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❝Giornata libera. Anzi. Giornata liberissima.
Shōyō entrò in cucina con solo una camicia indosso lunga un po' più sopra il ginocchio. Era bianca a strisce verticali azzurre, l'aveva rubata a Tobio quando avevano divorziato: la possedeva ancora lui perché, più che altro, se si concentrava bene poteva respirare ancora il suo profumo, e anche perché gliela aveva regalata lui. I calzettoni bianchi alzati fino a metà polpaccio. Aveva i riccioli scompigliati e la faccia di chi sarebbe voluto restare a letto ancora qualche ora, ma anche la faccia di chi preferiva prima mangiare qualcosa e poi ritornare a letto per continuare a dormire.
I bambini erano a scuola. L'autobus privato era arrivato alle 7:30 e Shōyō li aveva, prima accompagnati alla fermata del bus, per poi ritornare in camera da letto a ronfare tra le lenzuola. Il piano di quella giornata sarebbe stato così strutturato: colazione, pulizie domestiche, passaggio veloce al kombini per comprare il suo gelato alla nocciola preferito. Eppoi. Eppoi avrebbe passato il resto della giornata a vedere documentari true crime perché se lo meritava. Cazzo!, se se lo meritava.
Iniziò a canticchiare muovendo la testa a tempo di un'immaginaria base musicale, molto simile a quella di Baby Shark. <<Pancake. Pancake. Voglio dei pancake ma non posso dirlo ad Haruiki e Dalai altrimenti non mi parlano più. Pancake. Pancake. Mangiamo i pancake>>
Fece appena in tempo a prendere la padella e una ciotola per l'impasto, che il campanello iniziò a suonare incessantemente. Shōyō inarcò un sopracciglio in un'espressione che era un misto tra il sorpreso e il curioso. Chi cazzo poteva essere alle dieci e mezza del mattino? Chi cazzo lo stava disturbando dai suoi fottuti pancake? Chi cazzo lo stava disturbando nel suo giorno libero? E soprattutto, chi cazzo aveva deciso di morire?
Sbuffò sonoramente poggiando ciotola e padella sul bancone della cucina per poi dirigersi alla porta d'ingresso. Okay, ragionando: chi poteva essere? Forse Kageyama. Gli stava letteralmente rompendo il cazzo con i suoi mille messaggi e le sue mille chiamate al giorno, dove gli chiedeva di poter vedere o sentire Dalai anche solo per mezzo secondo. Ma se Dalai non voleva saperne nulla che cazzo poteva farci lui? Forse Atsumu. Forse Haruiki lo aveva fatto chiamare da scuola per chiedergli di mandarlo a studiare nella scuola dei bambini grandi. Ormai erano settimane che non faceva altro che ripeterlo come un disco rotto, e Shōyō non si sarebbe sorpreso se avesse attuato quella mossa con il padre-alpha. Forse i suoi genitori? Nah!!! Adesso che vedevano i bambini tutti i giorni era tutto ritornato come primaper loro.Ma non per lui. Assolutamente no.
Aprì la porta d'ingresso con la faccia più scazzata che potesse mettere su. Odiava essere disturbato nelle sue giornate libere, anzi liberissime. Ma alzò entrambe le sopracciglia sorpreso, meravigliato, curioso, confuso. Okay, cosa cazzo stava succedendo? Pedro Sanchez, quel Pedro Sanchez, gli stava sorridendo allegro con indosso una camicia nera aderente, dei pantaloni eleganti neri e degli occhiali da sole sistemati accuratamente tra i riccioli neri. Stava stringendo in una mano una busta di carta bianca e — giudicando dall'odore buonissimo e dolcissimo — una busta proveniente dritta dritta da una buonissima pasticceria.
<<Pedro?>>
Il brasiliano gli ammiccò divertito soffermandosi ad osservare l'amico attentamente e... wow!!!, anche da appena sveglio Hinata Shōyō era bello ed attraente come pochi.<<Wow!!!, se questo è il tuo modo di accogliere in casa tua gli amici di vecchia data, ti prometto che ti porterò un macaron al cioccolato tutte le mattine. Da oggi in poi. Promesso. Giurin giurello>>
Shōyō sorrise allegramente alzando un angolo delle labbra, legò le braccia al petto inarcando un sopracciglio con fare divertito per poi poggiarsi con una spalla allo stipite della porta. <<Mi sono appena svegliato. Che ci fai qui? Dovevamo vederci domani in ufficio. Aspetta. Chi ti ha dato il mio indirizzo di casa? Sei per caso uno stalker?>>
Pedro alzò le mani in segno di resa, quel sorrisetto divertito che proprio non voleva abbandonare il suo volto. <<Uno stalker? Cosa? No! Ho semplicemente corrotto la tua collaboratrice>>
Shōyō inarcò un sopracciglio. A suo dire piacevolmente sorpreso. <<Hai corrotto Hitoka? Cosa le hai fatto?, un bonifico biliardario per caso?>>
<<Nah. Le ho semplicemente detto che se mi avesse rivelato il tuo indirizzo di casa, ti avrei convinto a darle qualche settimana di riposo. È stata molto felice di collaborare>>
<<Perché sei qui Pedro?>>
Pedro scrollò una spalla, come se davvero non sapesse perché si trovasse lì con tutte le sue buone intenzioni e un sacchetto di macaron al cioccolato in mano. A dir la verità, non aveva proprio corrotto la collaboratrice di Shōyō. Anzi. Quell'Hitoka lo aveva guardato con una strana espressione in viso e gli aveva detto che non poteva divulgare informazioni personali sul suo capo, quindi si era voltata ed era andata via tra i corridoi del Parlamento. A dargli l'indirizzo di casa dell'amico era stato un certo Tsukishima, che gli aveva sottolineato più volte di volere, quasi esigerequelle settimane di riposo retribuite. <<Mi sei mancato tantissimo dopo la cena di ieri sera. Non ho fatto altro che pensare a te tutta la notte.Dovevo assolutamente vedertiraggio di sole>>
Shōyō sbuffò una risatina divertita mettendosi di lato per farlo entrare in casa. Coglione era quando lo aveva lasciato e coglione era rimasto quando lo aveva ritrovato. Pedro flirtava continuamente con lui ma restando sempre nella sfera dell'amicizia. Non aveva mai avuto dei doppi fini, anche perché sembrava continuare a vederlo solo come il fratellino che non aveva mai avuto.<<Raggio di sole? Ti ricordi ancora di questo stupido nomignolo? Dai forza, entra nella mia umile dimora. Per sdebitarmi dei macaron ti cucinerò i miei famosissimi pancake al cioccolato>>❞