25 - Noi non siamo migliori amici

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«Comunque, Thomas, se proprio devo essere sincero...» esordì Minho, Brenda lo interruppe immediatamente: «Se stai per dire quello che penso, giuro che ti taglio la lingua, Minho» dichiarò, lanciandogli un'occhiata poco amichevole.

«Diamine, Brend, calmati» il ragazzo asiatico sbuffò, «Dicevo, se devo essere sincero, credo che avresti potuto evitare di bere tutto quell'alcool.»

«Oh ma grazie, lo terrò a mente la prossima volta» ironizzò Thomas, «Adesso, se non vi dispiace, vado a casa mia, visto che non state facendo altro che farmi alterare. Ci vediamo dopo.»

Thomas non diede il tempo né a Brenda né a Minho di ribattere, era almeno mezz'ora che cercava di farsi dire quale fosse il problema, da quando si era svegliato, ma ciò era servito solamente a farlo innervosire nuovamente.
Erano le sette e mezza, sarebbero dovuti uscire in un paio d'ore e Thomas fu grato di avere del tempo per sistemarsi.

La dormita pomeridiana gli aveva fatto tutto sommato bene, si sentiva molto meglio di quando si era svegliato, fisicamente.

Tuttavia, nella sua mente continuavano a vorticare una serie di pensieri attorno l'unica immagine che ricordava della sera precedente: Newt che ballava in mezzo alla folla stipata nella taverna.

Thomas scosse immediatamente la testa, la sua casa ormai distava meno di cinque minuti e non doveva assolutamente mostrarsi nervoso davanti i suoi genitori.

Il ragazzo arrivò davanti il cancello in metallo, lo aprì con la copia delle chiavi che possedeva e poi lo richiuse alle proprie spalle, così come fece con la porta d'ingresso.

«Mamma?» chiamò, quando entrò nel soggiorno, ma non ricevette risposta.

Dal piano superiore arrivarono dei rumori, Thomas lasciò la propria giacca sull'appendiabiti e le chiavi sul tavolino in vetro tra i divani.
Si avviò verso le scale, cercando di essere silenzioso.

«Tommy? Sei tu?» il moro tirò un sospiro di sollievo nel sentire la voce del suo migliore amico, così continuò a salire per arrivare al primo piano.

Quando entrò nella propria camera, che condivideva con Newt, quest'ultimo era seduto sul bordo del letto con solo un asciugamano attorno alla vita ed il cellulare tra le mani.

Thomas cercò di non guardarlo, concentrandosi sul proprio armadio e aprendone un'anta per scegliere i vestiti che avrebbe indossato quella sera.

Mentre teneva lo sguardo puntato sulle magliette e i jeans, nella sua mente balenò un'altra immagine: lui e Newt che salivano le scale, diretti nella solita camera che Minho lasciava apposta per Thomas, questi che prendeva le chiavi e l'apriva, con Newt al suo seguito.

Il moro deglutì, le sue mani si erano improvvisamente immobilizzate.

«Tommy? Stai bene?» la voce di Newt lo ricosse dai propri pensieri, Thomas sbatté le palpebre varie volte prima di girarsi verso il suo migliore amico.

Sussultò quando vide che ancora non si era vestito, Thomas riprese a far scorrere freneticamente le mani tra i propri vestiti, senza rispondere.

Le mani di Newt lo bloccarono, afferrandogli polsi.

«Thomas, che cacchio hai? Sembri sotto shock» il biondo portò le loro mani davanti a sé, costringendo Thomas a voltarsi verso di lui.

«I-io non ho n-niente» ribatté l'altro ragazzo, deglutendo nuovamente e liberandosi in maniera fulminea dalla presa di Newt.

«Certo, ed io domani mi tingerò i capelli di blu» ironizzò quest'ultimo, «Mi spieghi qual è il problema?»

«Nessuno» disse Thomas, emettendo un profondo sospiro, «Devo farmi la doccia» aggiunse, prendendo un paio di boxer e, praticamente, correndo verso il bagno, fuori dalla stanza e, soprattutto, lontano da Newt.

Saudade | NewtmasLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora