Capitolo Ventinove

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3 luglio 2003

"Non verrò con te, Granger" sussurrò con voce impastata dal sonno.
Ormai dominavano insieme tutte le sere e quella mattina la ragazza si era svegliata prima di lui, stranamente.
Il lenzuolo sottile di cotone azzurro gli compariva il corpo: il busto scoperto e le gambe coperte dai pantaloni neri del pigiama. E all'improvviso si sentì privato del tessuto che lo ricopriva.
"Alzati subito, Severus, o giuro che ti tolgo anche i pantaloni"
"Non sarebbe una cattiva idea" pronunciò piano, appoggiandosi allo schienale del letto e mettendosi le mani dietro la nuca ancora assonnato.
Ella gli rivolse uno sguardo infuocato, con un sorriso malizioso sulle labbra, poi iniziò a svestirsi mentre parlava "Vuoi davvero che la nostra prima volta sia così di fretta?"
"No" rispose serio "Però magari..."
"No, nessun magari. Vestiti, altrimenti sarà troppo tardi per il picnic" gli ordinò mentre era in intimo di fronte all'armadio.
La visione della schiena nuda e del sedere della Granger lo stava facendo impazzire; era sicuramente meglio andare a prepararsi.

"Dov'è questo posto?" le domandò prendendo la crema solare che la giovane gli stava porgendo all'ingresso.
"Dista poco meno di un miglio; ce la fai?"
Piton la guardò corrucciato: era seria quella bambina? Chiedeva a lui, uno dei più grandi maghi del Mondo Magico, se avesse potuto camminare per meno di un miglio?
"Ragazzina, io sono Severus Piton" iniziò, interrompendo la stesura della crema solare sulle braccia scoperte della camicia a maniche corte.
"Il megalomane Severus Piton" lo corresse lei indossando le scarpe, che stranamente, non erano dei tacchi, ma delle simili scarpe da tennis; continuò "Ad ogni modo, come sto oggi? Non mi sono truccata e ho indossato nessun gioiello se non l'orologio. C'è un caldo torrido!"
Com'era? Ovviamente bellissima, come sempre. Anzi forse anche più bella con quella tuta intera in cotone, a maniche e pantaloni corti, di quel bel verde scuro.
"Mediocre" rispose.
"Tu dici mediocre ma qualcun altro cosa ne pensa?" gli chiese avvicinandosi e posandogli una mano sul bordo dei pantaloni.
Il desiderio fra loro era evidente, palpabile; quasi non riuscivano più a contenere la voglia di unirsi. Quasi ogni giorno si scambiavano attenzioni con...la bocca, ma sentiva che né lei e né lui stesso erano più soddisfatti solo da quello.
"Pensa che sia ora di farlo" le sussurrò sulle labbra e si godette l'espressione sbigottita di Hermione, poi continuò "Intendo di andare, di uscire di casa".
Adorava stuzzicarla.
La ragazza rise leggermente "Hai ragione, dovremmo. Prima però stendi bene la crema solare; c'è un sole forte fuori e non vorrei che tu ti scottassi oggi".
Sentì le dita della ragazza massaggiare lentamente la propria guancia destra. Probabilmente non aveva ben messo il prodotto.

Erano già le 2:36 AM, almeno quella era l'ora che segnava l'orologio d'argento che la strega portava sul polso.
Avevano mangiato dei semplicissimi avocado toast, così almeno li chiamò lei, e ora se ne stavano sul prato. Lui seduto compostamente e con le gambe dritte, mentre lei era sdraiata su un fianco, con le gambe e le cosce scoperte, intenta a fissarlo. E non smetteva.
C'era un qualcosa che premeva sotto la propria gamba, la bacchetta. Non indossando le vesti non sapeva dove metterla negli abiti babbani, e quindi si guardò intorno in cerca di babbani e poi prese il legno fra le mani.
Quando, la sera stessa dell'udienza, arrivò una lettera dal Ministero in cui si esplicitava che potesse ritornare ad usare la bacchetta, una gioia gli esplose in petto.
"Puoi tenermela tu nella tua borsa? Mi dà estremamente fastidio nella tasca posteriore" le chiese porgendogliela.
"Offrire la bacchetta è un gesto di estrema fiducia; ne sei sicuro?"
Per tutta risposta avvicinò l'oggetto ulteriormente alla ragazza, inarcando le sopracciglia.
Ella la prese delicatamente con le dita, per poi riporla con cura.
"Allora ti fidi di me?" gli chiese teneramente mentre, delicata, gli accarezzava con il pollice la mano sull'erba.
Piton non rispose; guardava l'orizzonte di fronte a sé. Non voleva darla vinta a quella ragazzina che ormai si era addentrata nella propria vita.
"Sì o no, Severus?"
Egli si voltò di scatto. "Pensi che se io non avessi avuto fiducia in te avrei continuato a vivere con te, Granger?"
La strega gli sorrise leggermente, poi sussurrò "Io non solo mi fido di te, Severus, io...io provo sentimenti per te di molto forti, che mi trasportano ogni giorno. Non sono mai stata così felice nella mia vita, mai e mai avrei pensato di esserlo con te. Solo che, delle volte, non riesco a capire cosa tu possa provare per me: il giorno prima sei irraggiungibile, quello dopo fai l'ironico e quello dopo ancora diventi un gentiluomo. Vorrei che tu mi parlassi chiaro"
Aveva ragione la Granger e non riusciva neanche egli stesso a darsi una spiegazione a tutto quello. Aveva paura di una vita vera? Aveva paura di dimenticare Lily?
Tutto quello che sapeva era che sentiva qualcosa per lei, sì, ma poi? Era disposto a viverlo? Lui che mai aveva vissuto un rapporto e di conseguenza un sentimento?
Si sporse per baciarla; non voleva parlare. Ma ella si scostò.
"No, Severus, non puoi baciarmi ogni volta che tiro in ballo la questione. Voglio delle risposte ora, dopo un mese che ho lasciato la mia fidanzata, dopo che tu me lo chiesto"
Ancora una volta aveva ragione.
"È difficile" pronunciò lentamente.
"Non solo per te lo è"
La guardò negli occhi: le iridi Ambra erano velate di tristezza. Un dolore al cuore lo colpì. Non voleva che la ragazza stesse così per lui.
Il momento di parlare e di ammetterlo era giunto.
"Ho solo paura" sussurrò distogliendo lo sguardo.
Avvertì le mani della ragazza prendergli il viso.
"Se è per l'età, io..."
"No, Hermione, non è per l'età o per cosa direbbe la gente: io so che tu hai avuto già quest'esperienza"
"E allora?"
"Non ho mai avuto un a relazione; tu sei la prima ad aver provato qualcosa per me...ad aver ricambiato"
La ragazza gli passò una mano fra i capelli, poi lo baciò.
La sensazione della labbra della donna sulle proprie, il calore del suo corpo, il suo odore...lei, lei, lei. Era totalmente perso di lei.
"Andiamo a casa nostra" affermò melliflua.

Spazio Autrice
Salve a tutt* ragazz*!
Ancora una volta un Piton OOC, e veramente tanto. A me piace pensarlo così: qualcuno che quando prova qualcosa, lo prova davvero.
Lo so che sono una stupida romanticona, ma adoro esserlo e scrivere cose così sentimentali...sono pur sempre una Tassorosso, io!
Ditemi sempre cosa ne pensate, mi fa tanto piacere quando mi informate di quello che vi piace!
Alla prossima, ciao!

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