Capitolo Dodici

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11 maggio 2003

"Severus! La cena è pronta, vieni" urlò la Granger dalla cucina.
Piton sbuffò sonoramente: non aveva alcuna voglia di essere avvolto da un silenzio imbarazzante per i prossimi 40 minuti, ma il proprio stomaco brontolava e richiedeva cibo. Non aveva né pranzato e né fatto colazione quel giorno Non era proprio una bella giornata.
Agguantò i supporti sulle ruote che gli permettevano di muoversi senza l'uso della Magia ed uscì dalla stanza.
Era difficilissimo "guidare" quell'affare e rischiava sempre di andare a sbattere contro qualcosa, ma era normale: solo dal giorno prima aveva riacquistato l'uso del braccio.
Scese le scale levitando e giunse in cucina; vide il proprio posto apparecchiato non con le solite posate e cercò, interrogativo, lo sguardo della ragazza.
"Beh? Ormai ti funzionano entrambe le mani, puoi fare a meno di essere imboccato" dichiarò Hermione tagliando la sua carne.
Che stupido era stato a non pensarci! E quanto era umiliante farsi riprendere da quella ragazzina!
Piton si mise a tavola ma le portate erano troppo lontane da lui. Quella dannata l'aveva fatto apposta.
"Granger passami l'arrosto"
"Non ho sentito le paroline magiche, Piton" affermò risoluta ella, alzando lo sguardo verso l'uomo e smettendo di tagliare il suo cibo.
"Granger, non farmi perdere la pazienza" sussurrò Severus guardandola negli occhi.
Hermione non rispose: alzò un sopracciglio e si concentrò nuovamente sul suo pasto.
"Per favore" disse a denti stretti Piton.
"Vedi: se fai il bravo ottieni tutto" pronunciò con un sorriso la Granger alzandosi. Arrivò accanto a lui e gli mise nel piatto dell'insalata, la carne e gli versò un bicchiere d'acqua.
Il mago le prese con il braccio sinistro il polso e strinse leggermente, poi sibilò "Fare il bravo? Con chi pensi di parlare, ragazzina?"
Lo sguardo della donna scattò subito sul suo braccio e poi incrociò gli occhi del proprietario.
"Con un ex Mangiamorte, o mi sbaglio?"
La presa sul polso aumentò.
"Non sbagli affatto, Granger"
"Fammi vedere il Marchio Nero, Piton"
Severus ghignò e le rispose "Non è possibile che in cinque anni tu non abbia mai visto il braccio del tuo paziente".
"Non ero io ad occuparmi della tua igiene. Io controllavo solo i referti medici"
"Non te lo farò vedere" pronunciò egli, lasciando il polso della ragazza e poggiando il braccio sul tavolo..
Piton voleva mantenere la calma, mangiare e poi salire in camera. Non aveva alcuna intenzione di litigare con la Granger.
Sentì la mano calda e delicata della ragazza appoggiarsi sulla propria, ma fu solo un attimo, poi si spostò sul polso. L'uomo sapeva dove la ragazza volesse andare a parare e subito ritirò il braccio.
"No!" tuonò Piton.
Non voleva far vedere quello a qualcuno; non era, neanche egli stesso, capace di guardarlo. Quando, per forza di cose, si ritrovava con quella parte del corpo scoperta non riusciva a controllarsi.
Avvertì nuovamente le mani della Granger sopra di sè.
Che senso aveva sottrarsi ancora? Non lo avrebbe lasciato stare se prima non avesse visto il tatuaggio.
Delicata, Hermione, sbottonò il polsino della camicia nera che racchiudeva quello che più le interessava. Creò un risvolto fino al gomito e poi si fermò, immobile.
L'uomo sentì chiaramente la ragazza ingoiare la saliva.
"Sei contenta ora?" le chiese guardando il pavimento.
La strega passò il polpastrello del dito indice sulle linee definite dall'inchiostro.
"Non è..."
"No, Granger, non è nero come una volta. Quando è morto la percentuale di Magia Nera nell'inchiostro è scomparsa. Immagina quanta Magia Oscura ci fosse dentro di me una volta".
Difatti il Marchio era di uno squallido e sbiadito grigio: il serpente nel teschio ora era immobile e vuoto.
"Non lo guardi?" gli chiese la ragazza con gli occhi lucidi.
"L'ho visto per venti anni muoversi sul mio braccio; posso dire di ricordarlo molto bene"
"È davvero..." cercò di dire la Granger.
"Ora basta!" mormorò l'uomo scacciando la mano di lei e riabbottonandosi la camicia.

Hermione tornò al suo posto, ma senza toccare cibo. Piton, invece, composto, mangiava più del dovuto.
"Scusami per ieri" parlò all'improvviso ella.
"Per quale delle tante cose maleducate che mi hai detto?"
"Per non averti chiesto se avessi una persona da far venire qui...a trovarti"
Piton ghignò e alzò lo sguardo dal piatto, poi disse "Chi pensi io possa avere?"
Era triste ma vero: non aveva nessuno e stentava a credere che quelle donne con cui occasionalmente si univa, pagandole ovviamente, gli avrebbero fatto visita.
"Non so...magari tua madre?"
Severus allontanò il piatto, tolse il fazzoletto dalle gambe e si appoggiò meglio alla sedia. Incatenò gli occhi in quelli di lei.
"È morta"
Silenzio tombale.
"Come?"
"Mio padre non era molto cortese" rispose solo Piton.
"Vuoi dire che..."
"Sì. Tobias una sera tornò, come sempre, ubriaco e le spaccò una bottiglia di birra in testa; un pezzo di vetro le si conficcò nella vena giugulare. Inutile dirti che morì subito" pronunciò serissimo.
"Tu eri presente?"
Le immagini di quella sera si susseguirono nella mente dell'uomo.
Quella fu la prima volta che vide una morte e fu proprio la morte della madre provocata dal proprio padre.
"Avevo 21 anni allora, era giugno. Vivevo ancora a casa dei mie genitori. Non potetti fare nulla: sgorgava troppo sangue" replicò l'uomo fissando un punto indefinito del muro di fronte.
"Santo Merlino, Severus..." pronunciò la Granger ansimando con le lacrime che le bagnavano le guance.
"Non piangere. È inutile: non sei stata tu a vedere tua madre morire; non sei stata tu a percepire l'anima di chi ti ha donato la vita dissolversi; non sei stata tu a sentire fredda la mano di chi fino al giorno prima ti donava una calda carezza" parlò con un tono così piatto che disgustò lui stesso.
"Non avrò visto cose così orribili, Piton, ma ho portato alla morte i miei genitori"
Severus, per la prima volta durante quella conversazione, la guardò in faccia: nonostante non fossero vicinissimi si accorse delle lacrime versate dalla ragazza.
Un colpo al cuore. Fu tentato dal portare una mano al petto, poi si ricompose.
No, non riusciva a vedere le persone piangere. Ritrovava troppo se stesso in quelle gocce salate.
"Cosa vai dicendo?"
"Li ho obliviati e li ho inviati in Australia per non metterli in pericolo, ma i Mangiamorte...loro..."
"Chi?"
"Rosier, Rookwood e la Lestrange"
Si guardarono e si compresero: gli stessi incubi occupavano le loro anime.

Spazio Autrice
Salve a tutt* ragazz*!
Questo capitolo è davvero crudo e forte, lo so. Mi serviva sciogliere la tensione fra loro e far sciogliere soprattutto questo dannato Piton.
Non ho altro da dire perché non c'è tanto di cui parlare, solo che il cambio del rapporto fra i due sarà sicuramente visibile nei prossimi capitoli: beh, dopo aver detto certe cose!
Alla prossima, ciao!

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