Capitolo 6 Parte 3

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"Buon Natale, amore mio"
Un caldo abbraccio di Holly mi svegliò quella mattina.
Era arrivato Natale, la nostra piccola casa era tutta addobbata da aggeggi natalizi e un grande albero di Natale che occupava un quarto del salotto.

Mi alzai per andare proprio nel salotto, dove accanto all'albero c'erano dei pacchetti tutti colorati. Come sempre Holly ci teneva ai regali, e quell'anno avevo speso un'intera settimana in decine di negozi a trovare un cappello che gli piaceva.

"Adam, l'hai trovato!"
Il suo sorriso si accese appena scartò il suo regalo.
"Dopo aver cercato per tutta Chicago e dopo qualche minaccia ai proprietari dei negozi, eccolo qui!" dissi scherzando.
"Sei il solito idiota, Adam."
Mi disse Holly sorridendo, mentre mi dava il suo regalo.

Strappai la carta da regalo via come fa un bambino con un nuovo giocattolo.
"Il tuo gusto non mente mai Holly, ti sarà costata molto." dissi alla mia amata appena vidi il regalo.
Era una sciarpa di cotone a scacchi di colore rosso e nero, con accanto una cravatta di velluto.
"Pensavo che si abbinassero bene sul tuo cappotto e non ho pensato due volte a prenderli." mi spiegò.
Misi il regalo da parte e la strinsi a me baciandola.
"Pensi che questo come secondo regalo per te va bene?" gli chiesi.
"Beh, potremmo anche..."
Il campanello suonò.

"Sono già qui?" disse Holly avvicinandosi alla porta.

"Buon Natale signorina Miles!"
Una voce a me inconfondibile era echeggiata in casa.
"Carl! Julia! Buon Natale cari." li accolse Holly.

"Hey Adam, come va amico mio?" Carl mi abbracciò appena entrato.
"Buon Natale amici miei, prego accomodatevi pure!" dissi.

Holly preparò del caffè per tutti mentre parlavamo di varie cose.
"Ormai stiamo lasciando anche il 1936, Adam, pensi che per la radio faranno ancora sentire quella robaccia?" rideva Julia.

Un nuovo anno stava per arrivare. Era trascorso molto tempo dagli avvenimenti del Corvo Cremisi. La città si riprendeva man mano dalla crisi, gli Assassini continuavano la loro ricerca alla Mela contrastando la criminalità di consueto, e i miei confratelli Carl Newgate e Julia Simmons erano diventati una coppia. Infatti io ed Holly eravamo diventati loro amici frequenti, al di fuori della nostra devozione alla Confraternita.

Passammo la giornata di Natale insieme.
Carl mi regalò un nuovo accessorio per la mia lama celata.
"Un rampino?" gli dissi sorpreso.
"Si, è ancora un prototipo ma funziona molto bene. Ora puoi arrampicarti più facilmente sui grattacieli di Chicago senza rischiare di cadere." mi spiegò Carl.

Passò altro tempo dopo quegli avvenimenti. I primi mesi del nuovo anno sembravano essere calmi finché un giorno di aprile alla gilda Carl si presenta con una notizia fresca di giornale.

"Henry Ford inaugurerà domani la nuova casa farmaceutica Abstergo Industries. Il progetto nato dalla mente dell'imprenditore grazie anche al contributo del suo compianto collega Thomas Edison vedrà la luce domani. Una rivoluzione nel campo farmaceutico sta per avvenire con la catena di montaggio di Ford al servizio di Abstergo Industries."
Ascoltammo la notizia come un necrologio.
"Quindi è questo a cui stavano pensando i Templari tutto questo tempo." esordì Jeremy, seduto dietro la sua scrivania.
"Una copertura molto astuta da parte del signor Ford." si alzò.
"Harold, mio fidato Maestro Assassino, ti affido l'arduo compito di porre fine al piano dei Templari, e con esso alla vita di Henry Ford." disse Jeremy consegnando una piuma ad Harold.
"Sarà fatto a qualunque costo, Mentore." disse Harold inchinandosi.

"Assassini, domani presenzierete all'inaugurazione di questa Abstergo, confido in voi nell'aiutare il Maestro Harold a spianare la strada per arrivare a Ford." Jeremy ci congedò restando soltanto a parlare con Harold in privato.

