25 • e ti ho amato

3.2K 227 27
                                        

Kåre era lì, nell'esatto punto in cui tutto era iniziato

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Kåre era lì, nell'esatto punto in cui tutto era iniziato.

Per un istante, io ero di nuovo la ragazza ricoperta di sangue e lui un estraneo intenzionato ad uccidermi.

Ci rividi su quello stesso letto, e le mani che mi stringevano erano proprio quelle di Kåre, così come le sue labbra sulla mia pelle.

Eravamo di nuovo noi, quando ancora esistevamo.

«Ho chiesto a Nice di acconciarmi i capelli per il banchetto,» disse Héla, assente da tutto ciò che stava davvero accadendo. «Qualche problema?»

Kåre era un tronco di pietra. Così arrabbiato l'avevo visto solo alla corte di Màel, quando il sovrano straniero sembrava essersi tanto interessato a me.

La sua era gelosia e rancore.

«Tuo padre mi ha mandato a chiamarti,» disse. «Ti conviene andare.»

Curvai la fronte, insospettita dalla scelta della lingua di Kåre: perché parlava inglese, se il messaggio era per Héla?

«Mio padre?» La ragazza sorrise imbarazzata, guardandomi. «Meglio andare. Mi aspetti qui?»  

Finsi un sorriso. «Certo.»

La mora scese con grazia dal letto, correndo a piedi nudi verso Kåre, accarezzandogli il braccio e sussurrandogli parole tenere all'orecchio.

Vedere quella scena non mi lasciò nulla, se non lo sguardo del ragazzo, immancabilmente su di me.

«Non è stata una mia idea,» mi difesi, non appena Héla uscì dalla porta. «La tua futura sposa ci teneva, ed io non volevo deluderla.»

«Non dovresti essere qui,» commentò lui, semplicemente. «Lo sai, questo?»

Strinsi le labbra, nervosa, e poi scesi dal letto, ritrovandomi faccia a faccia con lui. Kåre non arretrò, anzi, si gonfiò come un gallo e sollevò il mento.

In quel momento, sembrava esattamente ciò che era: un ragazzino che pensava di essere grande, completamente perso.

«Tutto questo è stupido, Kåre: tutto questo,» ci indicai. «Ci odiamo, ci amiamo e ci odiano di nuovo. Siamo costretti qui, in questo villaggio, e dovremo convivere, quindi tanto vale smetterla con i pensieri nascosti e chiarirci una volta per tutte. Dobbiamo lasciarci andare

«Lasciarci andare?»

La sua voce vacillò nella sorpresa. Ovviamente, ne aveva travisato il senso.

Aveva paura.

«Liberarci, Kåre. Intendo che dovremo liberarci,» puntualizzai. Poi, sospirai, e lo feci davvero. Mi persi nella verità. «Sin dal primo giorno, tu sei stato di più. Sei stato uno straniero, un nemico, uno sconosciuto, ma mai un estraneo. Non mi fai paura, Kåre, non più, e nemmeno ciò che ho provato per te. Sono una cristiana e ti ho amato. Amato te, un pagano, ma non mi importa, perché, tornassi indietro, lo farei ancora e ancora, solo perché sei tu.»

Tirai un sorriso, sperando, così, di nascondere la tensione dentro il mio petto. Parlavo come se la verità non fosse un peso ma, in realtà, stavo lentamente morendo.

«Non ho mai conosciuto vita prima di te, Kåre, e so che è stato poco, ma tu sei stato il mio mondo. La mia verità. Il mio cuore. Ma poi mi hai cacciato e tutto è diventato...reale: il mondo non finisce con te ed io non morirò per un cuore spezzato. E, sì, non sarò esperta come te di questa vita, ma una cosa la so: la prossima volta, donerò il mio cuore a chi non si fermerà davanti ad una tradizione che gli ordina come essere uomo

Era bello, tutto sommato. Il mio cuore era in frantumi eppure mi sentivo bene. Kåre sapeva la verità - sapeva che l'avevo amato e che ora non era più così per ciò che lui stesso mi aveva fatto - ed ora potevamo farlo, potevamo lasciarci andare.

