18 • scegliere il quando

3.4K 232 20
                                        

E poi arrivò il giorno.

«Oggi dovrai aiutarmi.»

Corvi, seduta sul suo scranno, mi osservava nel riflesso curvo dello specchio davanti a lei. I lunghi capelli biondi circondavano il suo volto come una corona, e i suoi occhi erano freddi come l'inverno.

Mi bastò un attimo per capire che, da lì a poco, sarebbe successo qualcosa di terribile.

«Come vuoi,» accordai, prendendo il pettine e avvicinandomi a lei - per quanto Corvi fosse gentile, sapevo che il massimo che potessi dare era una semplice spazzolata. Lei iniziò a prendere le bacchette di ferro e i cordini, iniziando ad intrecciare le ciocche con perle e sassi.

«Da quello che ho sentito, nel vostro mondo le persone possono innamorarsi di una sola persona nella vita.»

Alzai un sopracciglio, colpita dallo strano argomento della regina: solitamente, non parlavamo mai del mio passato, o della mia tradizione.

«In realtà, noi ci innamoriamo fin troppo spesso. Ricordo che una ragazza, arrivata al convento, disse che era scappata perché stanca di donare il suo cuore. Il matrimonio: quello è destinato ad essere unico, finché morte non separi gli sposi.»

«Non è mai semplice,» puntualizzò Corvi. «L'amore.»

Sollevai lo sguardo, trovando subito il suo basso, quasi colpevole. Continuava a martoriarsi le labbra.

«Temo che questi non siano semplici discorsi mattutini, giusto?»

La pagana tirò un lungo respiro, cercando di trovare il coraggio. «Fra qualche Héla sarà qui.»

Héla. Non conoscevo quel nome né ne avrei avuto bisogno: sapevo benissimo chi fosse.

La moglie.

«Una splendida notizia.»

Finsi un sorriso e tornai a spazzolare, ma la tensione si tradiva negli spasmi scoordinati delle mie mani. Avrei voluto urlare.

Kåre non era mai stato mio.

«Nice, vorrei che tu non fossi presente.» Corvi mi sfiorò la mano, concedendomi uno sguardo cauto. «L'accordo non verrà che stipulato fra qualche giorno e, nel frattempo, vorrei che tu stessi lontano dal villaggio e da Kåre.»

«Dovrei stare lontano?» Domandai, incredula. Perché mai una tale premure? Perché farmi questo? Kåre non mi aveva già tolto abbastanza? «Sono solo una schiava.»

«Anche una schiava ha importanza,» ribatté lei. «Per quanto possano dirti il contrario, questa è la verità, e Thorgest - il villaggio - ha bisogno che niente cambi, almeno per oggi.»

Avevano paura di me. Nessuno l'avrebbe mai ammesso, ma era così: pensavano che la mia sola presenza potesse scalfire la solidità del nuovo accordo, che, magari vedendomi o dicendo qualcosa, Kåre si sarebbe opposto ad una scelta che comunque non condivideva.

I pagani avevano paura di me, la cristiana che avrebbe potuto distruggere un regno solo esistendo.

Mi sembrava così ridicolo che mi sarei messa a ridere ma, invece, non dissi nulla, restando a labbra cucite.

«Nice,» soffiò Corvi, cercando di trovare un contatto, ma ormai ero troppo lontana: «è solo per il vostro bene.»

Parlava al plurale, come se io e Kåre fossimo stati ancora qualcosa. Invece, era tutto distrutto.

«Lo so,» mi limitai a dire. «Va tutto bene.»

Ma non andava bene affatto e, ritornata nella mia abitazione, mi lasciai andare completamente.

Distrutti tutto. Se c'era qualcosa di ancora intatto fra quelle quattro mura, la mia furia non l'avrebbe risparmiato: distrussi sedie, piatti, e quel poco che restava.

Ero impazzita, completamente fuori di mente: la vita continuava a darmi e togliermi ogni cosa senza pietà, imponendomi di dare il mio cuore a qualcuno che non ne avrebbe avuto cura - la mia famiglia, il convento, Kåre.

Non ero stata altro che carne da sfruttare, un insolito gioco con cui passate il tempo, ed io - stupida - avevo creduto ad ogni cosa.

Sapevo che non sarebbe mai finita, Kåre era stato chiaro: non sarei stata la sua schiava, ma nemmeno una persona libera. Avrei passato la mia esistenza in un covo di pagani che non riuscivano a fare altro se non odiarmi, senza una famiglia e senza l'amore.

Sarei stata sola ed abbandonata, senza alcuna possibilità di miglioramento.

Fu allora che ripensai ad Astrid e ciò che aveva fatto: il sul gesto che mi era sembrato così intollerabile, ora prendeva un nuova luce.

Io la capivo. La capivo in un modo che mi prendeva le ossa e il sangue, che si spargeva dentro di me come un veleno: la consapevolezza stava superando la paura e l'affetto e stava diventando realtà.

Tutto ciò che sarebbe potuto essere, da quel momento in poi, era che io fossi una ragazza finita: era solo una questione di tempo.

Asciugai le mie lacrime e mi ripulii il viso: dopo interminabili ore, il silenzio mi aveva finalmente raggiunto. Non sentivo niente, non provavo niente, se non la viva certezza che giunto il momento di prendere una decisione - l'ultima, il quando.

Facendomi strada fra le cianfrusaglie gettate a terra raggiunsi il cassetto degli arnesi da cucito e, qui, strotolai un lungo e spesso cordone di stoffa che serviva come chiusura per i mantelli. Me lo passai fra le dita, assaporandone il calore sulla pelle, e beandomi di quella che era la prima carezza che ricevevo dopo così tanto.

Quando i miei piedi affondarono fra le coperte pelose del mio letto, ancora sentivo quella sensazione, fin troppo amplificata, essendo tutto il resto assurdamente spento.

Ed era quello, il mio quando, lo stesso che diversi giorni prima Astrid aveva deciso di seguire davanti ai miei occhi. Aveva fatto bene, ed il vero male è quello di credere che, prima o poi, le cose potrebbero migliorare, perchè non lo fanno mai.

Così avevo deciso di scegliere, e la mia convinzione si riduceva ad un pezzo di tessuto stretto intorno al mio collo ed un unico grande balzo - l'ultimo.

Per un attimo, ed uno solo, osservai il pavimento sotto i miei piedi, sforzandomi di provare paura, di pensare che fosse sbagliato, ma non ci riuscii.

Pensare di vivere mi spaventava di più, e così immaginai di essere un uccello - uno di quelli che può andare ovunque, così forte - e provai a volare.

Angolo

Non sia mai che scrivo capitoli felici🤦🏻‍♀️

Come finiranno le cose? Chi lo sa? Lo scopriremo presto!

Vorrei ambientare una futura storia disagiante nel passato, ma devo ancora decidere quale periodo 🤔

A presto,
Giulia

An Dubh LinnLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora