarmi, ecco una cosa per te come promesso"
Presi una scatola di cioccolata dalla mia borsa, vedevo la faccia di Holly diventare sempre più sorridente.

"Sai che aspettavo più questa cosa che te, vero?" prese la scatola guardandomi con fare scherzoso.

Passammo la serata tranquilla a casa.
Quella tranquillità continuò per molto tempo. Io ed Holly vivevamo insieme stabilmente.
Intanto le spie degli Assassini stavano lavorando alla ricerca della Mela e a chi fosse passata di mano nelle fila dei Templari.

Passarono mesi, ed arrivò l'anno 1932. La città era in continuo subbuglio con le sempre più numerose manifestazioni contro le decisioni del governo e il continuo aumentare del Proibizionismo.

Era un giorno freddo di Ottobre, io ed Holly camminavamo per le strade della città.

"Hey amore guarda quanto è stupendo quel cappotto" Holly mi fece notare un cappotto lungo molto ben curato in esposizione.
Mi ricordava molto un cappotto classico da uomo d'affari, e Holly da tempo cercava di farmi comprare un vestito elegante.
Continuavamo ad esaminarlo quando una voce ci fece girare.

"Al Capone in prigione! La giuria  condanna il boss ad unici anni di carcere e lo multa di ben 50.000 dollari! Venite e leggete tutte le notizie a riguardo!" lo strillone urlava delle parole che mi scioccarono.

"Ha avuto ciò che si meritava quel criminale schifoso" disse Holly.
Io ero pietrificato.
L'idea di vedere marcire Al Capone in galera era un'ottima prospettiva per toglierlo di mezzo al momento, anche se era un maggior sospettato dagli Assassini come possessore della Mela.
Mi chiedevo cosa sarebbe successo da quel momento.

"Dai amore entriamo e prendiamo quel cappotto" Holly mi trascinò con sé nel negozio.

Era davvero bello quel cappotto.
Un colore grigio chiaro con delle leggere strisce più scure, varie ricuciture a rilievo sulle spalle che davano un impatto elegante nella zona busto, e inoltre aveva un cappuccio che si attaccava per i momenti di pioggia e i tempi invernali. Perfetto per usarlo in qualche occasione con gli Assassini pensai tra me e me.
Lo prendemmo e ci avviammo alla cassa.

"Ah, stavo pensando di acquistare io questo bel cappotto, avete un ottimo gusto e un raffinato occhio per le cose eleganti, se posso permettermi" un uomo molto alto e dalla postura assai corretta si avvicinò a noi.
"La ringrazio, è molto gentile" disse Holly sorridendo.

"Lei è un uomo molto fortunato. Se posso presentarmi, sono Francis Scott Fitzgerald, piacere di fare la vostra conoscenza"

"Fitzgerald? Lei è lo scrittore del Grande Gatsby?" chiese Holly incredula.

"Esattamente cara, sono arrivato qui da poco, purtroppo mia moglie non sta tanto bene e sto viaggiando da solo per cercare ispirazioni per una mia nuova opera, e purtroppo Chicago ultimamente sta passando un brutto periodo, voglio raccontare una storia che sia in grado di intenerire e rendere forte allo stesso momento il lettore" iniziò a spiegare Fitzgerald.

"È un vero piacere signor Fitzgerald, io sono Holly, e lui, il fortunato, è il mio fidanzato." Holly ci presentò all'uomo.
Lo guardai curioso, sembrava un uomo molto intellettuale e ricco di conoscenze e sapienza, strano dalla sua età non tanto avanzata.

Gli strinsi la mano e mi presentai.

"Molto piacere di conoscerla signor Fitzgerald, io sono Miles, Adam Miles."

Assassin's Creed Black HandDove le storie prendono vita. Scoprilo ora