29 • la nostra salvezza - seconda parte

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Fra tutti, proprio lui.

Avevo seguito Senne nella promessa di un futuro migliore assicurato dal suo misterioso amico, ed ora mi riscoprivo nella tana del nemico.

Màel, il re pagano del villaggio rivale e indiretto assassino di Astrid, la ragazza cristiana che avevo incontrato durante il mio viaggio. Lei si era uccisa davanti ai miei occhi, liberandosi, così, da anni di violenza e tortura, compresa una forzata gravidanza.

Màel era questo.

Uno spietato assassino e un uomo di rabbia e pazzia: l'ultima volta ero riuscita a fuggirgli per un pelo e lui non mi aveva cercato per pura pigrizia. Ora, ero io a bussare alla sua porta.

Surreale.

«Gli ho parlato di te e non vede l'ora di conoscerti,» disse Senne, tirandomi per la mano oltre l'entrata del villaggio. Le guardie e i cittadini gli sorridono e lo salutano come vecchi amici, non curandosi di me: forse non mi riconoscono? In fondo, l'ultima volta ero giunta in una gabbia per animali.

«Come siete diventati amici?» Domandai, incredula. Camminavo senza davvero rendermene conto, come in trance. Se avessi avuto un poco più di coraggio, avrei potuto tentare la fuga ma la verità è che non ne sarei stata in grado.

Dopo tutto quello che avevo passato, quello era troppo. Mi sentivo smarrita, estraniata, e la mia mente era completamente in tilt, così come il mio giudizio.

«Ogni nemico di Thorgest è amico di Màel: tutti i suoi esiliati trovano rifugio qui. Màel conosce la mia storia e credo che il mio essere  l'abbia incuriosito: forse pensa che un mezzosangue possa rivelarsi più utile di un uomo che è solo pagano o solo cristiano. Sai, è particolarmente superstizioso: crede in ogni segno che la natura gli dona.»

«Affascinante.»

L'unico dono che la natura mi aveva riversato era la cieca sfortuna.

Senne spalancò l'ampia porta della sala reale, entrando come se fosse casa sua. Màel era lì, seduto placidamente sul suo trono in abiti scuri.

Il suo capo non era più rasato e teneva i lunghi capelli neri intrecciati in una lunga acconciatura. Gli occhi, verdi come smeraldo, brillavano nella penombra.

Salutò subito Senne, arrivando ad alzarsi per abbracciarlo. Le serve intorno a lui subito presero a versare vino e portare cibo.

Le osservai una per una, e, su ogni volto, rividi quello di Astrid, e il gelo si impossessò di me.

Era morta per colpa sua. Lui l'aveva portata a questo.

«Berenice.»

Scostai lo sguardo, rigida, e notai il sorriso di Màel davanti ai miei occhi. Mi prese una mano, galante, e la strinse. «È un piacere rivederti: suppongo che Senne non ti abbia aggiornato sulle novità.»

Era disgustoso: un demonio posto sul cammino per deviarmi ad un passo dalla luce. Vidi Astrid osservarmi dall'alto e piangere per me.

«Voglio andarmene,» annunciai, liberandomi dalla sua stretta. Notai Màel accennare ad un sorrisetto mentre Senne mi si avvicinava, confuso.

«Nice?»

«Come hai potuto

Scossi il viso, sconvolta, e, alla fine, lasciai perdere. Presi il mio rancore e la mia rabbia e me ne andai, fuggendo come una codarda dalla regno dell'odio.

Non potevo credere che Senne mi avesse fatto questo, che avesse davvero pensato di riportarmi in quel posto. Forse non ne avevamo mai parlato, ma ero certa che lui sapesse dei guai che la mia presenza aveva causato durante il precedente viaggio, di ciò che avevo visto.

Mi sentivo male.

Caddi a terra all'ombra di un albero nudo, e mi portai le mani al viso, così da soffocare le urla.

Era stato Kåre a portarmi per la prima volta alla corte di Màel, in una gabbia per animali. Mi avevano deriso e mi avevano trattata per quella che ero - una schiava. E poi avevo incontrato Astrid, una ragazza bambina,  e le sue labbra cucite.

Màel l'aveva messa incinta e l'aveva punita per mantenere il segreto: pur di fuggire, lei si era passata un coltello nel ventre.

Ed io sentivo ancora il suo sangue sulle mie mani.

«Nice.»

Alzai lo sguardo e Senne era lì. Si sedette al mio fianco, cauto, e restò a distanza, continuando a scrutarmi.

Capii subito che ai suoi occhi dovevo sembrare una specie di belva pronta ad attaccare.

«Tu sai sempre tutto,» dissi. «Non posso credere che questo ti sia sfuggito.»

Sapevo già la risposta, ma non mi importava: volevo sentirla dalle sue labbra.

«Era la nostra unica possibilità,» ribatté. «So cosa hai passato, Nice, ma conosco Màel e lui ha giurato di proteggerti.»

«Lui è un assassino!»

«Non più di me, o te, o di Kåre.»

Serrai le labbra, contrita. Senne aveva ragione, per quanto detestassi ammetterlo.

Kåre - il suo popolo - erano uomini di guerra e di questo si cibavano. Lui non l'avevo incolpato di questo, ed era stupido farlo con Màel.

Anche io avevo ucciso.

«Ciò non toglie che lui sia crudele, Senne, e che mi odia. Vuole uccidermi

«Al momento, Màel è in guerra, Nice. E, non per svalutarti, ma pensare di uccidere Thorgest e prendere possesso del suo regno lo interessa molto di più. Màel ci proteggerà perché riconosce la tua importanza.»

Alzai un sopracciglio, confusa. «La mia importanza?»

Senne sospirò, quasi scocciato. «Beh, resti un suo punto debole.»

Un suo punto debole.

Così mi vedeva Màel, come un'arma da usare contro Kåre.
Il giorno in cui ci aveva incontrati ancora lo odiavo, eppure il sovrano aveva già predetto che saremo finiti per legarci.

Màel poteva essere pazzo, ma restava un manipolatore.

«Ti chiedo solo di pensarci.» Senne sfiorò la mia mano, gentile. «Non permetterò a nessuno di farti del male.»

Credevo in quella promessa, così come credevo in Senne.

Più di tutto, però, credevo in un cuore spezzato: quello di Kåre, quando mi avrebbe visto al fianco del nemico.

Angolo

Ritorna Vikings e bisogna festeggiare, sperando come sempre che non mi metta a scrivere sui miei adorati Alfred e Ivar🥰

Da questo capitolo, ci sarà la crisi😂

Come pensate andranno le cose fra Nice e Màel??

Spero che il capitolo vi sia piaciuto :)

A presto,
Giulia

An Dubh LinnLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora