18 maggio 2003
Dopo l'ultima discussione con la Granger, Piton si chiuse nel silenzio assoluto.
Usciva dalla stanza solo se strettamente necessario e durante i pasti non la guardava e non le parlava: non voleva fare altre stupidaggini di cui si sarebbe pentito successivamente.
Il fisioterapista, Vincent Powell, non andava più a far sedute in quanto ormai Severus muoveva ogni singola parte del corpo; gli Auror venivano poco spesso, mai si poteva dire; la McGranitt era impegnatissima con la scuola; Potter con il lavoro. Tutto ciò significava: nessun rapporto con l'esterno per Piton, quello che aveva sempre sognato.
Hermione non usciva spesso come ci si aspetterebbe da una ragazza della sua età, quel minimo per svagarsi con i pochi amici e per fare una scorta di cibo.
Pensava a questo Piton, mentre sedeva sul letto avvolto dal buio, dalla tristezza, dalla solitudine e dai sensi di colpa.
Nonostante fossero appena le 4:00 PM lasciava le finestre chiuse, così da non illuminare la stanza.
Si stese col busto, lasciando le gambe fuori, appoggiando il capo sul cucino e voltando il viso verso il comodino; allungò la mano per prendere la pergamena che Lily gli aveva lasciato nella scatola di latta.
Accarezzò la carta ruvida, sulla quale l'inchiostro nero, in una rotonda calligrafia, svettava. Lesse per la milionesima volta:
"...Non lo meritavi, mio caro Severus, non lo meritavi affatto.
Dovevo continuare a starti accanto e a condurti sulla buona strada che non ti è mai stata offerta da qualcuno.
Mi rammarico così tanto, Sev. Tutti facciamo degli errori in gioventù, non è così? Ed io ho compiuto quello di ferirti e di negarti la felicità..."
Si ritrovò come quindici anni prima, quando il lutto e la ferita al cuore erano freschi. Quando il volto di Lily compariva nei suoi incubi. Quando il respiro spesso gli mancava e per alcuni attimi si sentiva morto.
Lasciò il foglio e questo gli cadde sul viso. Ispirò l'odore forte della pergamena.
Il pensiero andò alla notte del 31 ottobre del 1981, in cui trovò la donna che amava senza vita.
Non avrebbe mai potuto dimenticare la sensazione del tenue calore che emanava quel corpo appena ucciso.
Sentì il rumore dei tacchi della Granger fermarsi fuori la porta. Stava forse per uscire?
"Piton, so che non mi risponderai, ma voglio informarti del fatto che stasera non ci sarò. Preparati la cena" parlò la donna.
Ottimo, veramente ottimo. Finalmente una cena da solo, senza due occhi puntati addosso.
L'uomo, come accennato da Hermione, non rispose. Si tolse la pergamena dalla faccia e si alzò dal letto.
Percepiva la presenza della donna aldilà della porta; questa aspettava una risposta.
Stettero due minuti così: lei sul pianerottolo e lui nella stanza. Muti e pd immobili.
"Sei impossibile" pronunciò piano ella, poi scese le scale e andò via.
Piton sospirò e finalmente uscì dalla personale prigione. Si guardò intorno: silenzio.
Un flebile miagolio lo distrasse e lo spinse a guardare a terra, vicino ai suoi piedi. Godric, il gattino di Hermione, lo guardava dal basso. Iniziò a giocare con i pantaloni neri dell'uomo.
"No, stupido gatto" sussurrò egli chinandosi e avvolgendo delicatamente il corpo dell'animale fra le mani.
Aveva sempre voluto un gatto e quella razza era una delle sue preferite.
Lo portò in braccio e, mentre gli occhi del felino lo fissarono attentamente, lo carezzò fra le orecchie.
"Vorrei tanto che la tua padrona fosse tranquilla come te"
Ricevette come risposta una leccata al pollice e una serie di fusa.
La porta di ingresso si aprì e Piton e il gatto si voltarono contemporaneamente a guardarla. Era Hermione.
"Stai cercando di uccidermi il gatto?" chiese dubbiosa.
Il mago lasciò sul pavimento Godric e scese le scale.
"Non avevi detto che saresti stata via?"
"Ho dimenticato la borsa" rispose Hermione.
Piton guardò fuori: la ragazza di due settimane precedenti, che a lui continua a sembrare un ragazzo, aspettava la strega vicino ad una moto nera.
Amanda ricambiò lo sguardo e poi gli sorrise andandogli in contro.
Era sicuramente bella: gli occhi azzurri, i capelli neri e corti in un taglio maschile, ma senza rasature, il naso dritto e le labbra spigolose.
Tratti duri e decisi, ma più che interessanti.
