Capitolo 60

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Avevo sempre pensato che se ne sarebbero andati anziani e che io avrei ricevuto una telefonata mentre ero dalla parte opposta del mondo. Ma non avevo mai pensato a cosa avrei provato quando fosse successo. Forse per orgoglio non mi sarei presentata o forse sì, per mantenere ancora l'immagine della famiglia perfetta. Ma quell'immagine se n'era andata da giorni. Era andata in fumo quando si era scoperto cosa avevano fatto a Ian. Da una delle coppie più apprezzate erano diventati reietti. Se davvero esisteva un aldilà sicuramente mia madre si stava strappando i capelli. Di certo, non mi ero immaginata affrontare il resto della mia vita completamente da sola, ma in fondo lo ero sempre stata. Ero sempre stata scomoda tra di loro. Sempre un qualcosa da sistemare, da smussare, da modellare per farlo entrare nei loro standard.

Non mi accorsi della presenza alle mie spalle finchè non sentii il vestito stringersi. Uscii dalla bolla dei miei pensieri e incrociai le gemme nere di Seth. Sentii le sue nocche scorrere lungo la spina dorsale, facendomi rabbrividire. Quando la cerniera arrivò in alto, spostò la massa di capelli piastrati sulla spalla destra e mi baciò dolcemente dietro al collo. Mi lisciai il vestito nero. Era a maniche lunghe, lo scollo a barchetta, si stringeva sul busto e dalla fine in giù scendeva morbido e dritto fin sotto alle ginocchia. Ai piedi delle décolleté con tacco basso.

Avevano chiuso il caso. Quando Margot mi aveva dato la notizia avevo sentito un peso sgretolarsi e scoppiai a piangere dal sollievo. Almeno una storia era stata chiusa. Avevo avvisato i miei parenti e insieme ai miei nonni mi ero occupata del funerale. Sarebbe stata una cerimonia semplice e veloce, sarebbe avvenuta nel cimitero della città. Tutti noi volevamo lasciare alle spalle questa tragedia.

«Stai bene?» Chiese Seth, posando le mani sul mio ventre.

«È strano.» Parlai, gli occhi erano fissi nei miei, come se fossi alla ricerca di qualcosa che non trovai. «Sono triste ma mi sembra di respirare più facilmente. Ho qualcosa che non va secondo te?»

«Non hai niente che non vada.» Mi rassicurò serio. «Le tue emozioni sono più che valide per come hai vissuto.»

«Non mi sento neanche in colpa per aver mentito.» Soffiai.

«Perchè non era colpa tua. Non avrei permesso ti accadesse qualcosa per colpa delle loro decisioni.»

Mi rigirai tra le sue braccia e gli sistemai il colletto della camicia nera e poi sollevai lo sguardo sul suo viso. Si intravedevano i lividi dell'incontro di un paio di giorni prima ma almeno i tagli si stavano cicatrizzando bene grazie alle mie medicazioni. Gli passai una mano tra i ricci, sistemandoli.

«Non devi venire se non vuoi.» Dissi piano, incrociando i suoi occhi.

«Non ti lascio sola.»

«Ci sarà Harold.» Gli ricordai con un lieve sospiro. «Sicuro di farcela?»

«Se ce la fai tu, ce la farò anche io.»

Io non ero sicura di riuscirci ma dovevo farlo. Non potevo assentarmi al funerale dei miei genitori. Harold aveva lasciato una comunicazione ad un paio di giornalisti dicendo che la mia accusa era dovuta allo shock causato da questa tragedia e che ormai avevamo risolto tutto. Bugiardo. Non avevamo mai parlato e non era finito niente. Tutto doveva ancora cominciare per lui. Per me.

Passai le mani sul suo petto, lisciandogli la camicia e il mio sguardo cadde sui pantaloni a sigaretta, eleganti, che gli aveva prestato Jace. Era molto formale. Era molto bello.

«Dobbiamo fare una cosa prima di andare al cimitero.» Gli ricordai.

Mi girai e andai verso la scrivania. C'era una scatola con le ceneri di Ian. I miei nonni non ne volevano sapere niente di lui così avevo deciso per una cremazione. Presi quella e poi sfiorai quel piccolo oggetto che avrebbe cambiato tutto.

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