CHAPTER 40 || #I want him now ♡ past chapter

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• 21 anni prima •

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• 21 anni prima •

❝Akaashi sedeva a gambe incrociate sul tappeto dei giochi colorato. Il tappeto dei giochi si trovava tra il divano e la smart tv accesa sui cartoni animati per bambini.
Shōyō era seduto con le spalle rivolte al divano, dei cubi sonori dinanzi a lui e un sonaglino dalla forma di un sole in una bocca; la smart tv stava continuando a trasmettere quei cartoni animati educativi per bambini che da mesi stavano monopolizzando le loro giornate. Akaashi lo stava aiutando a costruire torri di blocchi colorati nel mentre che lo stava riempiendo di coccole e attenzioni. Quella sera lui e Kōtarō avrebbero dovuto presenziare ad una cena di gala, Shōyō si era da poco ripreso dalla sua prima influenza intestinale e quindi sarebbe restato a casa con i nonni, i genitori di Keiji.

Shōyō starnutì e Keiji gli sorrise dolcemente con un angolo delle labbra alzate. Si sporse in avanti per afferrare il figlio dalle ascelle.
Il bambino rise sonoramente per poi voltarsi verso il padre-omega e affondare il viso nell'incavo del suo collo. Keiji ridacchiò dolcemente lasciandogli un bacio su quei riccioli aranciati che avrebbe dovuto decisamente portare a tagliare dal parrucchiere.

<<Dì papà. Pa-pà>>

<<Baba>>

<<No cucciolino mio. No baba. Papà. Pa-pà>>

<<Baba>>

<<Baba è a lavoro mio piccolo cucciolo — Keiji gli sorrise nuovamente e dolcemente lasciandogli un altro tenero bacio su quei ricciolini sempre scompigliati. Shōyō rise ancora più forte continuando a strofinare il suo nasino contro il collo del papà. — Torna tardi tardissimo. Mi prometti che farai il bravo con i nonni questa sera?>>

Shōyō non rispose ma semplicemente si voltò nuovamente ad osservare i suoi giochi. Keiji ridacchiò allegramente lasciandogli un ennesimo bacio sulla testa per poi lasciarlo andare al suo intenso pomeriggio ricreativo. Era arrivato persino il momento della merenda, la parte della giornata che Shōyō amava di più, ovviamente assieme alla nanna nel lettone dei papà.
Keiji aveva provato più volte a convincere Kōtarō a far dormire il bambino nella sua cameretta ma quel testone di suo marito riteneva che Shōyō fosse ancora troppo piccolo, che se si fosse lamentato nel bel mezzo della notte — per chissà quale motivazione — avrebbero rischiato di non sentirlo a causa della stanchezza.

Il trillo prolungato del campanello distrasse i due omega dal loro pomeriggio di giochi e carezze.
Shōyō — con una manina in bocca perché aveva tantissima fame e un sonaglino nell'altra — si voltò verso il papà-omega alzando le sottili sopracciglia aranciate sorpreso, inclinò leggermente la testa di lato in un'espressione adorabilmente incuriosita.
Keiji inarcò un sopracciglio in un'espressione altrettanto incuriosita. Kōtarō gli aveva riferito che era sovraccaricato di lavoro quel giorno e che sarebbe tornato giusto in tempo per prepararsi per il gala. I suoi genitori lo avevano informato che sarebbero potuti occuparsi del nipotino non prima delle 19 a causa del lavoro.

Keiji prese Shōyō da sotto le ascelle stringendoselo contro il suo petto. Il bambino mugolò qualche versetto muovendo il sonaglino velocemente. <<Chi sarà mai a quest'ora?>> Forse un'improvvisata da parte di Kenma? Kenma amava Shōyō come se fosse stato un figlio suo. Se non fosse stato che anche lui e Testurō avevano dovuto per forza prendere parte al gala, l'omega avrebbe volentieri accettato di fare da babysitter al figlioccio, come d'altronde era già accaduto in precedenza.

<<Baba>>

Keiji strofinò il suo nasino contro quello piccolo e all'insù del figlio. Shōyō ridacchiò allegramente per poi abbassare la testa sulla spalla del padre, si fermò ad infilare un ditino tra le perle bianche che Keiji portava al collo, ed era adorabile quando si perderva a guardare ipnotizzato perla per perla. A volte persino si addormentava. <<No cucciolino mio. Baba è a lavoro e torna tardi tardissimo. Forse saranno i nonni che sono tornati prima da lavoro, che cosa ne pensi?>>

Shōyō scosse la testa in diversi cenni negativi disegnando sul suo volto un adorabile broncio, alcuni riccioli aranciati ricaduti dinanzi quegli occhi color ambra che Akaashi amava. <<No. Baba>>

Keiji ruotò gli occhi al cielo sbuffando una risatina divertita, gli lasciò un ennesimo bacio sulla fronte.
Eh già!!! Kōtarō continuava a restare il suo papà preferito. Che sdidetta per lui!!!

Quando aprì la porta d'ingresso si ritrovò di fronte un ragazzino, su per giù sui quattordici anni. Stava indossando un berretto con visiera nero, nel mentre che spostava il peso del corpo da un piede all'altro. Sembrava essere nervoso, molto nervoso. Stava indossando una t-shirt bianca macchiata in più punti, un jeans scuro strappato sulle ginocchia e delle scarpe da ginnastica che avevano di certo visto giorni migliori. Puzzava e aveva la pelle sporca. Keiji ipotizzò che non si lavasse da un bel po' di giorni.

Inarcò un sopracciglio. Non aveva mai visto quel ragazzino in giro per il quartiere, neppure a qualche parata a cui lui e il marito avevano preso parte in quell'ultimo periodo: capitava molto spesso che qualche fan del capobranco riuscisse a rintracciare la loro abitazione per la richiesta di una nuova proposta di legge, per una foto, un autografo o anche per una ciocca di capelli da vendere online. <<Hai bisogno di aiuto? Ci conosciamo?>>

Il ragazzino spostò lo sguardo sull'uomo, scosse la testa in diversi cenni negativi. Alzò lo sguardo, le sopracciglia aggrottate così tanto da crearne un solco in mezzo e gli occhi color ambra — decisamente molto simili a quelli di Shōyō — arrabbiati, furiosi ma anche devastati, nostalgici per chissà quale motivazione. <<No. Non mi conosci... ma tu e tuo marito avete rapito mio figlio. Lo rivoglio indietro e lo rivoglio ora>>

ʀᴇᴘʟᴀʏ || ᴋᴀɢᴇʜɪɴᴀ, ᴀᴛsᴜʜɪɴᴀLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora