Se questa giornata fosse un libro, la intitolerei come un romanzo di Fitzgerald, con Celeste che veste i panni del grande Gatsby. Il miliardario della storia spendeva fior fior di quattrini per fare felice la sua amata, e così Celeste svuota in un batter di ciglio il conto in banca e riporta l'ordine a Viacampo.
Zitti zitti, i dissidenti abbandonano la statua dello Yeti e Yuri stesso si ritira, bofonchiando un "grazie" alla nuova proprietaria del locale.
Quanto a me e Marco, l'improvviso colpo di scena ci ha lasciati così confusi che ci scordiamo di tornarcene a casa, nonostante il sipario dello spettacolo sia stato calato. I nostri passi ci conducono invece alle seggioline rosse, ci invitano a sederci sulle doghe di legno, con lo sguardo tanto sbigottito che un estraneo ci chiamerebbe "cervelli lobotomizzati".
La piccola dolce Celeste Innocenti mi ha appena trasformata in un mucchietto di cenere. Non mi ha perdonata per avere fatto l'amore con Marco, né per averlo allontanato da Bologna, dall'università, da lei. E più ci penso, più sento un moto di stizza attivare la centrifuga dello stomaco e farlo girare alla velocità di una lavatrice impazzita. Perché c'ero prima io nella vita di Marco, io sono l'altra metà, lei l'aggiunta, il reggi-candela... insomma... chiamatela come volete.
«Celeste ha comprato lo Yeti» bofonchia Marco, perso nella linea dell'orizzonte.
Il sole mi riscalda la pelle, i suoi raggi illuminano il cervello: Celeste si è potuta permettere di comprare un locale per farlo felice, io che cosa potrei dargli invece? Come al solito, quando paragono i miei pro con quelli di Celeste, la sua lista sembra la Divina Commedia di Dante, la mia una poesia di Ungaretti: M'illumino / d'immenso, due versi striminziti.
Con un grande respiro caccio il cattivo umore: non mi importa se Celeste mi è superiore, non intendo rientrare nella vita di Marco in quel senso, io ho Zeno, ho girato pagina.
«Già, non ci posso credere» dico allora. «Ci pensi che stiamo parlando di quella Celeste che si è ubriacata con vino rosso e bianco e da quel momento non mescola più la cioccolata fondente con quella al latte?»
«Perché è così scema da credere che le darebbe la nausea!» ride Marco.
«E ora lei, la dea degli astemi, ha praticamente comprato la patria degli alcolizzati. Non è incredibile?»
Ci impegniamo a strillarlo al cielo, perché un coro di risate allontani i cattivi pensieri. Ma per quanto sforziamo l'entusiasmo, un grande macigno ci tiene bloccati a terra e non riusciamo ad essere felici. È chiaro che tra me e Marco si è creato un muro, un ostacolo al quale non sappiamo dare un nome, come non sappiamo quando si sia creato tra di noi.
Forse lo intuisco.
Con la sfida dei cartoncini colorati, per lui.
Con il complesso di inferiorità rispetto a Celeste, per me.
«Posso chiederti una cosa, Nanà?»
La voce di Marco si è trasformata in un fazzoletto di velluto da quanto è delicata. E capisco che sta trattenendo una domanda che scotta.
«Sembra importante» gli dico.
Ho paura ad ascoltarlo, che i suoi tormenti siano più grandi dei miei o che risveglieranno incubi dal passato, ma nascondersi dietro alla barriera del silenzio non ci salverà dalla distruzione. Marco continua a esitare e scruta il lago calmo, non un fiotto di vento che alzi la superficie in una cresta bianca. Alla fine racimola tutto il suo coraggio e mi parla:
«Che cosa ci faceva una moto fuori da casa tua?»
Mille, mille, mille ipotesi si erano materializzate nel filmino dei pensieri, ma in nessuna di queste compariva la moto di Zeno. Già, perché è di quella che Marco sta chiedendo, ma come ha fatto ad associarla a me?
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Binomio - 3
Roman pour Adolescents[Terzo volume di Binomio, conclusivo e infinito... perché le telenovele devono essere eterne! La trama qui sotto presenta spoiler per chi non ha letto i primi due volumi.] Dove eravamo rimasti? Tempi bui per il binomio! Nina Adami e Marco Zuccato si...