Ora, toccava a lui.

«Tu mi amavi.»

Fu difficile capire se fosse una domanda o un semplice pensiero - comunque, annuii.

«Ti amavo.»

Il mento di Kåre si stava lentamente abbassando, così come la sua schiena. Stava diventando piccolo, e così fragile, come nei suoi momenti peggiori.

Un tempo, mi avrebbe costretto a donargli le mie braccia, anche se io gliele avrei date comunque. Ora, la distanza era un macigno insommortabile.

«Dovevi saperlo,» aggiunsi, mentre Kåre vacillava nel vuoto. Temevo che da un momento all'alto sarebbe scappato. «Soprattutto ora.»

«Parli del matrimonio, giusto?» Incalzò. «Oh, giusto: quasi dimenticavo di essere stato costretto a sposare una perfetta estranea.»

Kåre si sedette a letto, disperato, e si prese la testa fra le mani. Quindi, aveva anche ammesso la costrizione.

«Puoi sempre rifiutarti.»

Mi avvicinai come per toccarlo, ma non lo feci, e lui se ne accorse.

«Rifiutarmi, Nice? Mio fratello è in guerra: hai idea di quanto sia necessaria questa alleanza? Non posso semplicemente pensare a me, o a ciò che voglio.»

Su quelle parole, mi si bloccò il fiato.

«Quello che vuoi?»

Kåre incrociò il mio sguardo, trasmettendomi tutta la disperazione del suo stato. Un peso gravava sulle sue spalle e, ormai, fingere che non esista o nasconderlo con la rabbia era completamente inutile.

«Tu sei il mio demone, Nice: sei qui per tormentarmi,» ammise, aspramente. «Ti ho visto per la prima volta - piangevi, sporca di sangue, sola: sin da quel momento, ho capito quanto avessi bisogno di te al mio fianco. Io ho bisogno di te. E so che non è questo che vuoi sentirti dire, ma non posso fare di più: questo è il mio massimo. Desiderarti ogni istante mentre fingo di poter vivere senza di te.»

Di quelle parole, mi rimase impresso solo una cosa. Kåre aveva ragione: non mi bastava.

«Hai bisogno di me ma non sei disposto a stare con me.»

Feci un passo indietro, ferita. Era tutto tremendamente privo di senso.

«Io non posso, Nice. Non puoi chiedermi di essere tanto egoista

«Eppure, è questo che sei,» ribattei, feroce: «perché non mi lasci andare, allora? Se non potremo mai averci perché, semplicemente, non mi permetti di andare oltre? Questo non è egoista?»

Kåre perse le parole per un poco, segno che avevo colpito nel segno. Improvvisamente, mi sentii stanca.

«Héla tornerà da un momento all'altro, ma io non posso restare: puoi inventarti una scusa? Tanto so che ne sei in grado.»

Feci per andarmene, ma mi ritrovai bloccata: Kåre aveva afferrato la mia mano e la teneva bloccata nella sua. Mi guardava, lo faceva davvero, e nei suoi occhi leggevo fiumi di parole che le sue labbra stentavano a tradire.

Mi aveva bloccata, ma non mi avrebbe fatto restare.

«Devo andare.» Mi liberai dalla sua mano, e riuscii ad allontanarmi. «Cerca di goderti la festa.»

Kåre restò bloccato nei suoi silenzi, mentre io lo lasciavo andare. E, nel freddo e nella neve, un'idea prendeva a brulicare nella mia mente.

Avevo bisogno di Senne.

Angolo

Piccola svolta, come andrà ora la storia??

Ed ora, soprattutto, cosa ne pensate di Nice?

E di Kåre?

Temo che aumenteranno le shipper di Senne😂

Spero che il capitolo vi sia piaciuto, ci terrei a saperlo :)

A presto,
Giulia

An Dubh LinnLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora