Newt abbandonò il libro sul letto e guardò l'orologio posto vicino la porta della sua camera segnare le due passate.
Non aveva sonno, non sentiva il bisogno di dormire durante il fine settimana e spesso preferiva rimanere sveglio la notte tra il sabato e la domenica, impiegando quel tempo per la lettura.
Suo padre non era ancora tornato a casa e il ragazzo sapeva dove fosse, come ogni sabato sera, era cosciente del fatto che di lì a poco sarebbe arrivato, completamente ubriaco, come ormai accadeva da tempo.
Newt considerava suo padre un uomo debole, perché effettivamente lo era.
La porta d'ingresso sbatté e il rumore da essa prodotto sembrò riecheggiare nel silenzio della casa, il ragazzo volse lo sguardo alla finestra chiusa, ammirando la luna piena che domimava il cielo, quella notte.
Sentì i passi pesanti e trascinati di suo padre, il quale aprì la porta della sua camera all'improvviso e Newt si sentì avvolgere da una sensazione di paura.
«Sei ancora sveglio?» domandò, la voce era impastata e faceva rabbrividire solo a sentirla.
«Come ogni sabato notte» rispose Newt, raddrizzando la schiena e poggiandola alla spalliera del letto, prese il libro e lo aprì alla pagina dove aveva lasciato il segnalibro, concentrandosi sulla lettura.
«Newton, ti ho ripetuto tantissime volte che non devi rimanere sveglio durante la notte» replicò suo padre, fermandosi allo stipite della porta.
«Ho sedici anni, non ho bisogno delle tue impisizioni. Sii grato del fatto che io odi le feste. Almeno lasciami leggere, Kyle» disse Newt, senza uno specifico tono di voce.
«Dovresti imparare ad essere rispettoso, Newton. E per tua informazione, preferirei che tu andassi a delle feste, piuttosto che rimanere in casa con la testa piegata sui libri. Se non andassi in palestra, ti manderei fuori di casa a calci» Newt alzò lo sguardo dal libro per lanciare un'occhiata torva a suo padre.
«Insomma, degli amici ce li hai? O nessuno ti parla perché sei gay?» l'uomo scoppiò in una fragorosa risata.
Newt roteò gli occhi, «Probabilmente se ci fosse meno gente ignorante, saremmo tutti persone migliori» sospirò.
«Fai dello spirito, Newton? Mi stai dando dell'ignorante?» suo padre si scostò dallo stipite e si avvicinò con pochi passi al letto ragazzo, strappandogli il libro di mano e gettandolo per terra.
Newt rimase immobile, non si sarebbe mai permesso di alzare le mani su suo padre, ma l'uomo non era dello stesso ideale riguardo il figlio e non ci volle molto perché tirasse uno schiaffo in pieno viso al ragazzo.
«Hai ancora da ridire su tuo padre?» lo provocò, Newt si tenne una mano sulla guancia, sapeva che sicuramente sarebbe rimasto il segno, data la forza di suo padre.
In risposta, il ragazzo rimase in silenzio per vari minuti, il volto dell'uomo era distante, ma l'odore dell'alcol si sentiva e Newt stentò a non fare una smorfia.
«Se solo tu e mamma aveste dimostrato di volermi realmente bene, magari non avrei avuto niente da ridire» mormorò quest'ultimo, suo padre non impiegò molto tempo a tirargli un altro schiaffo.
«Tu sei stato solo un grande errore, la colpa è solo tua, se tua madre è dove si trova» gli disse, Newt si ritrovò inchiodato alla spalliera del letto, fu ripetutamente sbattuto contro di essa, l'uomo lo teneva per le spalle e continuava a rivolgergli insulti.
«Non saresti dovuto nascere.»
Dolore, fu tutto quello che Newt avvertì.
«È ovvio che tu non abbia amici, fai solo pena.»
Newt cercò di opporre resistenza, ma suo padre era il doppio di lui, fisicamente, ed era forte, tremendamente forte.
I lividi che il ragazzo aveva sulle braccia e sulla schiena ne erano la prova.
«Nessuno vorrebbe stare con te.»
Ancora un'altra botta, questa volta Newt sentì il respiro mancargli.
«Le persone che ti vedono provano solo schifo nei tuoi confronti, a scuola fanno bene ad insultarti, dovresti sparire.»
