Sentii le guance scaldarsi leggermente e mi ritrovai a mordermi il labbro perso ad osservare i dettagli di quella stanza intima.
Il letto era al centro del muro, circondato da un'ampissima vetrata che dava sul giardino della casa e davanti ad esso, la parete opposta era occupata da uno specchio che la riempiva per più di metà, precisamente davanti al letto.
L'unico altro oggetto presente era un pianoforte, adagiato in un angolo che affacciava anche esso sulla vetrata, un bellissimo pianoforte a coda laccato nero.
Non mi aveva mai detto che suonava il piano, forse era li solo per bellezza... Ma sembrava davvero importante. Principalmente era l'unico oggetto che era presente all'interno della sua camera da letto.
Nessuna scrivania, nessuna sedia, nessuno scaffale, solo un letto, uno specchio enorme ed un pianoforte. Doveva per forza essere importante. I miei pensieri viaggiarono autonomi ed incontrollati su quegli oggetti, facendomi arrossire alla consapevolezza di ciò che avesse appena partorito la mia mente. Scrollai la testa nella speranza che se ne andassero al più presto, trovandomi con un colpo di calore improvviso.Mi porse un pigiama blu e lo ringraziai dirigendomi in bagno a cambiarmi.
Un altro debito nei suoi confronti.
"Puoi dormire qui, io andrò in salotto." Mi disse mentre uscivo dal bagno.
"Non ti preoccupare, vado io sul divano." Mi affrettai a rispondere. Non avevo intenzione di starmene da solo in quella stanza dopo ciò che avevo immaginato, ovviamente ero grato che non avesse proposto di dormire insieme, sarebbe stato veramente troppo da sopportare. "Non se ne parla, devi dormire bene." Alzò le coperte e mi fece cenno di accomodarmi.
Mi sentivo davvero in debito, oltre che in imbarazzo, stava oltrepassando di gran lunga la soglia della cortesia e nonostante fosse un po' brillo sapevo che fosse perfettamente conscio di ciò che stava facendo.
Nonostante quei pensieri mi martellassero, decisi di assecondarlo, era stanco e non mi sembrava carino mettermi a discutere e sinceramente anche la mia stanchezza si era palesata, invitata da quel bellissimo piumone grigio e morbido."Ti ho portato dell'acqua, così se hai bisogno puoi bere senza alzarti." Un altro gesto enormemente carino e non richiesto. Mi spiazzava quella sua premura.
Mi accomodai sotto le coperte, lasciando che il tepore del suo piumino mi scaldasse lentamente.
"Yoon... " Attirai la sua attenzione. "Grazie. Di tutto." Sussurrai.
Mi sorrise e non riuscii a resistere.
"Ti va di restare un po qua?" Mi morsi il labro inferiore incerto su quello che avevo appena detto, ma lui non sembrò turbato, anzi.
Le sue guance si scaldarono leggermente risaltando la sua carnagione di porcellana.
Si avvicinò e si sedette sul bordo del letto, vicino a me.
"Sono contento che tu sia qui." Era la seconda volta che lo diceva.
"Anche io."
"Come stai?" Sapevo dove volesse andare a parare. Forse l'alcol affilava ancora di più il suo intuito... Non riuscii a mentire alla dolcezza delle sue parole, non dopo tutto quello che stava facendo per me. "Insomma..." Soffiai sincero muovendomi sotto al piumone.
"Ti va di parlarne?"
Sospirai ironico a quella domanda. Come avrei potuto parlargli di ciò che stava accadendo dentro di me?
"Si tratta di Jiho?" Mi chiese voltandosi completamente verso di me.
"Più o meno.. In realtà la nostra storia è finita, quindi non dovrei più pensarci." Decisi di assecondarlo. Lui rimase in silenzio, ad ascoltarmi, con la schiena appoggiata allo schienale del letto e la testa rivolta sul mio volto. Averlo così vicino mi provocava brividi ovunque, le labbra rilassate mentre mi ascoltava, i capelli scompigliati. Era una visione estremamente forte, dovetti concentrarmi sulle coperte per non rischiare di combinare un disastro o seguire l'impulso che mi implorava di baciarlo. Continuai a parlare sperando che questo mi avrebbe aiutato.
"Sono arrabbiato, non con lui, con me stesso. Non mi sembra giusto farmi trattare come ha fatto lui fino ad ora, ma la cosa che mi manda fuori di testa è che gliel'ho permesso. Mi sono sempre preso le colpe di tutto, senza mai ribellarmi." Lo ammisi, finalmente.
Ovviamente non era solo Jiho la questione su cui si incatenavano i miei pensieri, ma sicuramente non avrei potuto accennare ad altri argomenti. Sentii Yoongi avvicinarsi ancora di più, mi prese le mani, interrompendo il groviglio di lenzuola che stavano stropicciando e mi guardò, ma non ebbi il coraggio di incrociare il suo sguardo. "Vieni qua..." Mi prese la testa e delicatamente la fece scivolare sul suo petto.Rigidamente lo lasciai fare, con il cuore a mille e le guance in fiamme. Quella vicinanza, quel contatto, il suo calore, il suo profumo. Non riuscii a rilassarmi mentre la sua mano toccava delicatamente i miei capelli per tenermi stretto al suo petto. Riuscii a sentire il suo cuore battere, un battito regolare e calmo, come se fosse perfettamente a suo agio.
"Ti racconto una cosa. Quando ero piccolo, dopo poco che ero stato adottato dalla famiglia di Nam, mi sentivo perso e spaesato, abbandonato dalla mia vera famiglia. Mi colpevolizzavo, credevo che fosse colpa mia se mi avevano abbandonato, ma poi crescendo, vedendo l'amore che ricevevo quotidianamente dalla mia nuova famiglia, ho capito che non ero un disastro come pensavo. Magari i mei genitori hanno avuto le loro ragioni per abbandonarmi, magari non avevano la possibilità di darmi ciò di cui avrei avuto bisogno, ma non era colpa mia se non hanno potuto tenermi, o magari davvero non mi volevano. La verità non la saprò mai, ma non mi importa, perchè non credo di poter vivere bene il presente se continuo a darmi colpe per un passato che ormai è passato." La tranquillità con cui parlava era disarmante, mi faceva venire voglia di piangere.
Aveva ragione, era inutile per lui continuare a darsi colpe per un passato che non poteva cambiare.
L'unica cosa da fare era decidere il presente e viverlo in ogni sfaccettatura. E così come lui, neanche io potevo cambiare il mio passato, ma potevo trarne forza ed una motivazione.Se avessi pensato davvero al mio futuro, all'immediato futuro, mi sarei attaccato alle sue labbra e non le avrei lasciate fino alla mattina successiva. Ma non ne ebbi il coraggio, fortunatamente.
"Mi dispiace..." Sussurrai.
"A me no. Mi sarebbe piaciuto crescere con la mia famiglia biologica, ma se così fosse stato, probabilmente non avrei conosciuto Namjoon e non avrei vissuto tutto quello che ho vissuto. E non sarei qui, adesso." Mi fissò un istante. Di nuovo quell'elettricità nell'aria, di nuovo invaso dalla sua presenza.
"Quindi sono contento così, perchè amo la mia vita e tutto ciò che ho vissuto mi ha reso la persona che sono adesso." Spiegò prendendosi qualche secondo di silenzio subito dopo.
"Io non so quello che stai vivendo tu adesso, ma non darti le colpe per le azioni degli altri.. Meriti di essere felice fiorellino, e meriti di amarti e essere amato come si deve. Con tutta la delicatezza di cui hai bisogno."Quando concluse non riuscii a trattenere una lacrima.
Aveva ragione ancora una volta. Avevo vissuto tutta la vita a far finta di stare bene quando le persone che avevo vicino e che avrebbero dovuto amarmi non facevano altro che farmi sentire sbagliato, facendo ricadere le colpe su di me, ma nonostante ciò continuavo a fingere che andasse bene.
Prima con mio padre, poi con Jiho. E nonostante tutti i miei sforzi non sempre riuscivo a sorridere sinceramente. L'amore non poteva essere così, non doveva.
Faceva male, faceva solo male.
Continuò ad abbracciarmi e ad accarezzarmi la schiena per un tempo infinito, fino a che, esausto, non mi addormentai con la testa ancora sul suo petto, cullato dai suoi battiti lenti e regolari.Il tepore del morbido piumino, la tranquillità della notte silenziosa e il dolce respiro di Yoongi erano ormai soltanto dei ricordi, bellissimi ricordi che sostituirono completamente i pensieri della sera precedente.
La metro correva veloce sui binari tanto quanto il mio battito cardiaco. La mattina mi ero svegliato da solo nel letto, avvolto nel piumone e dal profumo che emanava e riuscivo a sentirmelo ancora addosso, come mi avesse impregnato ogni singolo centimetro della mia pelle. Seokjin era ancora addormentato, stretto fra le braccia di Namjoon, un po li invidiavo, ma se pensavo a qualcosa di simile mi veniva in mente solo un volto. Quello di Yoongi.
Era terrificante ciò che mi stava accadendo, più che tentavo di reprimere quei pensieri, più che uscivano fuori, sempre più imponenti, non lasciando spazio a nient'altro.
Eravamo solo amici, non mi sarei dovuto affezionare a lui, non in quel modo, temevo di finire con il cuore spezzato ancora una volta e la cosa peggiore era che me l'ero cercata.
Però ogni volta che mi fissava con tanta intensità le mie gambe cedevano, ogni volta che si preoccupava per me i miei polmoni si chiudevano e non riuscivo ad allontanarlo.
Passeggiai per le strade di Dongdaemun, senza fretta, mentre tornavo a casa godendomi l'aria fresca di quella splendida giornata.
Avevo in programma di studiare un po, mi sentivo pieno di energia nonostante tutta la confusione e sarebbe stata un'ottima idea impiegarla nello studio.
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Before of you.
FanfictionQuando tutto ció che ti succede intorno ti schiaccia e ti opprime, fino ad annullarti, hai solo due opzioni. Lasciarti travolgere e schiacciare da chi ci vuol fare sentire un inetto oppure riscattarti e vivere la tua vita allontanando il dolore. E H...