55. Lydia

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Sapevo che le probabilità che lei morisse erano tanto, ma non me lo aspettavo.
Speravo che succedesse come nelle favole o come nei film, ma questo non è un film. È come uno tsunami, prima gira in tondo portando via le cose a cui tieni di più e alla fine spazzerà via anche te o meglio, me.

Erano passata le vacanze invernali, ero in pessime condizioni, ma questo poco importa. A scuola ero come assente.

Le persone si muovevano attorno a me, e io ero lì, seduta su quella sedia, quasi paralizzata.

I prof non mi fecero domande, Malia l'unica 'amica' non mi fece domande.
Alessandro era ancora in vacanza.
Mike provò ad avvicinarsi ma sapeva che ogni mossa che avrebbe compiuto sarebbe stata nociva.

Tutti mi guardavano durante l'intervallo, io mettevo le mani davanti la faccia e gli altri se ne andavano. Avevano capito che dovevano smetterla.

Le ore sembravano quasi non passare mai. Finalmente suonò la campanella.
Presi lo zaino, aspettai che gli altri uscissero e dopo di ché me ne andai.

Poi arrivò lui.

'Hey Lydia, come stai?
Tutto apposto? Vuoi parlarne?
Io ci sono per te.
So che starai passando un brutto momento, mi dispiace'

Questo è quello che avrei voluto sentire.

«Senti Lydia adesso solo perché ci siamo lasciati non ne devi fare un dramma. Non sei stata tu la persona trattata di merda, ma io.
Perciò vedi di non fare la vittima... perché fa proprio schifo» disse.
Lo disse così, con tanta facilità, come se lui fosse il mio problema.

Mi scese una lacrima.
'Vittima'?
Ripensai alle altre parole e il mio cervello si azionò.

«Carissimo Stiles?! Adesso mi hai stancata. Chi cavolo ti credi di essere?
Mi rinfacci tutto il peggio, quando tu mi hai trattata male in quel bar? Dopo che mi hai umiliata?
Pensi di essere tu il motivo per cui sto così? Di te me ne sono dimenticata.
Pensa prima di parlare perché non esisti solo tu.
Sei tu che fai la vittima fin dall'inizio!
Se vuoi saperlo tu mi fai più schifo»

«Ah, allora sentiamo qual è il problema? Mike ti ha respinta? Non ti vuole più nessuno?»

«L'unica persona che mi voleva non c'è più» la mia faccia pallida ritornò.

Mi avvicinai a lui, piano piano.
«Imbecille»
Gli tirai uno schiaffo quasi da lasciargli il segno.

Andai subito a sedermi su una panchina, si gela ed io voglio gelare.
Qui fuori, senza nessuno, da sola.

Poi sei arrivato tu [Stydia]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora