Seth
La luce mattutina filtrava dalle tende della stanza e qualche raggio si posava sul corpo disteso di Nyxlie. Era mezza avvinghiata a me ed era seminuda, particolare che mi piaceva molto. Il lenzuolo le si era arrotolato tra le gambe, una scoperta e piegata sopra alle mie, e la copriva fino alla vita. La cascata dorata e morbida copriva fino a metà la sua schiena nuda.
Mi ero svegliato perchè avevo ricevuto una chiamata da Mikhail che mi confermava il pranzo di quella giornata. Aveva avuto un contrattempo di un paio di giorni, e per fortuna aggiungevo io, dato che ero stato impegnato con altro. Dopo quella chiamata che aveva interrotto il mio sonno, non ero più riuscito a dormire e così avevo deciso di bearmi della vista della ragazza più bella che ci fosse su questa terra, nel silenzio più assoluto e con una sigaretta tra le labbra.
Era difficile provare a non ricordare cos'era successo due notti fa, motivo principale del mio ritardo sui conti, in quella stanza da poker all'Angels. Avrei voluto chiuderla per sempre, murarla, non farci entrare più nessuno perché sapere che altri uomini potessero entrare in quella stanza, stare su quel tavolo, respirare quell'aria, mi dava la nausea. Mi ero anche assicurato di tagliare le riprese delle telecamere.
Il fatto che lei stessa mi avesse chiesto di indossare quella maschera e fare di lei ciò che volevo era qualcosa che il mio cervello faceva ancora fatica ad elaborare. Mi sembrava un sogno. Ma lo era. Perchè oltre al fatto che avesse reso reale una fantasia talmente perversa e profonda, che mai avrei pensato di potesse realizzare, lei stessa portava ancora i segni di quella sera. Quando la mattina successiva, con occhi nuovi, vidi i lividi che le avevo lasciato, quasi mi sentii in colpa perchè la sua pelle era talmente delicata che non era mia intenzione farle male. Ma a lei non sembrava importare né del dolore e né dei segni e quello mi aveva fatto solo eccitare perché ora non facevo altro che pensare a quando sarebbe successo nuovamente.
Avevo tenuto la maschera. Forse lo sospettava ma non mi aveva detto niente. Sarebbe stato il nostro piccolo segreto lascivo.
Le mie mani erano impresse ancora notevolmente sulle natiche, mentre il petto era costellato di succhiotti, ora più leggeri, ma sempre visibili e aveva le impronte dei polpastrelli sui fianchi da quanto l'avessi tenuta forte. Per i due giorni seguenti non l'avevo toccata, o meglio, non l'avevo scopata, perchè volevo darle un po' di tregua. Anche se non voleva ammetterlo perchè era orgogliosa, era ancora indolenzita e, per quanto fosse stato proprio quello il mio obiettivo, non volevo andare troppo oltre. Con lei non ce la facevo. Anche quella notte, volevo essere sicuro che lei fosse sicura, che non fosse mai troppo, altrimenti non me lo sarei mai perdonato.
Buttai fuori una nuvola di nicotina e le scostai dolcemente le ciocche dalla guancia. Aveva le braccia avvinghiate al mio addome, una guancia premuta sul mio sterno ed emetteva dei piccoli e adorabili sbuffi. Non indossava niente se non un fottuto perizoma in pizzo. Dormire con il suo corpo nudo contro il mio era meglio di una boccetta di sonniferi. Feci scorrere le dita lungo le esili spalle e poi seguii la spina dorsale. Sembrava una dea con solo quel lenzuolo stropicciato a nasconderla un po' da me. Un angelo. Riuscii a scostarle il lenzuolo abbastanza da scoprirle una natica ancora un po' violacea e sentii un fremito colpirmi tra le gambe a quella vista. Sfiorai la macchia con la punta delle dita e lei sussultò quasi impercettibilmente, cambiò il respiro, chiuse le labbra e prese un profondo respiro, premendo la guancia contro di me.
Volevo svegliarla per giocare con lei, volevo che mi guardasse con quegli occhioni azzurri, dalle sfumature dell'oceano cristallino, ma allo stesso tempo mi piaceva vederla dormire così pacificamente. Sapere che si sentisse al sicuro con me era qualcosa che non aveva prezzo. Percorsi il suo fianco, risalendo piano, fino a sfiorare il lato del suo seno destro schiacciato contro il mio fianco. Sussultò ancora e sorrisi compiaciuto con la sigaretta tra le labbra. Feci un altro tiro e lasciai cadere la cenere in un piattino sul comodino. Ripresi il mio tragitto e disegnai cerchi sulla sua pelle lattea e liscia, puntellata di piccoli nei qua e là che conoscevo a memoria. Ne aveva uno tra le cosce, vicino al labbro sinistro che mi faceva impazzire. Sfiorai le fossette di venere, anch'esse con le mie impronte e infilai il dito nell'elastico delle mutandine. Lei smise di respirare.
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Avenging Angels
RomansaEra da quattro anni che allo scattare della mezzanotte del 21 Dicembre tutti le reti, tutti i canali televisivi e social, venivano bloccati dalle loro normali trasmissioni e utilizzi, per essere invasi da video di cinque persone mascherate che vendi...