Finalmente l'uomo allentò la presa sulle spalle doloranti del ragazzo, poi si allontanò fino ad uscire dalla camera del proprio figlio.
Newt prese dei respiri profondi, non era la prima volta che accadeva qualcosa del genere, eppure lui non riusciva a parlarne con qualcuno.
O forse, si disse, semplicemente non voleva, perché sapeva quale sarebbe stato il suo destino nel caso in cui la polizia sarebbe stata messa al corrente di quello che accadeva nella sua casa.
«Tommy era un mio amico» sussurrò Newt, nel buio della sua camera, «Tommy era il mio migliore amico. Tommy voleva stare con me. Tommy mi voleva bene» erano le repliche che avrebbe voluto dire a suo padre.
Sussultò appena per soffocare un singhiozzo.
«Ma adesso non c'è, non più» si ricordò, alzandosi dal letto.
Recuperò il libro che suo padre aveva lasciato cadere sul pavimento, cercando di stendere la piega che la pagina aveva subito, lo richiuse e lo posò sulla scrivania.
Aprì la finestra, poggiando le braccia sul davanzale e sentendo il dolore della schiena rafforzarsi alla contrazione dei muscoli, ma quello era poco e niente, in comparazione a ciò che Newt stava provando dentro di sé.
«Tommy, devo dirti una cosa» sussurrò Newt, girando la testa in maniera tale da poter guardare l'altro bambino negli occhi.
«Che cosa?» chiese subito Thomas, con la solita luce che gli illuminava occhi, ogni qualvolta fosse curioso di sapere qualcosa.
Erano entrambi nel giardino di Thomas, quella sera faceva abbastanza freddo, ma ai due bambini non importava, perché stare sdraiati a guardare il cielo stellato, così vicini da sfiorarsi, rendeva piacevole anche quella brezza leggera che faceva rabbrividire.
«I miei genitori stanno pensando ad un...» Newt emise un sospiro, strappando due ciuffetti d'erba, «...ad un trasferimento, ecco.»
Gli occhi di Thomas persero tutta l'allegria, il bambino si morse il labbro inferiore, Newt poté vedere una lacrima scorrergli sulla guancia.
«Tommy, non piangere» gli disse, posizionandosi a pancia in giù, con il volto poco distante da quello di Thomas.
Quest'ultimo si strofinò lo zigomo col dorso della mano, ma gli occhi divennero ancora più lucidi.
«Ascoltami» gli disse Newt, con un piccolo sorriso malinconico, «Io sarò sempre qui, comunque. Questa è una promessa» gli toccò il punto in cui il cuore di Thomas stava iniziando a battere velocemente, «E poi, potrai parlare alla Luna» il dito di Newt si spostò verso il cielo.
Thomas rise appena, «Ma Newt, la Luna mica parla!» esclamò.
«Ho letto su un libro che se le racconti i tuoi segreti, lei li dirà alla persona cui sei destinato» esordì l'altro bambino, «E quindi se vieni separato da questa persona, la rincontrerai sicuramente, per merito della Luna. È una specie di promessa» Newt fece una pausa, «Forse c'era un altro passaggio che non mi ricordo» rise, imbarazzato, «Ma insomma, lei mi dirà i tuoi segreti, quando io non sarò qui con te.»
Thomas rise con lui, «È una promessa? Ci rivedremo comunque, Newt?» domandò poi, guardandolo negli occhi.
«Sì, sì Tommy. Noi ci vedremo» mormorò sincero Newt, lasciandogli un piccolo bacio quasi a sfiorare le sue labbra.
Thomas strinse Newt a sé, facendogli poggiare la testa sul proprio petto, chiuse gli occhi per un momento, che si prolungò in tutta la notte.
«Così, la Luna ci ha osservato dormire, quella notte, Tommy» sussurrò Newt, guardando il cielo, «Ed eravamo tranquilli, ignari del fatto che quella sarebbe stata l'ultima che avremmo passato insieme.»
Sentì una lacrima rigargli la guancia, ma la lasciò cadere sul davanzale e notò come quella piccola goccia fosse visibile, in contrasto con luce della Luna.
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Saudade | Newtmas
FanfictionSaudade: (n.) un nostalgico desiderio di essere di nuovo vicino a qualcosa o qualcuno che è distante, o che è stato amato e poi perso; "l'amore che rimane". [ A nostalgic longing to be near again to something or someone that is distant, or that has...
