Capitolo 10 Parte 2

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Ed eccola che si ergeva tra le colline in quel freddo pomeriggio, la Fattoria.

Ero in viaggio da ore, dopo aver lasciato l'autobus camminai tra piccole cittadelle e lunghi altopiani.

Mi avvicinai alla struttura, era molto grande, alta due piani o più, abbastanza mantenuta bene.

C'erano delle persone che mi guardavano, stavano lavorando accanto ad un campo di grano.

Una signora di mezz'età mi venne incontro.
Era visivamente stanca e sporca di terra.

"Chi è lei?"

"Cerco chi si occupa del posto, un proprietario."
Gli dissi.

"Qui non c'è nessun proprietario, hai sbagliato posto."
Disse la donna.

Mi guardai in giro.
Non potevo sbagliarmi, era proprio quello il posto giusto.

"Senta, tanti anni fa sono venuto qui con un mio amico, si chiamava Smith, lui..."

"Smith?"
Venni interrotto.

"Maestro!?"
La donna si scostò.

Un uomo alto, molto robusto, con una lunga giacca scura si avvicinò a me.

"Conosci quella vecchia volpe di Rowan Smith, ragazzo?"
Mi chiese.

"Certo, mi era molto caro."

"Già, dopo il Massacro di San Valentino... Chi se lo sarebbe aspettato."
L'uomo sembrava conoscere bene Smith.

"Come fa a saperlo?"

"Rowan Smith, è cresciuto qui, come me, poi ha intrapreso la sua vita tanti anni fa, andando a New York."
Spiegò l'uomo.

"Ma, tu chi sei, ragazzo?"
Aggiunse.

"Io mi chiamo Adam, sono venuto qui tanti anni fa con Smith."
Dissi all'uomo.

"Adam? Cavoli se mi ricordo di te! Sei diventato un uomo ormai."
L'uomo mi abbracciò.

Lo guardai con uno sguardo confuso.

"Non ti ricordi di me? Sono Ryan, Ryan Marshall."
Alle parole dell'uomo la mia testa si tuffò nei ricordi.

Smith mi portava per mano accanto ad un altalena.
C'era spesso un uomo, alto, che mi prendeva in braccio e mi faceva giocare. Era Ryan.

"Ora ricordo. Quanti anni sono passati ormai?"
Chiesi a Ryan.

"Più di 25 anni mio caro ragazzo, ricordo ancora quando giocavi con l'altalena di Madre Shelly, vieni parliamo un po."
Ryan mi fece strada.

Quel posto era rimasto come lo ricordavo. Forse un po più vecchio, ma mi faceva venire in mente tanti ricordi.

"Cosa ti ha portato qui, Adam?"
Chiese Ryan.

"Dopo la morte di Smith ho cercato di seguire le sue orme. Ma tutto questo mi ha portato a perdere molto, e sto cercando un posto dove cambiare, ricominciare da zero."
Spiegai a Ryan.

"Qui sei sempre il benvenuto. C'è da lavorare e guadagnare, se ti fa piacere potresti restare qui nella comunità."
Ryan mise una mano sulla mia spalla.

"Comunità?"
Chiesi.

"Certo, la donna che ti ha fermato prima, Veronica, ti ha detto che qui non c'è nessun proprietario. Diciamo che io guido queste persone verso il buon senso e il lavoro di squadra."
Spiegò Ryan.

"Tanto da farti chiamare Maestro?"
Ryan si fermò.

"Come guida per la Fattoria sono vent'anni che mi chiamano così, non vedo nulla di strano, Adam."
Spiegò Ryan.

Ci sedemmo accanto all'altalena.

"Ryan, l'unico ricordo vero che mi resta di Smith è questo."
Gli mostrai il coltello con l'aquila.

"Erano anni che non lo vedevo. Rowan ti ha mai raccontato di come l'ha preso?"
Chiese Ryan guardando il coltello.

"No, in realtà so poco sul passato di Smith."

"Mi dispiace che non ti ha mai detto la verità."
Disse Ryan.

"Cosa dovrei sapere?"
Chiesi, sapendo già che mi avrebbe raccontato degli Assassini.

"Rowan da giovane lasciò questo posto, ci tenemmo in contatto finché non iniziò una vita da criminale a New York. Questo lo sapevi, Adam?"

La testa mi esplose.
Cosa stava dicendo Ryan sul conto di Smith!?

"No, non ne sapevo nulla, continua."
Dissi preoccupato.

"Quel coltello lo prese da un noto gangster dell'epoca di New York, Sonny DeVito. Rowan lo uccise in un modo che solo Dio sa come."
Ryan si rigirò il coltello tra le mani mentre raccontava.

"Questo fu il suo bottino, l'unico, nulla di più. Continuò a razziare New York per anni, derubava, giocava d'azzardo, ha avuto problemi di alcool e droghe."

La mia faccia divenne sempre più pallida.

"Poi un giorno andò a Chicago e da lì seppi ben poco sul suo conto, si faceva vivo con dei suoi amici qua di rado, anche con te. Sembrava un'altra persona, un vero uomo. Continuò la sua nuova vita così fino alla sua morte."
Ryan mi ridiede il coltello.

Sapere che il mio mentore Smith fosse stato un vero e proprio criminale prima di essere un Assassino saggio e di tutto rispetto, mi fece rivoltare lo stomaco.

"La verità, Adam. A volte è brutto saperla su persone a cui teniamo, ma credimi, Rowan era un brav'uomo, ti ha cresciuto come un figlio."
Disse Ryan.

"Era proprio questo che non volevo cancellare, ora non posso non pensarci. Lui mi ha insegnato tutto."
Spiegai a Ryan.

"Adam, fa come lui. Ricomincia da qui. Starai meglio."
Disse Ryan alzandosi.

Mi rialzai anch'io prendendo la mia borsa.
Ryan mi mostrò la Fattoria e tutti i compiti possibili che potevo svolgere.

Passai la serata a seguire un ragazzo, Fred, che lavorava nei campi. Pian piano nei giorni a seguire feci pratica con il lavoro.
Aiutavo la comunità della Fattoria a vivere.

Ogni giorno al tramonto mi fermavo a guardare il sole andare via all'orizzonte. Pensavo a cosa stesse succedendo lì, dall'altra parte.

E questo continuò per due lunghi anni.

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