Capitolo Tredici

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12 maggio 2003

Era notte fonda e la luce lunare illuminava parzialmente il viso addormentato di Hermione Granger.
Quella sera fece faticare a prendere sonno: la conversazione con Piton l'aveva turbata. Si chiedeva come un uomo potesse vivere dopo aver visto la macabra visione di un padre assassino e di una madre morta. Secondo il modesto parere della ragazza, non era possibile e, semmai fosse stato possibile, avrebbe causato gravi danni psicologici.
Il puro silenzio fu interrotto da un tonfo.
La Granger aprì di scatto gli occhi ed impugnò la bacchetta che aveva sotto al cuscino.
"Lumos" sussurrò.
Una luce bianca e forte si levò dalla punta della bacchetta, inondando lo spazio circostante.
Hermione uscì dalla camera da letto e si fermò in piedi sul pianerottolo: c'erano dei rumori che provenivano da destra...dalla stanza di Piton.
La donna si diresse piano verso la porta e vi entrò.
L'uomo, con il torso nudo, era con il capo ed il busto a terra e dal bacino in giù era ancora sotto le coperte.
"Ma cosa stai facendo?" chiese la ragazza.
"Tu che dici, Granger? Sto facendo stretching" rispose Piton ansimando a testa in giù.
"Cosa?"
"Granger, sono caduto! Vuoi aiutarmi o no?" tuonò allora l'uomo.
La dottoressa lo soccorse e mentre lo alzava per le braccia gli domandò "Come hai fatto? E perché?"
"Sono abituato al letto a due piazze e non ad una"
"Ma non ti è mai successo in tutti questi giorni"
"Ho avuto un sonno un po' movimentato" confessò egli sistemandosi meglio con la schiena sui cuscini.
La Granger lo fissò attentamente: era vero, non mentiva. Aveva avuto un incubo e lo percepiva dagli occhi.
Solo ora la donna notò che era scoperto.
"Ti prenderai qualcosa! Indossa subito..." pronunciò ella mentre si alzava andando alla ricerca della camicia del pigiama.
"Non c'è bisogno"
Hermione si voltò e gli rivolse uno sguardo carico di rimprovero "Ah no? Potresti prendere una polmonite o, peggio, una broncopolmonite. Sarà anche maggio ma l'Inghilterra è sempre fredda" indicò lanciandogli l'indumento ritrovato.
Il mago lo indossò violentemente e le sopracciglia si corrucciarono un secondo dopo.
"Ora vattene, vorrei dormire" le intimò il mago.
La strega, invece, si sedette sul letto e gli aggiustò il colletto disordinato, poi parlò lentamente "Mi stavo chiedendo come tu possa essere sano di mente dopo aver assistito la tragica morte di tua madre".
"Ora sono qui, Granger, e questo ti deve bastare, senza pensare a chissà quali problemi affollino la mia mente"
"A te basta, Severus?" gli chiese Hermione mettendogli una mano su braccio.
L'uomo rise; non una risata vera è proprio, era solo un sospiro carico di amarezza. Allontanò il braccio dalla mano della donna e le rispose sottovoce con gli occhi ridotti a due fessure "A me sarebbe bastato morire in quella stamberga".
"Io voglio solo capirti e rendere tutto questo meno difficile"
"E perché mai? Fra sei mesi sarà tutto finito ed io sarò per te solo uno dei tanti pazienti che ogni giorno ti trovi davanti" sputò con rabbia Severus.
"Hai paura di essere fragile o di dimostrarti tale?"
"Non essere sciocca"
"Hai paura di esserlo e anche di dimostrarlo"
"Non sai niente Granger"
"Io so di poter riuscire a renderti tutto questo migliore.
Io so che qui -gli posò una mano sul petto- c'è un uomo capace di amare, con grande coraggio, con una grande lealtà. Io so che cosa si cela oltre questo personaggio che hai creato"; si fermò solo per avvicinarsi meglio al viso dell'uomo e con un filo di voce gli chiese "Quanto devi aver sofferto per essere diventato così?"
"Granger, non importa quanto io abbia sofferto o cosa io abbia visto: quello che sono ora, da prima si trovava in me; le situazioni hanno solo cacciato il mostro già presente"
Il volto dell'uomo, colorito in parte dallo splendore bluastro della luna, le sembrò particolarmente interessante: le zone di luce e di ombre che si mescolavano davano al mago un qualcosa di eccessivamente attraente.
Le labbra sottili si muovevano lente in un movimento sensuale ed il tutto era incorniciato dalla voce calda e roca che ne usciva fuori.
"Granger, ora, sempre se non ti dispiace vorrei andare a dormire"