Il giorno seguente arrivò.
L'Abstergo sorgeva come un'enorme struttura sui cui al centro vi era quello che sembrava il suo simbolo.
Molte persone erano presenti all'evento, e molte guardie armate accerchiavano un piccolo palco messo con un nastro rosso.
"Caspita, dobbiamo dividerci in più punti per trovare un buon luogo d'attacco." bisbigliò Carl nelle mie orecchie.
Ci dividemmo tra la folla.
Cercai di farmi più avanti per avere un'ottima visuale del posto.
Fu lì che salì un uomo sul palco e parlò al microfono, ma non era Ford.
"Salve cittadini e benvenuti nel futuro!" esordì tra gli applausi delle persone.
"Io sono Ransom Olds, co-fondatore della casa farmaceutica Abstergo Industries. Il sogno mio e quello del signor Ford è sempre stato quello di migliorare la vita. E oggi possiamo dire che ce l'abbiamo fatta!" urlò ancora tra gli applausi della folla.
"Grazie ad Abstergo le nostre vite cambieranno. Più farmaci contro le nuove malattie, più sicurezza per voi, più benessere, un team di centinaia di dottori e scienziati di tutto il mondo saranno al vostro servizio da oggi e per sempre, con l'intento di salvare il mondo rendendolo più sano!"
Olds prese una forbice avvicinandosi al nastro.
"E con questo, la prima di centinaia sedi Abstergo è ufficialmente aperta!"
Tagliò il nastro con scroscianti applausi dei presenti.

Cercavo di capire chi fosse quell'uomo, di vedere qualche cappuccio muoversi tra la folla, ma così non fu.
Allora mi mossi io. Andai di lato cercando uno dei miei compagni, e dopo alcuni secondi vidi un uomo incappucciato correre sul lato della strada dove erano parcheggiate le nostre auto. Era il Maestro Harold.
Vidi che si mise nella sua auto e partì di corsa.
"Ma dove sta andando?" mi chiesi.
Presi la mia auto e iniziai q seguirlo.
Non mi ci volle molto a capire che Harold  stava seguendo un'altra auto, una limousine scura, dove al suo interno c'era Ford.
Seguii le auto per parecchi minuti finché non arrivammo accanto ad una villa.
L'auto di Harold si parcheggiò fuori le mura della villa, mentre la limousine era entrata nel giardino.
Nemmeno il tempo di fermarmi che vidi schizzare Harold sulle mura, scavalcandole.
Non conoscevo le sue intenzioni, ma dovevo aiutarlo, un agguato in una villa di uomo ricco, sicuramente ben sorvegliata, non era per niente facile.
Scalai anche io le mura, saltando tra i cespugli del giardino.
Fui sorpreso di non vedere anima viva per tutti il perimetro.
Mi accorsi di una finestra aperta, sicuramente anche Harold era passato di là.
La finestra portava in una cucina, poche luci adornavano la stanza, dove però riuscii a scorgere un cadavere messo sotto ad un tavolo. Doveva essere una guardia armata, e Harold lo aveva ucciso da pochi istanti, siccome fuoriusciva ancora sangue dalla sua gola.
Corsi di fuori dove dei corridoi bui portavano ad una stanza illuminata in fondo.
Più mi avvicinavo e più iniziavo a sentire dei rumori, qualcuno stava combattendo in quella stanza.
Corsi più che potevo, e arrivato nella stanza vidi dei cadaveri a terra e Harold intento a divincolarsi con una guardia.
"Harold!" urlai facendo scattare la mia lama conficcandola dietro il collo della guardia.
"Miles! Ma cosa ci fai qui?" mi disse mentre il corpo della guardia si accasciava.

"Ti ho seguito fin qui, che posto è questo?" gli chiesi guardandomi intorno.
Eravamo in un grande salone, pieno di quadri, poltrone e lampadari, con una grande scala al centro che portava al piano superiore.
"Questo bel posticino è la villa di Ford. Sono riuscito a sentire da alcune guardie che lo avrebbero riportato qui dopo l'inaugurazione." mi spiegò Harold.

"Due Assassini al prezzo di uno."
Fummo interrotti da qualcun altro nella stanza.
"Come osate entrare in casa mia, feccia criminale!" era Henry Ford.
"Sei tu il criminale qui, Ford, ho trovato una lettera davvero interessante sui vostri loschi affari, Templare." urlò Harold.

"Misero Assassino, non potrai mai capire con chi hai a che fare, ed ora pagherai per il tuo affronto!" disse Ford estraendo qualcosa dalla sua giacca.

"Ma cos..." un bagliore dorato e una strana forza riempì la stanza mentre Harold mi buttò di lato.
"Dannazione, ha la Mela?" mi chiesi mentre vidi il corpo del Maestro Harold fluttuare immobile.
"Cosa mi hai fatto? Liberami!" urlava Harold.
"Mai, di le tue ultime preghiere Assassino." disse Ford.
Corsi verso Harold, che prese la sua pistola, puntandosela verso la testa.
"Harold ma cosa stai facendo?" gli chiesi.
"Adam, perdonami." mi disse.

Si sparò, cadendo a terra, morto.

Ed ecco che un'altra persona a me cara moriva tra le mie braccia, facendomi cadere il mondo addosso.

Assassin's Creed Black HandDove le storie prendono vita. Scoprilo ora