10 • deve sparire

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Tornammo nel Dyflin dopo ore di viaggio: io davanti, e Kåre alle mie spalle, senza aggiungere alcuna parola. Mi era ormai chiaro che ci fosse qualcosa che non andasse in ciò che era successo con Màel ma, dopo la tetra conversazione avuta con Kåre, il mio desiderio di scoprire la verità si era leggermente attenuato.

Ormai avevo capito che farlo arrabbiare non avrebbe mai giocato a mio favore e, così, con i pensieri ben serrati dentro le mie labbra, continuavo a contare i minuti, sperando di rivedere presto la mia prigione, così da potermi sentire di nuovo libera da questa oppressione.

Era notte, ovviamente, e molti dei nostri compagni erano già ritornati e stavano liberando i cavalli, così da lasciarli nelle stalle. Kåre fermò il suo al centro della piazza, scendendo per primo, e, poi, si rivolse verso di me, aiutandomi a scendere.

Le mie gambe erano fragili come steli di erba.

«La sai trovare la capanna?» Chiese, brusco, ed io mi limitai ad annuire – in realtà, per me le loro abitazioni continuavano a sembrarmi tutte uguali. Kåre, forse capito questo, alzò gli occhi, afferrandomi per il braccio e iniziò a tirarmi verso la meta scelta, lasciandomi davanti alla porta come un cane abbandonato.

«Devo andare da mio fratello, ora: tu pensi di riuscire a non fare danni o iniziare qualche altra guerra?»

«Non era mia intenzione iniziare proprio nulla,» ribattei, acida, stringendo le braccia al petto. «E, comunque, cosa credi che ti dirà Thorgest?»

«Questi non sono affari tuoi,» controbatté. «Certo, a meno che non decida di ucciderci entrambi.»

Sgranai gli occhi, sconvolta, ma, davanti a questo, a Kåre sfuggì un breve sorriso, che subito cercò bene di nascondere, scompigliandosi i capelli. «Muoviti, dai.»

Lo guardai male, cercando di trattenere tutti i miei cattivi pensieri, e mi avvicinai alla porta, fermandomi un'ultima volta per voltarmi verso di lui. «Comunque, non è stata colpa mia.»

Kåre mi osservò senza parlare, lasciandomi andare e, quando finalmente lo chiusi fuori dalla mia vista, tirai un lungo respiro.

Ero ancora lì, nella mia trappola.

Presi della carne secca dal tavolo - sicuramente preparata in vista dell'arrivo del giovane - e bevvi un sorso d'acqua, e mi andai a sedere sull'ampio letto, tenendo le gambe conserte.

Non mi sentivo bene, questo è vero, ma, ahimé, temevo che fosse solo l'inizio: Màel si sarebbe vendicato, e lo avrebbe fatto nel peggiore dei modi.

Certamente, avrebbe mirato a Kåre: non sapevo cosa fosse successo fra loro, e, fino a quel momento, forse nemmeno mi sarebbe importato, ma le cose erano cambiate da quando Màel aveva deciso di volermi.

Kåre avrebbe dovuto lasciarmi andare, avrebbe dovuto donarmi come voleva in principio e, così, sarebbe andato tutto bene.

Tranne per me, ovviamente.

Confusa, alzai un sopracciglio quando sentii la porta della capanna aprirsi di nuovo: Kåre aveva già finito di parlare con Thorgest? Come era possibile?

Poi, mi sporsi leggermente, cercando di notare e, subito, si fece tutto più chiaro.

Vichinghi.

«Questa,» sputò uno dei bruti, puntando lo sguardo verso il suo socio. Erano entrambi vestiti da guerra, e i loro occhi chiamavano così a gran voce il mio sangue che quasi persi le parole.

Scesi dal letto, rapida, e tentai di avvicinarmi al grande baule pieno di armi sul fondo del letto, e, miracolosamente, riuscii a prendere un'ascia giusto in tempo per ferire una mano al primo vichingo, già esposto verso di me.

Urlò, sofferente, ma, nell'arco di un secondo, quel dolore si fece subito violenza. Grugnì, acido, e lanciò uno sguardo al socio, che subito capì.

Presero le loro asce, alzandole in minaccia, e mi accerchiarono, appiattendomi, così, contro il muro: stavo davvero cercando di difendermi?

Se fosse qui, Kåre riderebbe di me.

Cercai di colpire il primo dei due, scattante verso di me, ma, il tempo di occuparmi di uno, che l'altro mi aveva colpito alla schiena, facendomi cadere a terra. Non lasciai mai l'ascia, continuando a sventolarla davanti a me, fin troppo avventata.

Ma era una battaglia persa in partenza, e finì subito con l'esaurirsi: mi disarmarono e mi bloccarono gambe e braccia.

Li vidi guardarsi, complici, e, con molta attenzione, uno dei due mi circondò le labbra con una fascia sporca, così da impedirmi di urlare. L'altro mi tenne per i polsi, costringendomi a seguirlo fuori dell'abitazione di Kåre.

Vidi gente, davvero tanta, ricambiare il mio sguardo mentre, come un condannato che sta avanzando verso il cappio, i due vichinghi mi portavano in un posto confinante con il villaggio.

Nessuno parlò, nessuno volle capire: semplicemente, li lasciarono fare e, in quel momento, iniziai a sprofondare nell'oscurità.

Era stato Kåre, per forza doveva essere stato lui, altrimenti perché nessuno diceva nulla? Perché quegli uomini si sentivano tanto legittimati a fare ciò che stavano facendo?

Aveva deciso di liberarsi di me, e ci sarebbe riuscito.

Riconobbi subito l'acre odore del lago Lyn e delle sue acque scure e melmose - il luogo perfetto, nel caso si volesse far sparire qualcuno - e, quando il vichingo mi forzò a legare braccia e gambe, quasi non fiatai.

Non avrebbe avuto senso, e non avrebbe avuto utilità: nessuno sarebbe corso ad aiutarmi.

E, quando i due mi sollevarono di peso, iniziando ad ondeggiarmi per farmi prendere la spinta, osservai il cielo.

Secondo suor Mary, Dio ci osserva sempre, e ci giudica, così da decidere la migliore delle fini per noi.

Io avevo vissuto una brutta vita e, in qualche modo, era quasi accettabile che avessi una brutta morte.

Col mio ultimo respiro, maledii Dio, e poi lo ringraziai - forse io lo odiavo, certo, ma nel nostro odio c'era un amore che nessuno, nemmeno noi, avrebbe mai potuto capire.

Era giusto finire così, con Lui, e con l'immagine di Kåre scolpita nei miei occhi.

Pensare a lui fu involontario, ma andò bene lo stesso: lo volevo portare con me, all'inferno - il posto giusto per noi tutti.

Poi, i due vichinghi lasciarono la presa, e il mio corpo sprofondò nella fine.

Angolo

So che vi avevo promesso aggiornamenti più veloci ma questa settimana è avvenuto un fatto personale molto grave e sto andando un po' a rilento: scusate, cercherò di rimediare :)

Comunque, Nice sembra un po' spacciata, almeno per ora! Che sia stata davvero Kåre a farle questo?

Detto ciò, spero che il capitolo vi sia piaciuto e di sapere cosa pensate della storia (e magari come pensate andrà a finire): mi farebbe molto piacere 💕

A presto,
Giulia

An Dubh LinnLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora