Always ~

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🔴 Avviso 🔴 : Questo capitolo contiene scene spinte. Per chi non se la sentisse di leggerlo, nel prossimo farò un piccolo riassunto di ciò che accade in questo.

Grazie a tutti per l'attenzione e buona lettura ❤️

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Aziraphale agitava in modo circolare il cucchiaino nella sua tazza fumante di cioccolata calda - una delle sue bevande preferite in assoluto - mentre Newth fissava il suo cappuccino aspettando pazientemente che si raffreddasse. Non sapevano nemmeno loro come, alla fine, si erano ritrovati da Starbucks seduti al tavolo con Zerachiel, il quale teneva gli occhi fissi sulla sua inseparabile agenda porpora, come se fossero stati dei vecchi amici delle superiori che si erano ritrovati per una nostalgica rimpatriata. Peccato che Newth, al contrario di Aziraphale, non avesse la più pallida idea di chi caspita fosse quello stalker che li aveva inseguiti fin lì a loro insaputa.

Analizzandolo meglio, il giovane Pulsifer notò che avesse l'aria perennemente accigliata e sembrava andar di fretta. Era un ragazzo - almeno dall'aspetto esteriore - alto, dai capelli scuri e gli occhi violacei nascosti dietro ad un paio di lenti da vista rotonde. A primo impatto, poteva dare l'impressione di essere il classico adolescente ribelle in crisi ed in guerra con il mondo intero.
Tuttavia, Newth continuava a percepirlo come un pericolo, un pericolo che l'angelo al suo fianco aveva deciso di affrontare di petto.
Di fatti, non si poteva negare che il principe, nonché protettore e guardiano dell'Eden, avesse un coraggio da leone esemplare. Lo stesso che continuava imperterrito a girare con un sottile nervosismo il cucchiaino nella sua tazza, comportandosi come se nulla fosse e che, anzi, attendeva seduto con l'aria di chi avesse ricevuto un appuntamento scritto.
Newth sentì di colpo le gambe tremargli da sotto il tavolo, e che dovette ben presto mantenere per non creare fastidio o attirare l'attenzione di quel tipo su di sé. Non aveva la minima intenzione di farlo arabbiare.

"Ebbene, Zerachiel, di cosa volevi parlarci?" iniziò Aziraphale con tono paziente, perfettamente composto sulla sedia e ben dritto con la schiena, mentre sorseggiava la sua cioccolata. Ai suoi piedi, l'angelo aveva riposto lo zaino nero contente il motivo per cui erano lì. Lontano dagli occhi di tutti, persino dai suoi. La corona d'Erode, uno dei cimeli infernali più potenti, devastanti e capace di mettere a repentaglio l'equilibrio dell'universo intero. In cuor suo avrebbe tanto desiderato disfarsene, lasciarla lì o in qualche discarica. Ma ricordando il casino che creò quando Crowley - da abile lanciatore olimpico - la gettò in strada, ci ripensò su senza alcun indugio. Era stanco di tutta quella storia; stanco di dover fuggire dai demoni; stanco di doversi nascondere dagli altri angeli; stanco di dover continuare a sopprimere la sua vera natura per cercare di vivere, da quando aveva messo piede sulla Terra, come un normale essere umano. Forse se si fosse arreso, se avesse rinunciato a tutto ciò che l'aveva fino ad allora reso felice, i suoi problemi sarebbero finalmente scomparsi. Assieme a quelli di Crowley. Sì, anche i problemi di Crowley avrebbero avuto una fine, perché era stato coinvolto in tutta quella assurda faccenda unicamente a causa sua.

Ripensandoci, l'aveva egoisticamente trascinato a fondo con sé solo perché era stato l'unico amico che avesse mai avuto in tutta la sua vita.

E l'unico ed il solo che avesse mai amato più della sua stessa, di vita.

Dacché avesse memoria, tutti i giorni trascorsi prima di conoscerlo erano stati effimeri, vacanti di qualsiasi emozione, e costellati da azioni ripetitive e  prive di senso. Ripensare a quei giorni lo faceva stare male, ma era talmente esausto per aver sopportato tutto ciò sulla sua pelle, che fu quasi tentato di autodenunciarsi a Zerachiel in quel preciso istante purché le loro pene avessero fine. Ma per fortuna non lo fece, poiché qualcosa lo trattenne.

Crowley.

Probabilmente il suo vivido e sbagliato desiderio di rivederlo, di riabbracciarlo, di baciarlo. Sapeva che tutto ciò che avesse fatto con lui, come abbandonarsi ai piaceri carnali, fosse stato eticamente sbagliato, ma non riusciva a fare a meno di desiderare ancora che accadesse. Amarlo, anche se il suo cuore apparteneva a Remiel, era più forte di lui, come anche perdonarlo. Non importava quanto e come Crowley avesse continuato a ferirlo, sapeva bene che, alla fin fine, l'avrebbe perdonato. Perché era un angelo: perdonare ed amare facevano parte del suo essere, come ferire e castigare facevano parte della natura di Crowley.

Good Omens || Nobody KnowLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora