Capitolo 13 Parte 3

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Chiusi gli occhi, sentivo la mia vita scorrere via nel dolce abbraccio della morte.

Il gas stava facendo effetto, i miei occhi vedevano solo verde, e poi più nulla, vuoto.

Nelle ombre della mia mente si focalizzavano voci, e poi facce, che diventavano sempre più numerose.

E come in un sogno mi ritrovai in un angolo buio di una strada, faceva freddo, avevo addosso qualche straccio, ai tempi ero piccolo. Ricordavo quella sensazione, ricordavo quei momenti della mia infanzia. Stavo vagando in questo vicolo buio in cerca di qualche rimanenza di cibo del ristorante Hughes, quando d'un tratto un uomo si palesò davanti a me. Alto, pizzetto folto e un espressione che nella mia vita mai avrei dimenticato da allora.

"Tu sei il figlio di Jackson Miles, vero?"

Disse l'uomo avvicinandosi con una scatola del ristorante piena di cibo. Lo guardavo con tutta la fame del mio corpo, ma inizialmente mi rifiutai di dargli risposta.

"Sei Adam, vero? Ascolta, tuo padre era un mio grande amico, mi chiamo Rowan, Rowan Smith."

Avevo sentito parlare più volte di questo Smith, mio padre, quasi del tutto inesistente nella mia vita, mi aveva lasciato da solo dopo la sua morte quando avevo solo sei anni.

"Tuo padre non ti ha abbandonato quel giorno, ti ha protetto, a costo della sua vita, sono qui per aiutarti, Adam"

Smith sorrise porgendomi la scatola di cibo. 

Continuai a guardarlo, e preso dalla fame, aprii la scatola e divorai il suo interno.

"Bravo, ora ascoltami, verrai a casa da me, non è un granche, ma è una casa, starai al caldo e..."

"Chi era mio padre?"

La mia domanda spiazzò Smith, che dopo alcuni secondi mi rispose avendoci prima pensato bene.

"Tuo padre... combatteva per il bene, e si è sacrificato per tutti noi, e te, Adam."

Piansi, gettando via la scatola.

"Grazie, Smith."

A quelle parole si aggiunsero delle urla e delle esplosioni che mi fecero tornare in me. Qualcosa all'esterno della camera stava accadendo siccome il gas era del tutto svanito.

Mi rialzai a fatica, ansimando tra confusione e stordimento. Dallo specchio dove qualche minuto prima LonBarron e Zaskar stavano ridendo sulla mia apparente morte, ora vi erano soldati dilaniati e squartati in una pozza di sangue. 

"Adam! Amico mio!"

"Appena in tempo, Eveline prendi dell'acqua."

Carl e le gemelle Frye aprirono la porta della camera e mi soccorsero, portandomi all'esterno dove udivo delle sparatorie, il conflitto continuava ancora.

"Cazzo, amico mio, una camera a gas."

Carl mi rialzò, notando il sangue che mi usciva dal naso.

Bevvi dalla borraccia d'acqua, sentendomi un po' meglio. Mi ci vollero alcuni istanti prima che iniziassi a vedere bene.

"Zas... Zaskar e LonBarron?"

Chiesi pulendomi dal sangue.

"Zaskar non l'ho visto, LonBarron è rinchiuso dietro una porta blindata, ci stiamo lavorando."

"Miles, ti abbiamo salvato in tempo, meno male che li abbiamo visti portarti qui."

Spiegò Eveline, mentre Jennifer si avvicinò di corsa.

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