Capitolo 37

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Erano passati più di cinque giorni ormai dall'arrivo dei ragazzi al cospetto dell'Ominace. Le loro ferite erano state curate dai sacerdoti, che ignari dell'accaduto, si prodigarono come meglio poterono per aiutarli e curarli. Al loro arrivo erano ridotti a uno straccio, Eyrion era il più grave di tutti, riuscirono a salvarlo quasi per miracolo con delle cure estremamente delicate e l'aiuto personale del sommo sacerdote grazie all'antica energia conservata all'interno della montagna.

Purtroppo però era ancora in una sorta di coma lieve, ma non più in bilico tra la vita e la morte, dovevano soltanto attendere che si svegliasse.

I ragazzi avevano quasi completato il loro ciclo di guarigione e si preparavano ad incontrare finalmente l'Ominace che li avrebbe aiutati con i loro poteri, dandogli le risposte alle loro domande.

Uno dei custodi li raggiunse nella camera in cui alloggiavano tutti e tre, purtroppo dovevano condividerla in quanto di solito non aspettavano ospiti e le stanze erano limitate. La stanza non era molto grande, ospitava tre letti e un tavolo sulla parte destra sul quale potevano mangiare in tranquillità. I muri erano delle grotte scavate nella montagna, non c'erano pareti di mattoni, solo pura e umida roccia a mantenerli freschi. Una fessura tra le rocce fungeva da finestra verso la vallata, dalla quale trapelava un fascio di luce che proiettava sul pavimento un rettangolo bianco al centro della stanza. Non era larga, ma sufficiente a far circolare dell'aria fresca.

Dal loro risveglio attendevano con ansia di incontrare il sommo sacerdote e ora che finalmente era pronto a riceverli, sentivano dentro di se uno stato di ansia sempre crescente. Ognuno si poneva quasi le stesse domande: "Sarà in grado di aiutarci?" "Risponderà davvero alle nostre domande?" "Saprà dirci il nostro passato?" ma soprattutto, tutti si chiedevano la medesima cosa "Riuscirà a trovare Chris?".

Il loro amico era sparito da quasi una settimana, rapito da quella gigantesca creatura che ridusse in fin di vita Eyrion in pochi attimi. Provavano un senso di colpa, di vergogna per non essere riusciti a salvarlo, ma non potevano fare nulla, non erano abbastanza forti. Si chiedevano se fosse morto, se lo stessero torturando... quei pensieri non gli davano pace. Ora non potevano fare nulla però, dovevano solo attendere che il sommo sacerdote li aiutasse come promesso, Chris è in gamba, doveva solo resistere ancora un po'.

<<L'Ominace vi sta aspettando. Prego, seguitemi>>.

La voce tranquilla, delicata, troppo delicata per sembrare quella di un uomo, li invitò a seguirlo lungo gli stretti e tortuosi corridoi di quella struttura sotterranea scavata nel cuore di una montagna, lontano dalla luce del sole e dal contatto umano. Il custode era un uomo mingherlino, completamente nascosto sotto cappuccio e una tunica che strusciava a terra essendo molto più grande di lui.

Camminava a passi lenti, morbidi, quasi non facevano rumore sul freddo pavimento in pietra sotto i loro piedi. Ignis era turbata, le si leggeva in faccia, non era brava a nascondere le emozioni.

<<Cosa vi turba signorina?>>.

Una domanda fuori luogo, Ignis non la prese bene.

<<State scherzando spero? Sapete che il nostro compagno... il nostro amico è stato rapito da quei mostri e mi chiedete cosa mi turba?>>.

Caleb e Adam si scambiarono un'occhiata quasi impaurita di fronte a quella reazione, persino il custode sembrò pentirsene di averglielo chiesto.

<<Non volevo offendervi, comprendo il vostro dolore, ma non abbiate paura, il ragazzo è un custode, saprà cavarsela>>.

<<Non credo comprendiate il nostro dolore o le nostre preoccupazioni>>.

<<Lo comprendo invece, ho perso anche io qualcuno, come tutti noi qui. Ogni custode ha un passato oscuro alle sue spalle e tutti noi abbiamo perso qualcuno a noi caro. L'Ominace ci ha accolti sotto la sua protezione, convertendo reietti, malati, disadattati e anime perse sotto l'abbraccio del cristallo>>.

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