«Thomas Edison, ti alzi o no?!» esclamò Newt, con un tono di voce più alto, vicino l'orecchio di Thomas, sorridendo soddisfatto quando l'altro ragazzo sussultò e aprì gli occhi di scatto.
«Newt, fottiti» gli disse, strofinandosi gli occhi e reprimendo uno sbadiglio.
«Uh, ho avuto un déjà vu» mormorò ironico l'altro ragazzo, spostandosi dall'altro lato del letto per prendere il proprio cuscino e lanciarlo verso Thomas, colpendo la sua schiena.
«Da quanto sei sveglio? Che ore sono?» domandò il moro, sedendosi con le gambe incrociate e sbuffando.
«Io da un'ora scarsa e sono le undici e mezza» rispose Newt, recuperando il cuscino per sistemarlo nuovamente al suo posto.
«Perché non mi hai svegliato appena ti sei alzato?» chiese Thomas, Newt roteò gli occhi.
«Primo, possibile che già da appena sveglio tu sia capace di riempirmi di domande? Secondo, ho provato a chiamarti dieci cacchio di volte, come minimo, senza risultati, incolpa te stesso. Soddisfatto dalle risposte?»
«Ah, bene. Io vado a fare una doccia» disse l'altro ragazzo, per poi sfilare la maglietta e i pantaloni di tuta che usava come pigiama, rimanendo praticamente solo in boxer.
Newt, a quel punto, uscì dalla stanza, senza dire niente, cercando di monitorare le sensazioni che stava provando, le quali reputava fossero tutto tranne che normali.
Aspettò Thomas in cucina, quando il ragazzo fu pronto decisero di fare colazione in un bar poco distante da casa del ragazzo, utilizzando la scusa anche per fare due passi tranquillamente.
«Domani è il grande giorno» sentenziò Thomas, con ironia, alludendo alla festa di Minho.
«Non sono sicuro di volerci andare, Tommy» ammise Newt, l'insicurezza evidente nella sua voce, «Non ho idea di come comportarmi in un contesto del genere» il ragazzo cercò di spiegarsi:
«Non per il fatto che non ci sia nessuno che conosco perché, voglio dire, ci sei tu e il resto del gruppo, ma perché non sono mai stato ad una festa in grande stile.»
«Newt, hai quasi diciassette anni e non puoi assolutamente non essere presente a questa festa. Ti presenterò io altre persone, non preoccuparti, okay? Poi ovviamente starai con me, magari Minho, se non sparisce in una camera con Misty, Brenda, Teresa, adesso ci sono anche Aris e Rachel. Insomma, non sarà così terribile. L'importante è non esagerare con l'alcool, no?» Thomas fece spallucce, sentendosi ancora una volta tremendamente in colpa per quello che stava nascondendo a Newt.
«Certo. Andiamo, Tommy, so come va a finire in queste situazioni. Mi ubriacherò per la prima volta in vita mia» scherzò il biondo, ridacchiando.
Quando giunsero al bar, che era un locale immerso nel verde di una piccola pineta, ordinarono un paio di cappuccini e un cornetto a testa, che Thomas si ostinò a pagare, senza ammettere repliche da parte di Newt, il quale roteò gli occhi, ma lo lasciò fare, prendendo il vassoio contenente la loro colazione e aspettando l'altro ragazzo.
Lo sguardo che ricevettero entrambi dal cassiere mise Newt in imbarazzo, li guardava decisamente come se fossero una coppia, con uno di quei sorrisi da ebeti che si rivolgono a due persone che "discutono affettuosamente", avrebbe detto la madre del biondo.
Newt si sentì invadere dalla tristezza e i suoi pensieri vennero subito bloccati, Thomas lo guardò di sottecchi, notando come il ragazzo avesse immediatamente cambiato atteggiamento, irrigidendosi, ma non gli chiese niente finché non si sedettero.
