Capitolo 4 Parte 2

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Passò altro tempo.

Io e Holly conoscemmo meglio Francis Scott Fitzgerald. Era un uomo che aveva combattuto molti problemi nella sua vita, e che continuava ad affrontarne altri. Ci raccontò di sua moglie, Zelda, dei suoi problemi che avevano spinto Francis a viaggiare lontano da lei nella speranza di trovare altre ispirazioni per le sue opere.

Holly era sempre più contenta di partecipare alle serate da caffè letterario organizzate da Francis. Eravamo anche stati invitati in un club di lettori dell'epoca, il Lost Generation Club. Un posto dove ci si poteva trovare tra artisti e scrittori e si parlava di musica, di poesie, dei problemi della popolazione e dell'oppressione del Proibizionismo.

Per quanto potevano essere molto interessanti queste cose, la mia mente si concentrava sempre sulla Confraternita.
La Mela era passata di mano, gli indiziati restavano pochi ma nessuno aveva prove concrete su chi attaccare, e quindi si perdeva ulteriore tempo prezioso.

Ormai era arrivato anche l'anno 1933. Le cose sembravano essere sempre più in una fase di stallo. Questo finché la popolazione  stessa non diede uno scossone alla situazione.

Numerose folle di manifestanti emergevano sempre di più nelle strade. Cartelli con scritto "We Want Beer" si innalzavano dalla folla per dare il loro disappunto sui problemi del Proibizionismo.

Presto si fece largo la notizia che il nuovo presidente Roosevelt stava per scrivere il nuovo emendamento che avrebbe risolto finalmente quel problema.

Ero presente con Carl e Jeremy al discorso d'insediamento del presidente Roosevelt a Washington il 4 Marzo 1933, un'immensa folla di americani si presentava dinanzi all'uomo che avrebbe rivoluzionato il paese.
Non scorderò mai le sue parole al discorso:

" la sola cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa, l'irragionevole ingiustificato terrore senza nome che paralizza gli sforzi necessari a convertire la ritirata in progresso"

Furono frasi molto significative, sia per i lavoratori, sia per le persone povere, sia per i ricchi imprenditori, e in fondo anche per me e la Confraternita.

Era una sera di metà Marzo, per le strade di Chicago, una delle solite manifestazioni riempiva le strade.
Ero di perlustrazione nella zona in cui Holly stava facendo delle compere. Di solito la guardavo camminare per ore e ore dai tetti, mi faceva sentire una sorta di suo angelo custode, e poi, quando mi prendeva un regalo, lo sapevo anche in anticipo.

Holly passò la strada, sicuramente per avviarsi verso casa, e attraversando si mischiò tra le persone della manifestazione. Dovetti cambiare la mia postazione perché non la vedevo più.

Saltai su vari tetti, ma non la vidi più.
"Ma dov'è?" pensavo.

Mentre la mia preoccupazione saliva, decisi di meditare sulla situazione.

Ricordavo l'addestramento fatto con Smith anni prima. Ricordavo le sue parole sull'esistenza di quel senso speciale.

Chiusi i miei occhi, trattenni il fiato e affinai tutti i sensi.
Sentivo l'aria fresca scorrere verso di me.
Sentivo le auto nel traffico giornaliero.
Sentivo le urla "Stop al Proibire" dei manifestati.

"Dove vuoi andare eh? Dammi i tuoi soldi!"
"Aaaaaah!"
Scorsi un urlo.
E la vidi.
Holly era in un vicolo, una scorciatoia verso casa. Ma non era sola. Due uomini, due criminali la stavano per aggredire.

Diventai cieco dalla furia. Correvo più veloce che potevo sui tetti per raggiungere la mia amata in pericolo.

"Andate via brutti criminali di merda! Non vi darò nulla!"
La sentivo urlare.

"Hey! Abbiamo una tipa combattiva!" vidi uno dei criminali cacciare un coltello.

Arrivai sopra di loro.

La mia lama scattò.
Saltai e mi buttai dietro le loro spalle. La mia lama colpì ai fianchi del criminale armato, dove il ferro lacerò tutte le sue membra.

L'altro criminale non fu tanto svelto. Cercò di prendere la sua pistola ma fui più veloce.

Presi il coltello di Smith e glielo lanciai dritto nell'occhio destro.

Le urla di dolore del criminale si placarono quando la mia lama colpì la sua gola, uccidendolo.

Era finita.

Guardai i due corpi lacerati dei criminali immobili per un attimo. Vidi un simbolo sulle giacche dei due criminali, era un corvo rossiccio, e sembrava appartenere a qualche organizzazione.
Poi il mio sguardo si rivolse alla povera ragazza tremolante di fronte a me.

Holly era senza parole, scossa.
Cercai di andare via velocemente, sperando che il cappuccio non mi avesse fatto riconoscere.

"Adam?"

Il mio cuore si fermò.

"Adam sei tu?" ripeté ancora.
Io fermo, mi girai.
"Adam... Ma... Ma cosa hai fatto?"
Più mi avvicinavo a lei e più vedevo la paura che infestava i suoi bellissimi occhi.

"Holly, amore mio... Ti devo delle spiegazioni"

Presi le sue fredde e  tremolanti mani tra le mie insanguinate.
Lei mi guardò.

"Holly, tutto ciò che hai visto è orribile, ma l'ho fatto per salvarti la vita."

Lei continuava a tremare.
I suoi occhi straripavano di lacrime.
Ma le sue labbra dissero le più brutte parole che io abbia mai sentito.

"Ti prego vattene via...Tu... Tu non sei Adam...tu sei un mostro!"

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