Il giorno dell'incontro è arrivato.
Piombando come un peso su Oliver, scoglionato e nervoso già appena sveglio.
La notte ha sognato la sua sconfitta.
Il sorriso del suo sfidante.
La faccia delusa di Al.
Il peso della promessa fatta.
In quel momento ha agito di istinto, promettendo la vittoria ad Al.
Ma ora i dubbi e l'insicurezza lo tormentano.
Anche durante le lezioni non riesce a seguire.
E più forte di lui, più prova a non pensarci, più i pensieri premono fino all'emicrania.
Fa finta di ascoltare, ma le sue orecchie sono sorde.
Troppo prese a risentire più volte la storia di Al.
Come un disco rotto, che si ripete in continuazione.
Per gli altri può sembrare tutto normale.
Forse solo un po' troppo preso dalla lezione di matematica.
Ma, tra le fila di studenti, c'è chi l'osserva con preoccupazione.
Con un nodo in gola, e la voglia di andare da lui.
Anche solo per chiedergli cosa abbia.
Emma non si fa illudere dal suo fare apparentemente normale.
L'ha visto parlare con gli amici, camminare nei corridoi, seguire le quattro ore di lezione.
Notando un'unica cosa.
Il suo sguardo perso e pieno di paure.
Molto lontano dall' Oliver che ha imparato a conoscere.
Lo osserva, fingersi presente, con uno sguardo vuoto e stringendo con troppa forza quella penna.
E vorrebbe essere lei quella penna, solo per essere parte dei suoi pensieri.
Essere presente nelle preoccupazioni che lo stanno investendo.
Scuote il capo, sorride amara.
Non più sorpresa per questi pensieri verso di lui.
Ma non dimenticando quanto tutto questo sentimento sia sbagliato e nocivo.
Il suono della campanella, la risveglia dagli insensati pensieri.
Spingendola a recuperare le sue cose, incamminandosi poi sicura verso la porta.
Con la promessa di non voltarsi verso di lui, di camminare dritto.
Allontanarsi più che può.
Ma è inutile, ormai è bugiarda pure con se stessa.
E il suo sguardo, stufo di mentire, si volta verso di lui.
Fermo ancora a quel banco, troppo preso dalla sua mente, per rendersi conto che sono quasi tutti andati via.
"Se lo guardi ancora un po', ti prenderà per una cannibale affamata."
Sofia la distrae da quella triste visione.
Ma solo per pochi inutili secondi.
"Ha qualcosa che non va, lo sento.
Ed io...
Io..."
Lei cosa?
Cosa vuole fare?
Lei che è più inguaiata di lui, cosa pensa di poter fare?
Eppure continua guardarlo, desiderando solo di salvarlo.
Affogando, facendosi usare come appoggio per sopravvivere.
"E tu vai.
Vai da lui.
Tanto io devo andare con Dimitri, che sicuramente mi aspetta fuori."
Si volta subito verso l'amica, sorpresa da questa ultima novità.
Di cui era totalmente all'oscuro.
"Non guardarmi in quel modo Em.
Sta cercando casa e mi ha chiesto di aiutarlo a scegliere.
Diciamo che gli serve un parere femminile."
Emma la guarda con un sopracciglio alzato.
Di scuse idiote per rimorchiare ne ha sentite, ma questa deve dire che le batte tutte.
Sofia sbuffa, capendo benissimo i pensieri dell'amica.
E non può negare di pensare la stessa cosa.
Ma, ammetterlo, sarebbe il primo passo nell'illusione.
"Tu pensa ai tuoi guai.
E io ai miei.
Nel peggiore dell'ipotesi, ci ritroviamo nella merda insieme."
La saluta velocemente con un bacio, prima di scappare via.
Sapendo bene che sia lei che Emma sono davvero nei guai.
In quel tipo di guaio, che non si capisce che è tale, finché il cuore non ti si spezza il cuore.
Comunque, ormai rimasta sola, Emma non può tirarsi indietro.
Anche perché ne avrebbe i rimorsi per tutta la vita.
Così, abbandona la borsa sul primo banco, avvicinandosi a passo leggerò verso di lui.
Ancora ignaro di ciò che cambia intorno a lui.
Finché non sente una mano gentile, posarsi sulla sua stretta ancora a pugno.
Sussulta, ritornando bruscamente alla realtà.
Riprendendo a respirare solo quando incontra gli occhi scuri di Emma.
"Ehi."
Si limita lei, senza lasciare la mano dalla sua, sedendosi di fianco a lui.
A lui, che si accorge solo ora di essere rimasti soli.
Che si accorge solo ora di essere sconnesso da troppe ore.
