13 - Tenendo e lasciando andare

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Thomas impiegò vari secondi per riscuotersi dallo stato di paralisi, il suo sguardo era rimasto puntato sulle scale, ma non c'era più nessuno.
Prese un respiro profondo, faticò a credere che fosse solo uno scherzo della propria mente, così l'idea di uscire passò in secondo piano e il ragazzo si decise a salire.

Sentiva il cuore martellare, quasi stesse per uscirgli dalla cassa toracica a forza di battere, le mani iniziarono a sudargli.

Thomas si impose mentalmente di calmarsi, definendosi patetico per la seconda volta in quella giornata.

Gradino dopo gradino, giunse al piano superiore e il respiro gli si mozzò non appena il tavolo dov'erano seduti i suoi amici entrò nel suo campo visivo.

Newt era lì.
In piedi, alle spalle di Teresa.
E la stava abbracciando da dietro, come fossero qualcosa di più che semplici amici.
Lei, precedentemente seduta, si alzò in piedi e Thomas poté perfettamente vedere le lacrime sul volto della ragazza, mentre circondava il collo di Newt con le braccia stringeva il ragazzo a sé.
Gli altri guardavano la scena con dei sorrisi stampati in volto.

Improvvisamente Thomas trovò tutti i nessi che gli permisero di mettere a punto quello che Teresa gli aveva nascosto per tutto quel tempo.

Il ragazzo deglutì a vuoto, non aveva parole.
Sentiva il battito del cuore accelerare, il sangue pulsare e non riusciva quasi a respirare.

Bastò poco per emettere un sospiro, nonostante questo non lo fece sentire meglio.

Tuttavia, non ci volle molto perché gli occhi di Newt si scostassero da Teresa, finendo per incrociare quelli di Thomas.

«Tommy...» e così l'abbraccio di Newt e Teresa si interruppe, mentre lui avanzava velocemente verso Thomas.

Quest'ultimo si fermò di fronte all'altro ragazzo, contemplando il suo volto, i lineamenti ben definiti della mascella, i suoi capelli, tutto.
E si accorse che qualcosa in lui non andava.

«Newt, oh mio dio. Newt...» fu tutto quello che Thomas riuscì a mormorare, stringendo finalmente tra le braccia il suo migliore amico.

«Non ci credo. Sei... sei reale» mormorò Newt, facendo scorrere le mani sulla schiena dell'altro ragazzo, sulle sue braccia e recedendo sulle spalle, fino ad arrivare ai capelli, ricambiando la stretta circondandogli il collo.

«Credevo non ti avrei mai più rivisto» la voce di Thomas si incrinò, mentre posava la testa sulla spalla dell'altro ragazzo.
«E pensare che ero più alto io» commentò, ancora con voce tremante, senza smettere di stringere a sé Newt.

«Tommy, stai piangendo?» domandò quest'ultimo, venendo tradito da un lieve tremolio anche nella propria voce.

«No. Non sto...» ma Thomas si interruppe, venendo scosso da un singhiozzo ben udibile, mentre Newt si distanziò di poco per guardarlo.

«Riesci ancora a sollevarmi?» domandò, emettendo una risatina incerta, anche la sua voce era instabile.
Esitò appena, sciogliendo la stretta delle proprie braccia attorno al collo di Thomas e asciugando una lacrima sulla guancia del ragazzo.

«Non sei molto più alto» replicò il moro, «Sembra che qualcuno qui sia andato in palestra e non parlo di me» Thomas picchiettò le dita sulle spalle di Newt, aveva ancora le lacrime agli occhi.
«Ma posso pur sempre provarci, come da bambini?» domandò, ricevendo un cenno positivo da parte dell'altro ragazzo.

Entrambi risero, poi le braccia di Newt tornarono intorno al collo di Thomas, questi lo afferrò per i fianchi e Newt si diede una lieve spinta per poter circondare la vita di Thomas con le gambe.
Il biondo si strinse maggiormente attorno al corpo dell'altro ragazzo, per evitare di cadere.

Continuarono a ridere, sembravano davvero essere tornati bambini, Thomas si concesse di fare una giravolta, proprio come faceva quando erano più piccoli e Newt era più basso ed esile.

«Che bella coppia, sul serio. Altro che Teresa e Thomas. Newt ti batte alla grande» fu Minho a parlare, interrompendo le risate di entrambi i due ragazzi, che si voltarono verso di lui e videro il sorriso di scherno che stava riservando alla ragazza.