«Che è successo?» il tono di Thomas era preoccupato, tanto da far scattare qualcosa in Newt, qualcosa di piacevole, che il biondo ignorò volutamente, deglutendo a vuoto.
Il ragazzo aspettò qualche minuto, prima di rispondere, teneva gli occhi bassi sul vassoio, dal quale nessuno dei due aveva ancora preso qualcosa.
«Ho pensato a... mia madre» Newt scosse la testa, «Devo spiegarti tutta la storia, Tommy, per forza.»
«Newt, ti ho già detto che, se non te la senti, non devi» replicò prontamente il moro, cercando lo sguardo dell'altro ragazzo.
Newt alzò gli occhi dal vassoio, per incontrare quelli di Thomas, quasi avesse percepito il volere dell'altro ragazzo e quest'ultimo vide che erano velati di lacrime.
«Devo, altrimenti sarà solo peggio» ribatté il biondo, prendendo un respiro profondo e cercando di calmarsi.
«Ma non qui e non ora, prima facciamo questa cacchio di colazione.»
Mangiarono in silenzio, questa volta non era piacevole, però.
Thomas non sapeva cosa aspettarsi, si era categoricamente imposto di non pensare al peggio, eppure aveva la netta sensazione che aveva ragione a dare spazio a determinate supposizioni, come se sapesse già cos'era successo.
Quando finirono, Newt si preoccupò di riportare il vassoio con le tazze e i piatti vuoti all'interno del bar, salutando e ringraziando cordialmente prima di uscire nuovamente, Thomas lo aveva aspettato seduto al tavolo, quando lo vide tornare si alzò.
«Facciamo due passi?» propose il biondo, senza tracce di entusiasmo nella voce.
La tranquillita e l'allegria con cui avevano cominciato la giornata sembravano essersi dissolte.
Thomas annuì, avvicinandosi a Newt e camminando al suo fianco, vicino, ma non abbastanza da toccarlo, nemmeno sfiorarlo.
Non sapeva cosa dirgli, se esortarlo a parlare o meno, così stette semplicemente in silenzio, lasciando che Newt riordinasse i propri pensieri.
Camminarono per un tratto abbastanza lungo, sempre in silenzio, ma non per imbarazzo né altro, semplicemente perché, se non c'era bisogno di parlare in un determinato momento, non sentivano la necessità di riempire il silenzio con parole inutili.
Newt sembrò riscuotersi dai propri pensieri, emise un profondo sospiro e infilò le mani nelle tasche del proprio cappotto, Thomas tenne lo sguardo davanti a sé, abbassandolo di tanto in tanto.
La temperatura era scesa ancora, fortunatamente non c'era vento, altrimenti sarebbero congelati, sicuramente.
«Newt, non voglio che tu ti senta forzato. Se non sei pronto, non devi raccontarmi niente. Preferisco aspettare, se per te parlare è ancora un problema. Davvero, non c'è alcuna fretta» ripeté Thomas.
«Tommy, smettila, cacchio» replicò il biondo, «Ti ho detto che se continuo ad ignorare, sarà sempre peggio. In più, meriti di sapere, quindi taci e ascolta» Newt si passò una mano tra i capelli, scostandoli dalla fronte.
L'altro ragazzo avvertì di nuovo quel senso di colpa, Newt si stava preoccupando di fargli sapere tutto quello che era successo, gli aveva detto che meritava di sapere, mentre Thomas non si era nemmeno degnato di raccontargli come si erano svolte le feste, quello che lui faceva ormai da due anni... e se ne vergognava.
Era semplicemente vergognoso, il suo comportamento nei confronti Newt.
Ma quest'ultimo lo distolse dai propri pensieri, esordendo: «Mia madre è morta sei anni fa.»
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Saudade | Newtmas
FanfictionSaudade: (n.) un nostalgico desiderio di essere di nuovo vicino a qualcosa o qualcuno che è distante, o che è stato amato e poi perso; "l'amore che rimane". [ A nostalgic longing to be near again to something or someone that is distant, or that has...