Mentre adesso l'unica cosa che lo tiene in questa realtà è lo sguardo premuroso della Lopez.
"Ciao."
Distoglie lo sguardo, cercando di ricostruire la maschera di indifferenza.
Ma è un muro di sabbia, che lei soffia via con la profondità del suo sguardo.
Con la sua piccola mano, che stringe di più la presa sulla sua macchiata di nero.
"Cosa c'è che non va?'
Gli chiede, richiamando i suoi occhi, ormai schiavi e servi di lei.
E potrebbe fingere indifferenza, inventare una scusa.
Allontanarla da lui.
E invece, si ritrova a dirle ogni cosa.
Le racconta la storia di Al, non sorpreso di vederla tranquilla.
Sicuramente a conoscenza del vissuto del l’uomo.
Non si ferma a fare domande, continuando a raccontare.
Fino ad arrivare alla promessa fatta, dicendola con uno strano senso di oppressione.
"Al non vuole farti pressioni, non te l'ha raccontato per spingerti a tanto.
Ma solo perché si fida di te, o forse perché ha visto molto in te."
Emma conosce bene questa storia, e crede in ciò che ha detto.
Perché conosce bene i due uomini.
Come sa bene che quel vuoto nello sguardo di Oliver, è dovuto alla paura di deludere il suo allenatore.
"Tu non capisci Emma."
Si alza lui, staccando la mano da quella di lei, ferendola quasi.
Con le mani tra i capelli, esplode in tutto ciò che sente.
Fregandosene che sia lei ad assorbire tutta questa merda.
Ancora una volta usandola come se fosse un diario.
Ancora una volta trascinandola nella sua vita, senza poter scappare lei, e pentirsene lui.
"Non capisci cosa vuol dire sentirsi sempre una delusione.
Non essere mai abbastanza.
Non sentirsi mai fieri di sé."
E mentre parla, con lo sguardo perso verso il muro, ripensa ancora a suo padre.
Ala sua infanzia.
A quelle parole che non ha mai ricevuto da lui.
Che non gli ha mai detto che è fiero di lui, o almeno, che gli vuole bene.
"Ed ora che c'è qualcuno che crede per la prima volta in me, ho paura di fallire.
Di vedere quello sguardo di delusione sul volto di Al.
Sul tuo."
Finalmente si volta verso di lei, schiantandosi contro gli occhi dolci di lei.
Un po' lucidi, e sorpresi di spiare un altro pezzo di lui.
"Ho paura di deludere anche te.
Perché mi guardi sempre come se credessi davvero a me.
Persino quando mi spieghi una materia, che sai bene che non mi entra nel cervello nemmeno per sbaglio."
Fa un passo verso di lei, con espressione furiosa.
Almeno in superfice, perché i suoi occhi chiari sono solo tristi.
E troppo pieni di sentimenti negativi e deludenti.
Spingendo Emma a parlare, sperando di usare le giuste parole.
"Stai recuperando a scuola.
Hai mantenuto il tuo posto nella squadra.
Stai lottando, letteralmente parlando, per la tua vita."
Si alza, facendo quei pochi passi verso di lui.
Posando la mano istintivamente, sulla guancia ruvida e fredda di lui.
"Noi siamo già fieri di te.
Di quello che stai riuscendo a fare.
Dell'impegno che ci stai mettendo per darti un futuro.
Il resto sarà solo qualcosa in più.
Noi siamo già fieri di te."
Continua, sorridendo nostalgica nel sentirlo accoccolarsi alla sua mano.
Trovando sollievo in quel contatto piccolo ma importante.
"Ci sarai anche tu stasera?"
Le parole di lui la freddano di colpo.
Lasciandola emozionata per volerla vicino a se.
Ma anche preoccupata e pronta a rifiutare.
Vederlo su quel ring la fa cadere in uno stato di ansia che la fa stare male fisicamente.
Ecco perché non ha più partecipato all'incontri.
Ma poi lui apre gli occhi, ingoiandola in quel dolce fumo.
Facendola affogare in lui, in quel bisogno di averla vicina.
E a lei, non resta che annuire, fregandosene dei rischi.
Pronta a tutto per lui.
E proprio vero, quando si ama si fanno le peggior cazzate.
Anche quando questo sentimento ci è ancora sconosciuto.
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Macchiati di Me
RomanceOliver Johnson, è il classico bad boy, figlio di papà, un vanto a sentire lui. Ribelle e dannato, vive la vita al momento, fregandosene delle regole. Si mostra superficiale e freddo, nascondendo segreti e lotte. Sempre al centro della situazione, m...