«Ma perché devi sempre fare lo stupido» la ragazza sbuffò, mentre a Brenda andò di traverso l'acqua che stava bevendo, facendola tossire.

Newt e Thomas si guardarono di nuovo, i volti erano tanto vicini che i loro nasi si sfioravano, Newt lasciò un bacio sulla guancia di Thomas, che lo fece scendere ridendo appena, ignorando la sensazione di bruciore che aveva iniziato ad avvertire nel punto in cui l'altro ragazzo lo aveva sfiorato con le labbra.

«Allora, Newt, benvenuto nel gruppo» gli disse Brenda, con un gran sorriso.

«Credo ci siano moltissime cose di cui dovremmo parlare, non trovate anche voi?» domandò Teresa, guardando prima Newt e poi Thomas.

«Suvvia, Tessa, c'è tempo» rispose quest'ultimo.

«Chiamami un'altra volta in questo modo e giuro che ti stacco i capelli, uno per uno» lo ammonì la ragazza, guardandolo con espressione torva.

«Bene, qualche spiegazione però potreste concedercela. Thomas, com'è che tu e lui sembrate una diamine di coppia ed io di questo non sapevo nulla?» intervenne Brenda, guardando il diretto interessato con gli occhi socchiusi.

Newt e Thomas scoppiarono a ridere in contemporanea, mentre gli altri quattro ragazzi gli guardavano incuriositi, Teresa riusciva a nascondere bene il fastidio che stava provando in quel momento.

«Ammetto che Minho conosceva un accenno di questa storia» disse Thomas.

«Adesso mi sono più chiare tante cose» Brenda annuì.

«Ovviamente. Io sono privilegiato come sempre» si vantò il ragazzo asiatico, successivamente presentò in maniera ufficiale Misty, come sua fidanzata.
«Quindi, in poche parole, devi tenere le tue belle iridi scure lontano da lei» soggiunse.

«Minho, credo che le ragazze non facciano parte dei suoi gusti preferiti» commentò Brenda, con noncuranza.

«Sinceramente avevo dimenticato questo dettaglio. Mi sa che devo preoccuparmi più di te, sbaglio?» replicò Minho, ricevendo un'occhiata omicida che non fece altro che farlo scoppiare a ridere.

«Dunque Newt, parlaci un po' di com'era la tua vita prima di conoscere noi, ossia meno di una mezz'ora fa» lo esortò il ragazzo asiatico, Newt ridacchiò, rispondendo semplicemente: «Normale. Sapete, scuola, compiti, libri. Solita routine.»

Thomas continuò a guardare Newt per il resto della serata, gli sembrava di star vivendo un sogno, riusciva a credere a stento che, dopo tutti quegli anni, fosse tornato.
Era surreale, semplicemente surreale.

Tuttavia, oltre quei cambiamenti fisici che Newt aveva mostrato, Thomas capì che c'era qualcosa in lui che non andava: stava mantenendo una facciata.

A confermare questo, furono le parole che Newt gli rivolse dopo aver rifiutato di tornare a casa con il gruppo, accompagnati dai genitori di Minho.

Lo chiamò in disparte poco prima che uscisse dal locale con gli altri tre ragazzi: «Thomas, devo... devo chiederti una cosa.»

«Qual è il problema, Newt? Perché ho notato che qualcosa non è al proprio posto» replicò tranquillamente l'altro ragazzo.

«Io e te non... insomma...» Newt sospirò, bloccandosi, «Ascolta, te ne parlerò non appena ci rivedremo con più tranquillità. Adesso, vai, per favore. Va' dagli altri» l'improvviso cambiamento di tono e d'umore fece preoccupare Thomas più del dovuto.

«Newt, cosa...» provò a replicare quest'ultimo, ma fu interrotto: «Fidati di me, Tommy. Per favore. Prometto che ti darò spiegazioni, ma adesso va' via.»

«Mi spieghi che cosa succede? Sei stato...» riprese Thomas, il suo migliore amico lo interruppe di nuovo: «Tommy, fa' come ti dico» gli disse, si avvicinò al suo volto e posò di nuovo le labbra sul suo zigomo, Thomas non fu capace di replicare.

Ben presto, Newt si distanziò e raggiunse l'uscita, senza aggiungere altro.
Quando Thomas si accinse a seguirlo, ciò gli fu impossibile perché i genitori di Minho erano arrivati.

La figura di Newt sparì dietro il primo angolo e Thomas si sentì come se il ragazzo stesse andando nuovamente via dalla sua vita, come se quello fosse davvero stato un sogno.

Saudade | NewtmasDove le storie prendono vita. Scoprilo ora