Aveva però la sensualità di un uomo, niente a che vedere con la seduzione femminile tipica di Hermione.
Anche i vestiti erano maschili: una giacca nera, con sotto una semplice t-shirt bianca, dei pantaloni stretti neri e delle bianche scarpe da ginnastica usurate.
"Lei deve essere Saverio, non è così?" domandò la ragazza con un sorriso smagliante.
Saverio? Cosa...
Cercò con lo sguardo la Granger intenta a prendere la borsa in salotto.
"Il padrino di Hermione. Mi ha detto che si è trasferito qui da poco; mi dispiace per sua moglie...anche mia madre è rimasta vedova giovane" continuò Amanda porgendogli la mano.
Lui vedovo? Ma se neanche aveva avuto una fidanzata ai tempi di Hogwarts.
Rivolse ancora un'occhiata ad Hermione: cosa aveva raccontato a quella babbana?
"Borsa presa, andiamo Amanda" annunciò la proprietaria di casa raggiungendoli.
"Ho fatto la conoscenza di...oh, ma hai messo del lucidalabbra; sei incantevole" pronunciò lentamente la ragazza con i capelli corti baciando la strega.
Piton, che stava fra le due, si sentì tremendamente in imbarazzo: aveva assistito altre volte a baci fra donne e non stava lì il problema, in quanto pensava che l'omosessualità fosse una cosa assolutamente normale, era piuttosto il pensiero delle labbra della Granger occupate da qualcuno che non fosse lui a creare del fastidio.
Quando, dopo pochi istanti, le due si staccarono Amanda sussurrò "Dovrai rimetterlo il lucidalabbra, tesoro".
Piton stava per vomitare.
Hermione, impacciata e con le gote arrossate disse "Avrei preferito presentarvi diversamente, ma...Saverio lei è Amanda, la mia compagnia, Amanda lui è Saverio, il mio padrino. Ora andiamo; ciao"
Pochi secondi dopo il mago si ritrovò da solo col gatto che lo guardava.
L'uomo aprì di scatto gli occhi.
La faccia di Lily, che aveva sognato, si ricostruì nel buio.
Un altro sogno in cui era egli stesso l'assassino e la donna che gli chiedeva, in ginocchio, di non ucciderla.
Scosse vigorosamente la testa e non sentì la confortevole morbidezza del cuscino: era il bracciolo del divano.
Era sdraiato sul divano in salotto, con una coperta sul corpo e i primi bottoni della camicia sbottonati.
Si era addormentato lì, ma a quanto ricordasse non si era messo una coperta addosso...la Granger.
La ragazza l'aveva visto dormire e l'aveva coperto?
Si mise a sedere e guardò l'orologio sulla libreria: le 3:17 AM.
Sbuffò sonoramente e si alzò. La luce lunare illuminava poco lo spazio e per fortuna riuscì a scorgere la sagoma di Godric che dormiva raggomitolato accanto al divano. Un altro passo e rischiava di schiacciarlo.
Salì pigramente le scale per dirigersi a letto, ma notò la camera della Granger socchiusa. Si bloccò.
La curiosità di entrarvi era tanta: come dormiva la ragazza? L'aveva sempre vista con dei pigiami talvolta in raso o in cotone, da signora...eleganti.
Era un grande impiccione e lo sapeva; aveva questo difetto da sempre, fin da quando spiava i Malandrini durante i pleniluni di Lupin.
Scostò piano la porta, che fortunatamente non emise cigolii ed entrò piano nella stanza.
La figura di spalle della donna si scorgeva nel buio: i capelli sul cuscino, la linea del collo, poi le spalle, la schiena, la curva morbida dei fianchi e quella dei glutei, più giù le cosce, le gambe e i piedi.
Per quanto quella visione fosse sublime era interessato al viso della giovane.
Aggirò il letto e raggiunse l'altra sponda.
Eccola: gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta. I lineamenti lievemente indurti.
"Severus..." mormorò aprendo gli occhi lentamente.
I due si guardarono a lungo; fu lei a decidere di avvicinare i volti.
Piton piano si spostò e sussurrò "No, Granger, mai più".
L'uomo lasciò la stanza velocemente e chiuse a chiave la propria porta.
Spazio Autrice
Salve a tutt* ragazz*!
Potrebbe sembrare, questo, un capitolo assolutamente di passaggio, ma...tenete ben a mente tutte queste informazioni.
Alla prossima, ciao!
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Annullamento -Snamione-
FanfictionPrimi anni 2000: Piton è vivo, Hermione anche. Si creerà qualcosa fra i due, dovete solo leggere cosa. Questa storia nasce senza pretese, nasce per essere una storia semplice e per allenare un po' la mia immaginazione arrugginita. Non ci saranno col...
