Capitolo 14 Parte 1

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Il vento soffia forte quassù. Mi trovo sulla parte più alta del campanile di Juteborg, la vista è spettacolare qui, sotto di me una cittadina di poche migliaia di persone ha iniziato la giornata con un incendio nella parte est della città. 

Infatti abbiamo dato fuoco al nostro avamposto, distruggendo ogni prova della nostra permanenza in quel posto infernale. E' ora di tornare a casa. 

La nostra battaglia è finita, ma la Guerra ancora no.

Non mi resta altro che dare un ultimo sguardo a questa città che ha accolto me e gli Assassini in questi ultimi mesi di battaglia. I raggi del sole si infiltrano tra le grigie nuvole, illuminando le strade sottostanti. Chiudo gli occhi per un momento assaporando l'aria che mi circonda, e poi salto nel vuoto, compiendo un salto della Fede.

"Adam, quanti giorni ci vorranno per tornare?"

La voce di Holly risuona dalla radio della mia cabina.

"Siamo sulla nave, appena arrivati in elicottero al porto di Amsterdam, penso che con la Altair impiegheremo qualche giorno."

Spiego ad Holly che il nostro viaggio per l'Atlantico sarà abbastanza lungo, non vedo l'ora di poterla riabbracciare.

"Sono passati quasi tre dannati anni, sentirti per radio ne ho piene le scatole, quindi di al tuo amico che porta la nave di muoversi."

Urla Holly. Gli anni sono passati, e lei mi manca sempre di più, sopratutto ora che so che sto per rivederla.

"Certo, dirò a Trevor che una bella ragazza l'aspetta al porto di Chicago."

Ridiamo insieme, poi c'è un momento di silenzio.

"Ti aspetto amore mio."

Dice Holly emozionata.

"Aspettami, Holly. Non vedo l'ora di riabbracciarti."

Chiudo la trasmissione radio giornaliera con le lacrime agli occhi. L'emozione di essere sopravvissuto a questa guerra finora, mista a quella di poter finalmente tornare a casa dalla mia amata, mi ha fatto piangere di gioia.

Lacrime che vanno anche ai miei amici e confratelli caduti in guerra, uscendo all'estrerno della cabina noto le bare degli Assassini, cariati sulla Altair.

Noto Trevor caricare altre strane casse, nè da morto nè di armi, mi avvicino curioso.

"Forza ragazzi, caricatele sul retro."

Urla ai suoi uomini come suo solito, vestito con una camicia scura con le bretelle e il classico cappello da ragazzo dei giornali.

"Trevor, che roba è quella che stai caricando?"

Trevor si gira di scatto, con un ghigno stampato in faccia.

"Miles! Roba buona... ehm, delle cose che devo portare per il mio onesto lavoro da trasportatore di merci." 

"Trevor, stai contrabbandando merci?"

Trevor assume uno sguardo da chi è stato colto in flagrante.

"Che resti tra di noi. Va bene Adam?"

"Basta che ci porti a casa, e fai in fretta."

Faccio per allontanarmi, quando Trevor mi richiama.

"Ah, Miles. Frye e Crowder ti cercavano, so che hanno belle notizie per te."

Saluto Trevor e mi avvio nella cabina principale, la vecchia sala conferenze. Sala che ora è soltanto una grossa stanza piena di casse di armi e provviste, con al centro un tavolo e sedie dove Lydia e Sam stanno parlando.

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