Capitolo Undici

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10 maggio 2003

Erano appena le 7:30 AM e a casa Granger tutto taceva: Piton ed Hermione, nelle loro rispettive stanze, dormivano beati.
Il silenzio fu squarciato dal campanello che suonava assordante.
Hermione scattò in piedi e corse giù per le scale, raggiungendo l'ingresso: chi era a quell'ora?
Aprì la porta e si ritrovò di fronte gli Auror che controllarono Severus in ospedale.
"Buongiorno signorina Granger" la salutò uno dei due.
"Buongiorno signor Carter, mi sembra"
"Sì, Carter; dice bene. Stava dormendo?"
La donna le sorrise ed indicò il pigiama fiorito.
"Ci dispiace molto averla svegliata, ma dobbiamo controllare che Piton sia in casa" le disse l'altro Auror.
"Controllare?" chiese la Granger sospettosa.
"Ovviamente abbiamo un mandato" affermò Carter porgendole una pergamena timbrata dal Ministero, poi continuò "Il signor Piton è agli arresti domiciliari, glielo ricordo"
Hermione alzò velocemente lo sguardo dalla pergamena alla faccia dell'uomo; l'aveva presa per una cretina?
"Certo che lo ricordo, mi chiedo solo perché in 17 giorni solo ora siete venuti"
"In effetti ha ragione: ma il Ministero è intasato e abbiamo dato precedenza a casi più gravi. Ci fa entrare? Così vediamo Piton e andiamo via" pronunciò il secondo Auror indicando l'interno della casa.
Hermione fece un passo indietro e sussurrò "Anche il Ministro sa che Piton è innocente..."
"Signor Piton, salve! La vedo in ottima forma!" pronunciò l'altro Auror.
La ragazza si voltò: anche Piton aveva sentito il campanello suonare visto che era anch'egli all'ingresso. Quell'uomo aveva il passo più felpato che Hermione conoscesse, anche su una sedia a rotelle.
Lo raggiunse e vide che firmava una carta.
"Cos'è?" chiese lei.
"È una dichiarazione in cui si afferma che il detenuto, io, è in casa" rispose Piton.
"Signorina Granger!" la chiamò l'altro Auror che era ancora sull'uscio.
"Mi dica"
"Come sta andando con Piton? Fa il bravo?"
"Tutto bene, fa il bravo"
"Se...ecco...diventa difficile gestirlo non esiti a contattarci; l'intero corpo Auror è a sua disposizione. Una sua parola, Granger, e Piton viene spedito diritto ad Azkaban" le sussurrò lui.
"No! Non ce n'è e né ce ne sarà bisogno, ma grazie" rispose serissima e con un tono glaciale Hermione.
Pensavano ancora che Piton fosse un delinquente?
"Bene. Ora deve compilare questa lista -apparse davanti a sé una pergamena- nella quale dichiara le persone che potranno frequentare questa casa. Possono essere solo cinque e tutte senza reati alle spalle"
"E i babbani? Loro posso venire?"
"Babbani? Lei frequenta babbani?"
"Non si sa mai, sa..."
"I babbani sono stupidi ed innocui, possono farle visita"
Sorvolò sull'ultima affermazione dell'uomo: i maghi non avrebbero mai smesso di denigrare le persone non-magiche.
Casa sua non era mai stata molto frequentata, per niente. La scelta fu, quindi, molto facile: Harry Potter; Ginevra Weasley; Ronald Weasley; Minerva McGranitt; Vincent Powell.
Scrisse i nomi velocemente con la Magia e la consegnò all'Agente.
"Piton non lo prende in considerazione?" le chiese ironico l'Auror.
Cavoli, Piton! Come aveva fatto ad essere così egoista?
"Non ho bisogno di nessuno" tuonò la voce dell'interessato dalle scale.
La Granger fece un mezzo sorriso e poi congedò i due uomini.

Piton ed Hermione stavano tranquillamente pranzando e, per la prima volta, stavano affrontando una conversazione quasi civile sull'argomento di studi della ragazza, quando vennero interrotti.
"Vado ad aprire" gli disse ella sorridendo.
Proprio quando riusciva a parlare dignitosamente con Severus qualcuno doveva mettersi in mezzo. Non era possibile.
Aprì la porta.
"Cara, buon pomeriggio. Spero tanto di non aver disturbato, ma solo ora sono riuscita a ritagliare un po' di tempo dalla frenesia di Hogwarts" affermò calma Minerva McGranitt. Nessun cappello che copriva la chioma e un lungo abito verde.
"Minerva!" esclamò la Granger abbracciandola subito.
Da quando la Guerra, cinque anni prima, era finita, continuarono a mantenersi in buoni rapporti. L'anziana era un vero spirito guida, ormai: donna forte, coraggiosa, intraprendente ed ora anche preside della miglior scuola di magia e stregoneria al mondo.
"Cara, cara! Suvvia; quanta emozione per soli due mesi di lontananza" scherzò Minerva dandole una pacca sulla spalla.
"Hai ragione, ma sai quanto io sia sensibile"
"Lo so, lo so bene" le disse con un sorriso bonario carezzandole la guancia, continuò "Ho saputo tutto e volevo scriverti, poi ho pensato di venire direttamente, ma ho dovuto aspettare il permesso dal Ministero"
"Capisco, certo"
"Lui?"
"Vieni Minerva, entra"

"Granger, è ancora quella scocciatrice della tua vicina di casa che cerca di capire io chi sia?" chiese Severus stando di spalle seduto a tavola.
"Ci sei andato vicino, figliolo"
Piton si voltò di scatto: si disegno sul volto un'espressione indecifrabile.
"Mi chiedevo quand'è che ti avrei rivista, Minerva. Troppo impegnata con i movimenti di bacchetta per venire a trovarmi?" domandò il mago con un tono di sarcasmo dettato dal rancore.
"Severus, lo sai che..." cercò di dire la Preside mettendogli una mano sulla spalla.
L'uomo scacciò via la mano dell'anziana e rispose acido "Non so niente, sono solo un vigliacco, non è così?"
"Severus, ti prego" mormorò piano la donna in procinto di piangere.
"No, Minerva!" sibilò ancora lui "Hai, per anni, affermato di essere mia amica e come hai potuto solo pensare che io avessi tradito l'Ordine, Albus e te?"
"La guerra porta a pensieri ingiusti, porta malvagità. Non giudicarmi. Scusami tanto; te lo dico davvero, Severus, scusami"
"No, nessuna scusa"
"Piton smettila di fare il ragazzino e metti, almeno per una volta, questo tuo infantile ed inutile rancore da parte, accettando le scuse di Minerva! Non vedi che si è pentita? Che colpa ne aveva infondo? Si è vista portare via due persone a lei care dal nulla: uno ha ucciso l'altro.
Tira fuori quel pezzo di anima e quella poco empatia che ti ritrovi e fai uno sforzo" sbottò intromettendosi Hermione.
"Taci, Granger. Fai fare ai grandi e vai a giocare con la tua valigetta da piccola dottoressa" sussurrò Piton ghignando.
In momenti come quello, la ragazza, avrebbe voluto dargli un ceffone.
"Penserei a te, piuttosto: quando ricomincerai a giocare al piccolo chimico con le tue ampolle?" lo stuzzicò la strega più giovane con le braccia conserte.
"Basta voi due! Io sono venuta per una visita e non per uno spettacolo comico!" esclamò la McGranitt "Quindi: se la mia presenza non è gradita, Piton, vai in un'altra stanza, io devo parlare con Hermione"
L'uomo guardò entrambe le donne con aria di sfida; lanciò il tovagliolo che aveva sulle gambe e andò via dalla cucina.
Si sentì chiaramente uno sbuffo da parte della Granger.
"Non ti disperare Hermione, è sempre stato così"
"Ma come? Prima stavi per piangere"
"Ah quello? Pensavo che si sarebbe un po' addolcito guardando una povera vecchia piangere ed invece...anche quel briciolo di umanità è andata perduta" le confessò l'anziana sedendosi al tavolo.
"Non ti ha perdonata: non ci sei rimasta male?"
"Severus è un tipo molto rancoroso e può portare quel broncio da bambino per anni e anni, ma no, non me la prendo. Presto si renderà conto che al mondo gli restano solo tre persone: io, Potter e te.
La giovane riflesse per alcuni secondi sull'affermazione: lei?
"Vuoi un tè?" chiese alla fine.
"Magari una camomilla"

Dopo qualche ora accompagnò Minerva alla porta e la salutò calorosamente.
Si chiuse la porta alle spalle e rivolse uno sguardo alla camera di Piton: ora gliene avrebbe dette quattro.
Salì rapidamente le scale e poi bussò.
"Granger" sentì soltanto.
La ragazza entrò e come al solito vide l'uomo di spalle, intento a contemplate la vista dalla finestra.
"Non mi è piaciuto per niente il tuo atteggiamento di prima con la povera Minerva"
"Non mi interessa minimamente ciò che ti piace e ciò che non ti piace, Granger"
"Abbassa i toni, Piton; sei ospite a casa mia, fino a prova contraria" gli disse stizzita Hermione.
"Non l'ho mica scelto io: potete inviarmi ad Azkaban anche subito, non mi farebbe alcuna differenza"
Impassibile, apatico e freddo.
"Voltati quando ti parlo, Severus" gli intimò ella mettendogli una mano sulla spalla.
L'uomo le afferrò malamente il polso con la mano sinistra. Hermione rimase incredula, non per il gesto: Piton muoveva il braccio sinistro e non il destro.
"Il braccio..." sussurrò piano la donna.
Il mago lasciò la presa e si sistemò la cortina di capelli che gli era caduta davanti agli occhi affermando "Sì, da poche ore riesco a muoverlo, mentre tu e quella vecchiaccia prendevate il vostro tè".
"Tu hai voluto fuggire dalle tue responsabilità, comportandoti da bambino"
Piton le afferrò forte il braccio e bruscamente fece avvicinare il corpo della Granger al suo, poi sibilò lentamente guardandola negli occhi "Bada, Granger...-spostò per un attimo lo sguardo alle labbra di Hermione tremendamente vicine- ora ho ben due braccia funzionanti. Io non parlerei così ad un ex Mangiamorte".

Spazio Autrice
Salve a tutt* ragazz*!
Nuovo capitolo e nuovi battibecchi fra i due.
Finalmente entra in scena Minerva, personaggio che amo, a mettere un po' di pepe alla storia fra questo due.
Volevo precisare: come detto in un capitolo precedente, il fisioterapista afferma che Piton inizierà a muovere qualcosa solo in seguito ad alcune forti emozioni: rivedere Minerva, sua vecchia amica, sicuramente libera nell'animo dell'uomo qualcosa di forte che stuzzica la Magia.
Bene, come sempre spero di essere stata chiara ma, soprattutto, spero che il capitolo vi sia piaciuto.
Alla prossima, ciao!

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