Capitolo 10 Parte 1

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"Datemi i nomi e vi darò il sangue."
Disse un uomo incappucciato alla mia sinistra. Aveva vesti molto antiche, medievali, ed era chiaramente un Assassino.

"La fede nel genere umano è il cuore della nostra Confraternita."

Si avvicinò una figura incappucciata, con armatura e vesti da Assassino, aveva uno spiccato accento italico.

"Se nulla è reale, in cosa possiamo credere? E se tutto è lecito, perché non seguire i desideri? Forse questa idea è il primo passo verso la saggezza, non la sua forma finale."

Avanzò un uomo spavaldo, con una bottiglia di rum, e innumerevoli pistole e spade.

"In nome della libertà, io combatterò gli oppressori indipendentemente dalla loro bandiera"

Comparve un Assassino che brandiva arco e frecce, camminando come se fosse circondato da qualcosa.

Attraversai queste figure e sentii un'ultima voce.

"È strano, tu un indigeno, io un fuorilegge. Ma la Confraternita ci ha unito, nessun bottino e nessun piacere potrà cambiare il nostro destino, Ohonte."

Quello che sembrava essere un cowboy parlava con un nativo, lo riconobbi, era Ohonte:Ónenya, l'assassino della tomba nella cripta.
Cosa significava tutto ciò.

"Quello che hai visto è il tuo passato. Loro sono molto legati al tuo destino. Tutti hanno avuto a che fare con noi, plasmando la loro storia, proprio come te."

Hecate comparve.

"Erano degli Assassini... Ma io non ne voglio sapere più nulla."

Tutto ciò non mi interessava.
Volevo soltanto delle risposte.

"Perché mi trovo qui?"
Chiesi ad Hecate.

"Ti raccontai del mio tempio, e il tuo destino ti ha portato proprio da me. Quello che vedi è un antico tempio della mia gente. Lo chiamavano La Biblioteca, ricca di conoscenza e sapere sul mondo e la sua storia, ed io sono la Custode."

Mi guardai intorno, il tempio era enorme.
Hecate aveva ragione, sui muri spiccavano quello che sembravano essere dei lunghi e grandi scaffali, ma di estetica non appartenente a questo mondo.

Mi avvicinai a queste strutture sferiche, guardando e ammirando tutto ciò che la vista mi offriva.

"Che senso ha tutto ciò?"
Mi chiedo ancora.

"Il tuo destino ti porterà a trovarla. Non ora e nemmeno tra cento giorni. Ma quando sarà il momento la troverai, compiendo il tuo dovere, Adam."
Hecate comparve con la Mela.

"No, ho perso la cosa più importante della mia vita, e ora non ha più senso continuare. Né Assassini, né Templari, nessuna morte e vittoria potrà cambiare tutto questo."
Dissi ad Hecate.

"Il tempo, solo il tempo ti potrà aiutare."
Hecate prese una lancia, ornata d'oro, con dei serpenti bianchi che strisciavano attorno.

"Addio, Adam Miles."

La lancia mi si conficcò nel petto.
Il dolore e la sensazione del sangue che mi usciva da bocca era così reale da farmi svenire.

Riaprii gli occhi, e una forte luce mi accolse.

Mi rialzai, e scrutai la posizione.

Ero ai piedi della Statua della Libertà, vivo e intatto.

"Ma cos'è successo!?"
Mi chiesi ancora confuso.

Mentre ero alle prese con mille dubbi, la mia mente mi fece tornare alla luce il mio vero obiettivo.

Dovevo andarmene da lì, via da questa storia, via dagli Assassini e dal mio passato.

Corsi verso la spiaggia dell'isola dov'erano attraccate alcune barche.

Vidi che una stava partendo e mi ci fiondai sopra.

"Hey tu, che diavolo combini!? Via da qui!"
Il proprietario della barca si avvicinò minaccioso.

Gli sferrai un pugno, buttandolo in acqua, e rubai la barca.

Quello che stavo facendo non era corretto, ma andava fatto, ora iniziava una nuova parte della mia vita.

Arrivai in città, le strade di New York erano ancora piene. Presi un taxi che mi portò alla stazione ferroviaria, la stessa da dove io ed Innokenti eravamo arrivati qui.

Dovevo scappare, e al più presto. Presi un posto a sedere, pensando dove sarebbe stata la mia meta.

Pensai per molto tempo, guardavo le varie fermate, le città che potevano diventare la mia nuova casa.

E come un flashback ecco che mi ricordai di un posto dove ero stato da piccolo.

Chiusi gli occhi ripensando a quei momenti.
L'aria fresca, la campagna che si estendeva per chilometri, persone felici e cordiali.

Poi nella mia visione c'era lui, Smith. Lui mi portò in questo posto sulle Black Hills nel South Dakota.

Poteva davvero essere il mio nuovo posto, la mia nuova casa.

Presi i soldi e feci un biglietto per il South Dakota, da lì avrei viaggiato verso le Black Hills.

Non mi importava quanto tempo ci sarebbe voluto, avevo chiaro il mio obiettivo. E dopo le visioni di Hecate, volevo solo scappare da tutto ciò.
E il tempo, quello che lei mi aveva detto, ne avevo ancora molto.

Viaggiai per il resto della giornata nel treno, tra scali e soste, facendo anche rifornimento di cibo e acqua.

La notte fece spazio all'alba quando arrivammo al capolinea e non avevo dormito, tra pensieri e preoccupazioni.

Toccai finalmente la terra del South Dakota, cercando degli itinerari che portassero alle Black Hills.

"Deve viaggiare, signore?"

Una donna mi si avvicinò.
Aveva dei lunghi capelli biondi, era di mezza età e sorrideva.

"Si, dovrei arrivare sulle Black Hills."
Spiegai.

"Certo, c'è un autobus che parte tra una ventina di minuti qui fuori, può chiedere di Alfred l'autista."
Mi spiegò la donna.

La ringraziai e mi avviai allo stazionamento all'esterno, dove c'era un lungo autobus verde scuro fermo, un gruppo di persone in attesa, e quello che mi sembrò essere il conducente, che fumava.

"Alfred?"
Chiesi avvicinandomi.

"Si, cosa vuole?"
Disse con aria infastidita.

"Dovrei arrivare alle Black Hills, so che passate proprio di là e..."

"45 dollari per il biglietto e può salire."

Mi interruppe.

"Ah, va bene."
Mi scostai.

45 dollari erano troppi per un viaggio, dovevo trovare un modo per viaggiare senza spendere troppo denaro.

Feci un giro per il posto, c'era un uomo che suonava Jazz con il suo sassofono.
Gli si avvicinò un uomo visivamente ubriaco.

"Hey abbassa questo fastidioso suono, sto impazzendo."

Il musicista continuò a suonare, guardandolo.

"Cavolo io devo partire... Basta!"
L'ubriaco sventolava una cosa che notai subito, un biglietto.

Mi avvicinai all'uomo e feci per spingerlo lentamente.

"Ma... Hey!"
L'ubriaco scivolò, cadendo per terra.

"Ben gli sta."
Disse il musicista facendomi un cenno.

Presi il biglietto e andai verso l'autobus.
Alfred lo controllò e mi fece salire, il viaggio stava per iniziare.

Cosa mi avrebbe aspettato alla fine di questa giornata non lo sapevo.
Stavo scappando da tutto e tutti, alla ricerca di un posto sperduto nelle colline del South Dakota.

Quel posto che Smith chiamava La Fattoria.

Assassin's Creed Black HandDove le storie prendono vita. Scoprilo ora