«Tommy, va tutto bene. Okay? Sono qui, è stato solo un... r-ricordo» la voce di Newt si affievolì, il suo sguardo si abbassò sul pavimento.
«È stato il motivo per cui ho iniziato ad avere degli attacchi di panico. L'ultimo, prima di questo, è stato molto prima che arrivassi tu» disse Thomas, «L'unica cosa che so è che ho sempre la stessa paura.»
«Ossia?» domandò Newt, facendo ricadere pesantemente le proprie mani in grembo, non riuscì a sollevare lo sguardo.
«Quella di perderti» Thomas sospirò, solo in quel momento i loro occhi si incontrarono e Newt accennò un sorriso, seppur malinconico.
«E intendo, definitivamente. Da quando te ne sei andato non ho più avuto notizie di te, i miei non mi hanno mai parlato del motivo per cui la tua famiglia avesse deciso di trasferirsi. Insomma, tutta una serie di cose che mi ha emotivamente torturato... portandomi a soffrire meggiormente di attacchi di panico. Col tempo la frequenza è diminuita, ma ogni tanto succede.»
Il moro abbassò lo sguardo, sentì gli occhi inumidirsi, ma non scesero lacrime.
«Ehi, Tommy, guardami» mormorò Newt, avvicinandosi per alzargli il mento con il pollice e l'indice, «Non c'è nulla di cui aver paura. Sono qui, sono tornato e non me ne andrò, non più. Non stare così, va bene?»
Thomas fu, in un primo momento, sorpreso dal gesto di Newt.
Erano in corridoio e vari studenti stavano passando, lanciando occhiate stranite o interrogative, ma decise di non pensarci, concentrandosi sullo sguardo penetrante di Newt.
«Mi dispiace interrompere il vostro momento, pivelli, ma la campanella suonerà a momenti e... Thomas, qui c'è il tuo bicchiere con acqua e zucchero» Minho porse a Thomas il bicchiere, Newt aveva abbassato la mano di scatto, arrossendo violentemente.
«Dopo parliamo, che lo vogliate o meno» disse Minho, con tono che non ammetteva repliche, facendo scorrere lo sguardo da Thomas a Newt e viceversa.
Ed ecco che andava in frantumi il proposito di non farsi notare.
Thomas si limitò ad annuire, alzandosi.
«Credo sia ora di recuperare i libri di letteratura» disse, con poca convinzione.
«Ho anch'io letteratura, la prossima ora. Coraggio, andiamo» lo esortò Minho, «Newt, ci vediamo a pranzo?» domandò poi, rivolgendosi al biondo.
«Sì... sì, a dopo» anche lui si alzò e si allontanò velocemente dagli altri due ragazzi.
«Quando pensavate di dirmelo?» chiese Minho, circondando le spalle di Thomas con un braccio.
«Abbassa la voce, idiota» gli rispose quest'ultimo, roteando gli occhi, «Non dovevamo dirlo a nessuno, in teoria, quindi tieni la bocca chiusa, anche con le ragazze. Devono saperlo meno persone possibili» lo ammonì, guardandolo con espressione torva.
«D'accordo, non dirò niente. Sta' tranquillo, pivello, lo capisco. Per com'è la gente da queste parti... meno cose si sanno, meglio è» il ragazzo asiatico annuì, fermandosi quando arrivarono davanti i rispettivi armadietti.
«Bene così» mormorò Thomas, con un sospiro, aprendo il proprio armadietto.
Quando prese i libri e lo richiuse, si ritrovò una ragazza di fronte, d'istinto fece un passo indietro, sussultando.
«Scusami, ti ho spaventato?» domandò lei, guardandolo con un sorriso.
Indossava un vestito lungo fino alle ginocchia, con le maniche a tre quarti, gli occhi scuri erano circondati da eye-liner e le labbra risaltavano grazie ad un rossetto.
«Sei Jasmine, sbaglio?» disse Thomas, guardandola con diffidenza.
«Leader delle Cheerleader, sì, sono io» annuì lei, senza smettere di sorridere.
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Saudade | Newtmas
FanfictionSaudade: (n.) un nostalgico desiderio di essere di nuovo vicino a qualcosa o qualcuno che è distante, o che è stato amato e poi perso; "l'amore che rimane". [ A nostalgic longing to be near again to something or someone that is distant, or that has...
