La macchina non ha mai fatto tanti giri.
E neanche la mente di Oliver.
Nei pochi kilometri di viaggio che lo separano dall'ospedale, la mente non fa altro che viaggiare.
Si chiede cosa proverà quando la rivedrà.
Se sarà rabbia per avergli nascosto una cosa del genere.
Per la paura di averla quasi persa.
Per essere entrata nella sua vita, con la consapevolezza di dover poi sparire.
Se sollievo nel rivederla sveglia.
Nel vedere il suo sorriso, e i suoi scuri e profondi occhi.
Nel vederla stare bene.
Se indifferenza, rimanendo impassibile davanti al suo risveglio.
Se non proverà nulla nel saperla salva.
Ma l'ultima ipotesi è solo una speranza invana.
È impossibile che ne rimanga indifferente, lui lo sa bene.
Eppure ci spera, poiché così sarebbe tutto più facile.
Saprebbe che non prova davvero queste emozioni che sente dentro.
Ma queste emozioni ci sono, e suonano con forza nel petto ad ogni metro che manca da lei.
Abbandona senza cura la macchina nel grande parcheggio dell'ospedale.
Camminando sordo, nonostante le chiacchiere e il rumore delle macchine che arrivano e se ne vanno, sentendo solo il proprio battito guidare ogni passo.
Con le mani in tasca, stringendo nel pugno la chiave della macchina, fino a farsi male.
Un dolore che rende reale ciò che sembra una incubo.
E pensa a lei, chiedendosi cosa dirle quando la rivedrà.
Poiché, cosa si dice a una ragazza risvegliata da un pseudo coma?
"Buon giorno bella addormentata'?
No, sembrerebbe ridicolo in confronto alla situazione.
E avrebbe tutti i buoni motivi per mandarlo a quel paese.
Potrebbe dirle di essere felice di vederla sana e salva.
Sentendosi patetico e senza spina dorsale.
E magari lei potrebbe pure prenderlo in giro
"Ti senti meglio?"
Che domanda stupida da fare dopo che è quasi morta.
E che è stata aggredita da qualcuno, di cui Oliver non sa ancora il nome.
Anche se qualche sospetto lo ha.
Si ferma, passandosi con nervoso le mani tra i capelli, davanti alla porta del suo reparto.
Con la mano che trema e non vuole abbassare quella maniglia.
E se non la trovasse in forma?
Se avesse ancora quel tubo in gola?
E se i suoi occhi fossero vuoti, sotto l'effetto di quei farmaci?
Poi c'è un ipotesi che lo terrorizza ancora di più.
E se non si ricordasse di lui?
Caterina gli ha spiegato che queste crisi possono lesionare altre capacità dettate dal cervello.
Come la parola, funzionamenti motori e, per la punto, la memoria.
La mano torna nella tasca e fa qualche passo indietro davanti a una porta ancora chiusa.
Potrebbe trovarla vuota di emozioni e di ricordi.
Potrebbe non sorridergli, non parlargli, potrebbe essersi dimenticata di ogni loro bacio e litigio.
Potrebbe essere in lacrime, aver perso un pezzo di sé e essere disperata.
E Oliver cosa potrebbe fare per consolarla?
Nulla, impotente davanti alle sue lacrime.
Sta per girarsi e andare via.
Sta per scappare via da lei, come il più miserabile tra i codardi.
Perché non si sente all'altezza, e non lo ci si sentirà mai.
Prima che possa fuggire via, la porta si apre.
E Oliver si ferma sul posto davanti al suo allenatore.
Davanti gli occhi tristi e preoccupati di Al.
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Macchiati di Me
RomanceOliver Johnson, è il classico bad boy, figlio di papà, un vanto a sentire lui. Ribelle e dannato, vive la vita al momento, fregandosene delle regole. Si mostra superficiale e freddo, nascondendo segreti e lotte. Sempre al centro della situazione, m...
