59. Lydia

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«Si... ho detto Stiles, perché?» disse.
«Conosco una persona che si chiama così, provo a dimenticarlo e sentirlo rinominare mi fa strano. Magari è lo stesso Stiles»
Mi mostrò una fotografia.
Era lui. Mi si chiuse lo stomaco.
Perché? Io ci provo a dimenticarlo.
Perché, è sempre presente? È sempre con me.
«E come mai ti fa un effetto strano?»
«Non è finita per niente bene»
Il suo telefono continuava a vibrare.
Avevo la tentazione di vedere che scrivesse, se fosse Stiles.
Speravo che gli scrivesse 'quella è la mia ragazza, non la toccare'
Dicendo che mi avrebbe anche riconquistata, ma potrebbe davvero farlo?
Io me la sentirei?
Io capisco che lui possa essere stato male. Ho chiesto scusa, ma non potrò continuare ad implorarlo. Lui ha fatto una scelta. Io no. Ho semplicemente deciso di passarci sopra. Ma a cosa serve? Prima o poi devo lasciarlo andare, devo smettere di sentirmi in paradiso quando lo vedo, quando lo sento, quando lo penso.
Devo smetterla.

La scuola ricominciò.
Ci sedemmo a caso.
La prof fece l'appello. L'unico che mancava era lui.
Arrivò in ritardo, perciò si dovette sedere in prima fila.
Dal mio posto avevo una perfetta visione di Stiles.
Grazie.
Durante i momenti morti lo guardavo e appena lui si girava distoglievo lo sguardo.
Devo sembrare più forte. Devo smettere di fare la sdolcinata, di fare quella che ha appena subito una delusione. È passato un po' de tempo. Ora basta.

Durante l'intervallo mi fiondai fuori dalla porta. Uscii fuori. Non l'avevo mai fatto. Mi sedetti per terra, con le cuffiette nelle orecchie. Mi sentivo fuori dal mondo, senza problemi, un'altra persona. Ero libera.

«Ei dai lasciami andare» sentivo urlare da una ragazza,
ad un volume più alto di quello della musica. Mi alzai per andare a vedere che succedeva.
«Basta dai, ora lasciami» diceva.
«Tutto apposto?» dissi.
«Si è tutto ok» disse un ragazzo.
«A me non sembra.
Lasciala stare, non vedi che sta cercando di liberarsi da te.
Basta, lasciala, veloce» dissi.
Non capivo bene cosa stava succedendo. Non capivo se in qualche modo volesse andare oltre i soliti baci o se volesse metterle una canna in bocca. Ma si vedeva che lei era fuori posto. Era lì al momento sbagliato.
«Scusa tu saresti» disse lui.
Le stringeva i polsi forte.
Così capii che ciò che voleva farle era la mia prima ipotesi.
«Sono un essere umano, proprio come lei. Ora vedi di lasciarla» mi avvincinai.
«Ahh, ho capito. Vuoi fare cambio? Ok dai vieni»
«Brutto schifoso, basta lasciala»
Ci mise poco per lasciarla e prendere me. Mia madre mi insegnò che in questi casi l'unica cosa che si può fare è urlare. Così viniziai.
«Aiuto, lasciami»
Cercava di baciarmi, di avvicinarsi.
«Brutta merda, ora levitati. Ok?! Forse non hai capito che l'unica persona che può toccarla qui sono io!»
Finalmente le parole che volevo sentire erano state dette. Dalla persona giusta, dalla mia persona.
Corsi subito tra le braccia di Stiles.
La risposta alle mie domande precedenti è Si. Io voglio stare con lui.
«È tutto apposto, Lydia. Mi dispiace tanto. Per quello che è successo tra noi. Io ho riflettuto e più passa il tempo più sento di stare male senza di te. Io non voglio piue stare male.
In quel momento avevo il cuore a mille. Il mio cuore stava bene.
Io stavo bene. Io ero a casa.
Mi baciò. Un tocco leggero, forse per non spaventarmi, per rilassarmi, per dirmi che ora c'era lui e nessuno potrebbe farmi del male.

Poi sei arrivato tu [Stydia]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora