CHAPTER 38 || #it's no funny

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❝Shōyō inarcò un sopracciglio, un foglio in una mano e gli occhiali da lettura scivolati leggermente sul ponte del naso

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❝Shōyō inarcò un sopracciglio, un foglio in una mano e gli occhiali da lettura scivolati leggermente sul ponte del naso. Suo padre si trovava sullo stipite della porta, le mani nelle tasche anteriori dei suoi pantaloni classici neri.
La campagna elettorale era iniziata quel giorno. Dopo la conferenza stampa Bokuto aveva annunciato in modo molto fiero la sua abdicazione. Durante il suo ultimo discorso pubblico, l'ex-capobranco era stato ben contento di sottolineare — che nonostante avesse già un erede — questo non era stato ben accettato dal Consiglio ma auspicava nel buon senso del brando. Ormai sia Shōyō che Atsumu erano sotto l'occhio del ciclone.

<<Voglio parlarti. Non in via privata. Ho parlato anche già con Atsumu. Si tratta del classico discorso del capobranco ai suoi discepoli>>

Shōyō riportò lo sguardo sui suoi documenti, in particolare sulla Riforma che tutelava le donne e gli omega vittime di abusi sessuali. Suo padre non aveva mai ricevuto il pieno appoggio dal Consiglio per attuare una Legge che consisteva nel tutelare le donne e gli omega abusati al 100% Ma lui, oh!, Shōyō non era suo padre. Nel biologico senso del termine.
Scrollò una spalla, quasi del tutto indifferente. A lui, onestamente parlando e con tutti i cazzi che gli stavano frullando per la testa, fregava un cazzo del discorso motivazionale del capobranco ai suoi discepoli. Aveva una campagna elettorale da mandare avanti e non aveva bisogno di inutili distrazioni al momento.

Kōtarō si sedette sulla sedia di fronte la scrivania del figlio. Si schiarì la gola e accavallò una gamba sopra l'altra, il calzino blu adesso messo in bella vista. <<Come sta procedendo la campagna?>>

<<Procede come deve procedere>>

Bokuto annuì con un cenno della testa spostando lo sguardo in giro per l'intero ufficio del figlio. Non ci aveva mai fatto fino a quel momento, ma l'ufficio del figlio era pieno di fotografie dei bambini. In un angolino Bokuto potè notare anche un giocattolo di Haruiki. Comunque. La tensione in quella stanza poteva essere tagliata con un coltello. <<Hirohito sta continuando ad ostacolarti in qualche modo?>>

Shōyō si schiarì la gola prendendo un infastidito respiro profondo. Doveva concentrarsi, cazzo!!! E suo padre stava per davvero attentando alla sua precaria concentrazione. <<Hirohito cerca sempre di ostacolarmi in qualche modo. Sta boicottando la mia campagna elettorale da quando ho deciso di prenderne parte. Non dovrebbe essere una novità per te>>

<<Io avrei approvato le tue proposte di Legge>>

<<Ma non fai più parte del Consiglio>>

<<Posso passare a prendere i bambini a scuola?>>

<<Haruiki deve andare in ospedale. Oggi deve togliere il gesso>>

<<Lo portiamo io e tuo padre in ospedale per la procedura di rimozione del gesso. Nessun problema. Puoi stare tranquillo>>

Shōyō scrollò una spalla indifferente continuando a supervisionare i documenti che Hitoka gli aveva gentilmente stampato.
Shōyō sapeva dove la campagna di Atsumu volesse andare a parare, era stato proprio l'alpha a dirglielo qualche giorno prima. Si erano aiutati all'insaputa di tutti: agli occhi del mondo erano due amici che si stavano dichiarando guerra politica — alpha contro omega, l'eterna lotta per la supremazia del genere —, ma agli occhi del loro mondo erano due amici che si erano sposati tra loro — chi per un motivo e chi per un altro — e scopavano di tanto in tanto organizzandosi su come gestire le loro campagne elettorali.

ʀᴇᴘʟᴀʏ || ᴋᴀɢᴇʜɪɴᴀ, ᴀᴛsᴜʜɪɴᴀDove le storie prendono vita. Scoprilo ora