Il giorno tanto atteso è arrivato.
La vigilia del compleanno di Emma.
Il piano è ben definito e curato nei dettagli.
Ognuno ha il suo compito, anche Oliver.
Portare via Emma, in modo che loro possano organizzare al meglio la serata a casa di lei.
Poiché il pub stasera ha pienone, ed è già tanto che Sofia non debba lavorare.
La scelta di festeggiare alla mezzanotte del giorno prima, è per sorprendere ancora di più Emma.
E poi, essendo che cade di Pasqua, non avrebbe lo stesso gusto festeggiarlo domani.
Comunque Oliver nel primo pomeriggio è già davanti a casa sua.
Pronta a portarla al Lunapark, in modo da tenerla impegnata.
Da quel pomeriggio, da quando si è dichiarato, nulla è cambiato.
Nulla doveva cambiare.
Non hanno bisogno di etichette o anelli al dito per sapere che si amano.
E che si appartengono.
Negli ultimi giorni le ha rubato spesso qualche bacio, rinfacciandole più volte la sua scenata di gelosia.
Facendo ogni qualvolta soccombere Emma nell'imbarazzo.
Alla porta di casa si presenta Caterina, che non sembra essere così felice.
"Ei Oliver.
Entra caro."
Oliver perde buona parte del sorriso, capendo che qualcosa nei piani è andato storto.
"Come sta?"
Oliver sa la risposta, ma chiede ugualmente.
Forse per renderlo più reale o perché ama farsi male.
E Caterina sospira, preparando un succu d'arancia per la figlia.
Una delle poche cose che può fare.
"Oggi non va.
E stesa sul letto con dolori e stanchezza.
E ha freddo e ha caldo, e..."
Caterina ingoia l'amaro in bocca, ricordandosi la promessa di essere più forte.
Ma non è facile, anzi è impossibile.
"Fa fatica persino a parlare.
E..."
Trattiene ancora le lacrime Caterina, sentendosi impotente.
Un moscerino in confronto ai dolori della figlia.
"Dobbiamo rimandare tutto.
C'è da avvisare i ragazzi, la pasticceria, la..."
Va in panico la donna, aggrappandosi a qualsiasi cosa la strappi via da lì.
E Oliver le corre incontro, le porge una mano, una scialuppa di salvataggio.
"Vai a fare tutto.
Rimango io con lei."
Caterina si nega, non può andare via.
No non può lasciarla sola.
Non vuole.
Ed Oliver la blocca, provando ancora sorpresa per quanto le sue donne siano simili.
"Vai.
Ci penso io."
Litigano ancora mezz'ora prima che Oliver la convinca.
E gli lascia mille numeri e mille raccomandazioni, prima di uscire.
Lasciando da solo Oliver nel soggiorno.
Nei pezzi della casa di lei, nei pezzi della sua vita.
Afferra il succo nella bottiglietta, salendo al piano superiore nella speranza di trovare la camera.
Non è mai stato dentro casa di lei, se non nella sua camera entrando dalla finestra.
Comunque l'impresa non è ardua.
Su ogni porta c'è il nome del proprietario.
E su quella di Emma il suo nome è formato da un rogo di rose.
Molto azzeccato.
Apre lentamente la porta, lasciandosi ingoiare dall'oscurità.
Dal rumore dei suoi sospiri affaticati.
Le tapparelle chiuse nascondono il sole del pomeriggio.
E l'unica cosa che fa ombra sugli oggetti è una lampada vicino al letto di lei.
STAI LEGGENDO
Macchiati di Me
Storie d'amoreOliver Johnson, è il classico bad boy, figlio di papà, un vanto a sentire lui. Ribelle e dannato, vive la vita al momento, fregandosene delle regole. Si mostra superficiale e freddo, nascondendo segreti e lotte. Sempre al centro della situazione, m...