Hermione aprì gli occhi per la seconda volta quel giorno.
Le immagini della notte trascorsa, Piton e...le labbra di Piton. Subito venne invasa da un calore generale.
Si passò una mano sul petto con movimenti circolari. Il cuore le batteva più veloce del solito.
Non poteva permetterlo!
Magari Piton esteticamente poteva anche rispecchiare il prototipo dell'uomo perfetto, sicuramente era un uomo intelligente, acculturato ed elegante, ma lungi da Hermione l'idea di farselo piacere in quel senso.
"Che schifo, sono sempre la solita imbecille" imprecò contro se stessa guardandosi allo specchio di fronte al letto.
Scese con calma le scale e prese la posta; con ancora le buste in mano arrivò in cucina. Si bloccò: Piton ai fornelli.
"Severus" lo chiamò la donna appoggiandosi allo strippate della porta sorridendo.
"Granger" disse egli intento a strapazzare le uova.
Guardò meglio la figura seduta: sì, decisamente poteva piacerle.
Un attimo: Severus muoveva il busto.
"Ti stai muovendo" indicò solo Hermione.
"Sì, felice che tu l'abbia notato. Durante la notte penso sia avvenuto qualcosa; stamattina potevo muovermi dalle anche in su"
"È fantastico!" esclamò entusiasta andandogli vicino. Osservò il lavoro del mago: aveva preparato due porzioni. "Dai Piton faccio io"
Per la prima volta Severus non replicò e fece quello che gli veniva chiesto.
Una vera conquista personale.
"Ah sì: vuoi leggere i mittenti di quella posta sul tavolo, per favore? Aspetto una lettera da Harry"
"Sono diventato il tuo elfo domestico?"
"Dai Severus, sono impegnata e ho bisogno di una risposta immediata da parte di Harry"
La ragazza sentì Piton sbuffare e il rumore della carta che strusciava. Sorrise.
"La prima lettera è dal "Il Giornale dei Medimaghi", la seconda lettera è dal "Oltre la magia" e poi la terza è da...Fontaine Theodoros"
"Cosa?" chiese la donna voltandosi a guardarlo interrogativa.
"Theodoros non è..."
"Sì è lui. Leggimelo, Piton" comandò ella grave. Un tono che Piton non le aveva mai sentito.
"Non ci penso proprio; sono cose private e non voglio leggere simili idiozie"
"Leggimelo ora! Sono io, piuttosto, a non voler leggere simili idiozie, leggimela ora mentre faccio qualcosa e non spreco tempo"
Nella stanza echeggiò il rumore della carta strappata e la carta a contatto con le mani dell'uomo; questo iniziò a leggere:
"Cara Hermione,
ti scrivo oggi per dirti che il mio amore è più forte che mai in questo giorno che per noi era speciale.
Mi sono comportato come uno stupido, ma ti prego, perdonami.
Con te non è stato solo un momento di debolezza, come afferma mia moglie, io ti amo, mia cara. Ti amo come amo passeggiare lungo la Senna in un..."
La strega, annoiata, lo interruppe bruscamente "...in un giorno di inverno nel mio cappotto. Ti amo come amo osservare di notte la Torre Eiffel dal mio salotto...Continua così, non è vero?" chiese prendendo due piatti.
"Sì, continua così"
"Patetico, megalomane e disgustoso.
È la stessa banale lettera che mi ha inviato due anni fa e l'anno scorso; controlla nella busta e troverai una foto di me e lui con il messaggio "Noi ai Giardini Lussemburgo" e ovviamente il fiore essiccato "colto dalle mie mani trepidanti di abbracciarti". Non è così?"
"Ecco tutto" rispose Piton rovesciando il contenuto della lettera, elencato da Hermione, sul tavolo.
La donna posò i due piatti con la colazione sul bancone, raggiunse velocemente la tavola e trasformò la lettera e gli oggetti allegati in coriandoli.
"Che razza di idiota"
"Mi trovo a convenire con te, Granger".

Spazio Autrice
Salve a tutt* ragazz*!
Come state? Spero tutto bene.
Questo capitolo introduce quello a cui tutti noi puntiamo: un sentimento fra Hermione e Severus.
La nostra, ben presto, si è accorta di quanto Piton le faccia uno strano effetto...ora tocca vedere cosa ne pensa il diretto interessato.
Bene, per ora è tutto e fatemi sapere se vi sta piacendo la storia.
Alla prossima, ciao!

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