Marco si stiracchia le braccia, un bambino che a fine fiaba dovrebbe mettersi sotto le coperte e dormire e invece, agganciato dal flusso delle parole, resiste alle palpebre pesanti. Ha un sorriso compiaciuto e sembra soddisfatto del finale.
«È una bella fiaba» commenta. «Sarebbe fantastico, non credi? Poterci teletrasportare qui quando ne abbiamo voglia, aprire la nostra parentesi rispetto alla vita di tutti giorni.»
Butto la schiena indietro e mi stendo sul pontile, l'umidità delle assi che penetra la stoffa del cappotto.
«Chissà?» sorrido poi. «Forse un giorno qualcuno lo inventerà, il teletrasporto.»
Marco mi imita e si sdraia sul pontile, testa piegata di lato per puntare gli occhi nei miei. Sembriamo davvero i due bambini della storia che ho appena raccontato.
«Nanà, quando lo inventeranno, saremo vecchi!» E forse avremo troppi acciacchi e poca voglia di smaterializzarci. Marco cerca la mia mano. «Però anche se sarò un arzillo ottantenne con la dentiera e le calvizie, lo userei subito per tornare da te.»
Porta il palmo alle labbra e lo bacia.
«Forse io sarò già morta» puntualizzo, la solita vena tragica. «O forse saremo vicini e non ce ne sarà bisogno.»
Corro ai ripari con pensieri felici, ma tra le nuvole deve nascondersi una grande distrazione: Marco smette di ascoltarmi e perde lo sguardo nel cielo.
Nei giorni successivi fugge più volte nel regno dei pensieri. Con un baluginio di terrore, collego questa distanza alla fine delle vacanze di Natale. Mancano pochi giorni e inizierà la maratona di esami, indiscussa protagonista di gennaio e febbraio. Poi il secondo periodo universitario, l'obbligo di allontanarmi da Marco. E quell'equilibrio ritrovato si trasformerà in uno strato di sale.
Tengo i cattivi pensieri per me, ma so che avviluppano anche la mente di Marco. Lo capisco nei pomeriggi che ci separano dall'Epifania, quando studiamo nella biblioteca di paese o ci concediamo una sosta al bar. Nessuno dei due confessa, abbiamo entrambi il terrore di innescare la miccia di una lite.
L'idea di dover sopportare un'ulteriore frattura mi costringe a bere piccoli sorsi dalla bottiglietta di plastica. Non ho detto addio ai momenti di crisi. Succedono quando meno me lo aspetto, a casa di Marco, in giro per Viacampo, con Yuri. Succede anche adesso, nella cucina della famiglia Iachemet. Io studio, Biagio scorre la pagina di Facebook.
Ultimamente siamo ai ferri corti.
«Credevo dovessimo studiare» lo sgrido. «Al serale non ti hanno dato nessun compito per le vacanze?»
Biagio alza una spalla e batte qualche parola sulla tastiera. Finge sia per la tesina, ma so benissimo che non ha fatto il logout da Facebook.
«Se vuoi studio con te» propongo. «A giugno hai l'esame di maturità, posso darti una mano a ripassare.»
«Sì, certo, maturità» bofonchia lui. Lo fa come se un incantatore lo avesse ipnotizzato.
«Ascolta, Biagio, sappiamo entrambi che i commissari saranno buoni con te.» Sono una stronza a dirlo, ma provano pena. Gli hanno regalato il quarto anno di liceo con delle verifiche pro forma e adesso vorrebbe sputarci sopra? «Però se ti presenti e lasci gli scritti in bianco o non spiccichi parola...»
Portatile chiuso di scatto. Salto sul posto, spaventata dal rumore. E anche Marlyn resta spiazzato. Si accuccia sulle piastrelle con gli occhioni intimoriti. Dal giorno dell'incidente in una sola altra occasione Biagio mi ha guardata con tanto odio: quando mi sono presentata a casa sua dopo mesi d'assenza.
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Binomio - 3
Fiksi Remaja[Terzo volume di Binomio, conclusivo e infinito... perché le telenovele devono essere eterne! La trama qui sotto presenta spoiler per chi non ha letto i primi due volumi.] Dove eravamo rimasti? Tempi bui per il binomio! Nina Adami e Marco Zuccato si...
