Dopo l'allenamento estenuate, Oliver si prepara con calma per l'incontro con la Lopez.
Mentre con la mente è impegnato a ripetersi a se stesso il mantra deciso.
"Lei è solo la mia tutor.
Lei è solo la mia tutor.
Lei è solo la mia tutor."
Continua a ripeterlo, sapendo comunque che è inutile.
E che una volta soli, i suoi pensieri saranno altri.
Mentre si veste, Lucas attira la sua attenzione.
Un ragazzo come lui, che si nasconde dietro a un armadietto.
È sicuramente fonte di curiosità.
"Posso sapere che stai facendo Lucas?"
Gli chiede Oliver avvicinandosi.
Facendolo sobbalzare, girandosi verso di lui, facendogli segno di tacere.
"Non dire il mio nome.
Quella nana ha delle parabole al posto delle orecchie."
Ok che l'allenamento è stato estenuante.
Ma non così tanto da bruciargli i neuroni.
"La nana?"
Chiede cercando di dare un filo logico alla situazione.
Ma la risposta arriva in modo in aspettato.
"Che ci fai qui?"
"Guarda che è lo spogliatoio?
"Ei bimba vuoi farti un giro."
"No, il mio ragazzo è messo meglio.
Copri quel cosino, altrimenti scappa per la vergogna."
Oltre al frastuono, alla consapevolezza che una ragazza è entrata negli spogliatoi.
Basta quella battuta per capire che Isa è qui.
E dallo sguardo di Lucas, e qui per lui.
"È lei."
Sussurra l'amico terrorizzato.
Cercando una via di fuga, ma è troppo tardi.
"Eccoti qua amore, non credi sia maleducazione fare aspettare la futura madre dei tuoi figli?"
Con le mani ai fianchi, lo sgrida con tanto di dito puntato.
E Oliver non scoppia a ridere, solo perché ha paura che Isa se la prenda anche con lui.
"Tu sei pazza nana.
Ti sembra modo, siamo in uno spogliatoio."
Lucas le indica il posto aprendo entrambe le braccia.
Mentre Isa come se nulla fosse continua a fissarlo.
"Si, è tu sei già vestito.
Cazzo, dovevo entrare prima."
Sospira delusa, per prendere la mano di Lucas.
"Ora andiamo.
Abbiamo un appuntamento romantico che ci aspetta."
Lo tira, o meglio Lucas si lascia tirare solo perché sa, per esperienza, che se non lo fa lei gli salterà in braccio stile koala.
E sarà impossibile staccarla.
"E chi l’ha deciso?"
Gli chiede lui, ormai agli estremi della decenza per la sua sanità mentale.
Ma la risposta non lo soddisfa minimamente.
"Io.
Andiamo."
Oliver scoppia a ridere, vedendo l'amico seguire terrorizzato la nana.
Spera vivamente che qualcuno abbia ripreso la scena, per poi poterla vedere infinite volte.
Perché vedere un gigante terrorizzato da una nana, non ha prezzo.
Davvero.
Una volta finita l'ilarità per la scena, finisce di prepararsi.
Tornando con serietà al suo mantra.
"Lei è solo la mia tutor.
Lei è solo la mia tutor.
Lei è solo la mia tutor."
Si, povero illuso.
Non ci crede nemmeno lui alle cazzate che dice.
L'ora successiva è passata abbastanza velocemente.
Poiché hanno solamente ripassato le lezioni della settimana.
Per la seconda ora, Emma ha preparato degli esercizi di matematica.
Che Oliver svolge con tranquillità.
Almeno finché Emma non inizia a ricevere messaggi.
E non è tanto per il rumore, anche perché ha il silenzioso, ma per il sorriso che fa a ogni messaggio.
Starà sicuramente messaggiando con quel Andreas.
Quello stronzo che sicuramente non merita metà di quei dolci sorrisi.
Eppure lei glieli dedica.
Ad ogni, fottuto, messaggio.
Fino a fare saltare i nervi a Oliver.
"Come tutor dovresti concentrarmi su di me, e non sul tuo ragazzo."
Gli sputa addosso, ricevendo però solo un sorriso timido e delle scuse, mentre mette via il telefono.
"Scusa era Thomas.
È con la babysitter e si annoia.
Perciò mi riempie di messaggi."
Ora che sa che è il fratello, Oliver si sente davvero un cretino.
Questi strani sentimenti che prova per Emma lo stanno rincretinendo.
"Ok."
Si limita a rispondere, anche perché non saprebbe davvero che cazzata dire.
Dopo quella che ha sparato pochi secondi fa.
Torna sugli esercizi.
Ma ormai la concentrazione se n'è andata a puttane.
Parlando di suo fratello, gli è tornato in mente il giorno che l’ha conosciuto.
Soprattutto quella piccola palla di pelo, che d'allora vive nella sua camera, divertendosi a distruggere le sue scarpe.
Ricorda che il giorno dopo ha mandato Natalie dal veterinario con il piccolo.
Che non ha trovato problemi in Axel, e l’ha rassicurato dicendogli che crescendo ricupererà completamente la statura della sua razza.
Tutto questo pensare alla piccola palla di pelo, gli ha fatto ricordare della promessa fatta.
Ed è arrivato il momento giusto per rispettarla.
Così, senza troppe parole, mette via tutto il materiale.
"Andiamo."
Emma lo guarda confuso, mentre lui finisce di mettere via.
Come se nulla fosse.
"Andiamo dove?"
E ora che gli prende?
A cosa è dovuta questa improvvisa fretta?
E, non meno importante, si chiede se ha capito bene quel "andiamo", inteso come "insieme".
"Ho una cosa da fare.
E tu e Thomas verrete con me.
Quindi avvisalo."
Nessuna spiegazione, e il tutto detto con un tono rigido e fermo.
Eppure Emma si appresta a raccogliere le sue cose.
Pronta a seguirlo senza pensarci.
Spinta da questa voglia di stare un po' con lui.
Anche il viaggio è silenzioso, ma a nessuno dei due dispiace.
È un silenzio tranquillo, anche se pieno di curiosità.
Dopo aver mandato il messaggio a Thomas, dicendogli di prepararsi per una sorpresa.
Emma si sofferma a guardare Oliver.
È la seconda volta che lo vede guidare.
Ed è bello vederlo rilassato e a suo agio, si vede che ama guidare.
Tanto che Emma si chiede se ha mai fatto un viaggio.
Rispondendosi che sa davvero poco di lui.
Sa quello che si dice in giro.
Sa quello che lui gli ha mostrato.
Ma non sa altro, e spera davvero di conoscere qualcosa di più su di lui.
Non sa perché ha questo continuo bisogno di sapere di lui.
Non ha mai provato questa sensazione, questa voglia di entrare in un'altra vita.
Ma con Oliver è tutto diverso e nuovo.
Lui si mostra come un pallone gonfiato, superficiale.
Eppure lei in quegli occhi grigi legge molto di più.
E la sua paura è che la lettura sia reciproca.
"Così mi consumi Lopez."
Beccata con le mani nel sacco, ma non distoglie lo sguardo.
E non nasconde un sorriso, sicuro di lei.
"Magari così facendo, consumerò la tua maschera."
Oliver stringe la presa sul volante, nevoso perché Emma l'ha mascherato senza fatica.
Infondo questa è una sua paura, ma che non l’ha fermato da portarla via con se.
Conclusione, si è fregato con le sue stesse mani.
"Potrebbe non piacerti cosa c'è sotto.
Potrebbe essere peggio."
Sembra parlare da solo, con lo sguardo fisso sulla strada.
Costringendosi a non guardarla, anche se non può negare a se stesso che averla vicina, gli dà un senso di pace.
Di serenità, mai provato e che lo spaventa.
"O magari qualcosa di meglio."
Lo spiazza lei come sempre.
Forse è questo che hanno in comune, entrambi dicono ciò che pensano.
Scavano uno nell'altro, in un continuo conoscersi.
Continuando comunque a ripetersi di voler stare lontani.
"E tu invece?
Tu cosa nascondi con tanta gelosia?"
I due finiscono come al solito a fare un gioco pericoloso.
A fingere indifferenza, mentre si mischiano e creano un quadro di colori e sfumature.
Una loro opera d'arte.
Emma sospira rassegnata e non sorpresa.
Infondo ha iniziato lei questo sfiorarsi di paure.
Ma non vuole rispondere, anche perché infondo nemmeno lui si scopre completamente.
"L'angolo buio dello stregatto."
Una risposta infantile agli occhi di chiunque.
Ma non a loro, che ormai si sono già persi in un mondo loro e oscuramente meraviglioso.
Non ha il tempo di ribattere, che sono già arrivati davanti al condominio di lei.
Che velocemente fugge via, con la scusa di andare a prendere Thomas, quando invece vuole solo scappare dalle verità scomode.
Oliver non è sorpreso dalla fuga, e ne approfitta per conoscere la sua casa, anche se solo esternamente.
In realtà c'è ben poco da analizzare.
È un semplice condomino pitturato di verde sporco, sicuramente restaurato molti anni fa.
Posizionato in un quartiere umile e poco costoso.
Insomma una vita molto diversa dalla sua.
Eppure, nonostante Emma non venga da un famiglia come quella di lui, non lo mostra.
Sempre bella nella sua eleganza e diplomazia, potrebbe fingere tranquillamente di essere del suo stesso ambiente.
Sono pensieri ipocriti i suoi, che guarda con sufficienza questa dimora.
Ma è da ipocriti dire di pensare il contrario.
Qualcuno bussa al finestrino, distraendolo.
Girandosi si trova davanti un viso infantile sorridente, che lo saluta con un gesto della mano.
Oliver risponde al gesto con un po' di rigidità.
Rapportarsi con i bambini, non è mai stato il suo forte, anzi ne è sempre rimasto a distanza.
Ma Thomas lo attrae.
Forse per come il piccolo ha difeso la palla di pelo.
Per come sorride alla vita nonostante i suoi problemi.
O perché, con più sincerità, è il fratello della sua tutor.
Qualunque sia la motivazione, Oliver vuole farlo felice.
E così facendo, con un po' di fortuna, guadagnerà qualche punto con il karma.
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Macchiati di Me
RomanceOliver Johnson, è il classico bad boy, figlio di papà, un vanto a sentire lui. Ribelle e dannato, vive la vita al momento, fregandosene delle regole. Si mostra superficiale e freddo, nascondendo segreti e lotte. Sempre al centro della situazione, m...
