Rovereto, 13 Dicembre 1940
I giorni sono passati e Dicembre è arrivato portando con se la neve e il Natale che io amo. Sarà un Natale tosto e molto triste, visto la guerra, ma proprio per questo dobbiamo festeggiarlo al meglio, anche per chi non può farlo. Io sto cercando di viverlo come facevo da bambina, anche se adesso è il periodo meno adatto, ma niente e nessuno, soprattutto la guerra, può portarmi via lo spirito natalizio. Nel mentre, ho iniziato a fare i corsi per diventare infermiera, sono abbastanza duri ma io non mollo. Finalmente posso aiutare, anche se in minima parte, il mio paese e le persone che ci abitano, posso curare i civili e i soldati che vengono colpiti fisicamente dalla guerra. Oggi è il 13 Dicembre, fuori fa freddo e nevica. Sono insieme ad Alexander, le nostre fronti si sfiorano così come i nostri nasi, e i suoi occhi sono incastrati nei miei. Abbiamo appena fatto l'amore, ci siamo amati scaldando i nostri corpi dal freddo pungente che non ci lascia neanche un istante. Abbracciati e ancora uniti con l'anima ci guardiamo senza proferire parola, le parole non servono mai inquesti casi. Brividi di freddo mi fanno però tremare contro di lui, quindi prendo il lenzuolo stendendolo sopra i nostri corpi. "Ti amo soldato" gli sussurro cercando il calore che il suo corpo emana. "Anche io meine Liebe." Ci abbracciamo forte e gli sfioro la spalla con le labbra. "Volevo chiederti... hai impegni per la Vigilia?" "È che impegni vuoi che abbia!" "Bene, allora è invitato il 24 Dicembre alla cena di Natale organizzata a casa Fiocchi. Ci saremo io, mia madre e mio padre" dico facendo la finta padrona di casa di una reggia. Ma la mia finta autorità viene smorzata dal suo sguardo commosso. Ecco il suo lato più fragile, il lato che mostra solo a me. "Veramente?" Lo rassicuro annuendo felice. "Grazie Clara" dice sinceramente commosso e a me si stringe il cuore. Lo abbraccio forte affondando la testa nel suo collo, è triste lo sento, ormai l'ho conosco a memoria e non può sfuggirmi. Lui mi stringe la testa contro il suo petto baciandomi i capelli ma io la rialzo subito per dargli un lungo bacio. All'improvviso nasconde la testa tra il mio seno e io non perdo tempo acullarlo e accarezzarlo come un bambino. È come se avesse abbandonato la corazza da soldato permettendosi di essere un semplice ragazzo, un ragazzo con il mondo sulle spalle, con un fucile sulle spalle. "L'importante è che ci sia tu, la notte di Natale. Non mi interessa se siamo fuori al gelo o senza cibo. L'importante è che tu sia con me" dice trattenendo le lacrime, ha la voce rotta. Vederlo così mi distrugge, non so cosa fare per alleviare il suo dolore e la sua tristezza, quindi lo abbraccio forte accarezzandogli i capelli, trasmettendogli tutto il mio amore. "Ti manca tanto la tua famiglia vero?" gli sussurro e lui annuisce. "Ci sarò io. Non ti lascerò mai Alexander, qualsiasi cosa accada." Lui si alza sedendosi sul letto e io faccio lo stesso non capendo che cosa gli sia preso. "Io- dice marcando la parola - non ti dimenticherò mai, non ti lascerò mai." A quelle parole il mio cuore esplode di felicità, lo raggiungo e gli cingo il collo con le braccia, lo bacio stringendolo a me per scaldarlo dal freddo pungente della mia camera. "Hai l'iniziale del mio nome incisa sulla tua pelle, non potrai mai dimenticarti di me." Gli accarezzo la schiena mentre le sue braccia mi stringono. "Non potrei mai dimenticarti soldato." Un'amore così non si dimentica. "Comunque- dico guardandolo - non ci sarà tanto cibo, ma ce lo faremo bastare." "Te l'ho detto non mi importa, basta che ci sia tu. Poi semmai porto qualcosa dalla Kommandantur." "Va bene" dico facendo il saluto militare e lui finalmente ride. "Come sei bello Alexander." "Io? Ma ti guardi? Ti vedo un po' stanca però - dice accarezzandomi gli occhi dolcemente - sono duri i corsi?" "Un pochino - dico mimandolo con la mano - ma..." "Ma sono così orgoglioso di te" mormora guardandomi con occhi fieri e, baciandomi la clavicola, mi sussurra qualcosa in tedesco. "Non ho capito niente" ribatto ridendo. "Ma le lezioni che ti faccio servono a qualcosa?" mormora facendo il finto offeso. "Sìsì, è che più che stare attenta guardo te" dico scherzando, ma neanche così tanto. Lui ride e mi abbraccia. "Finirà la guerra Alexander" gli dico seria accarezzandolo e lo sento annuire sulla mia spalla. Rimaniamo così per un po', abbracciati e in silenzio, ma io comincio a sentire i brividi. "Ho freddo." "Ovvio che hai freddo. Abbiamo solo un lenzuolo a coprirci, ed è Dicembre" ride lui. "Vuoi del tè? Così ci scaldiamo" gli chiedo come una bambina mentre ho il mento poggiato sulla sua spalla. "Si." "Va bene allora andiamo" dico cercando di staccarmi dall'abbraccio, ma lui non mi lascia andare. "No, tu resti qui" mormora mentre mi stringe sempre più forte, e io ovviamente lo accontento felice. Dopo un po' decidiamo di alzarci e rivestirci per andare di sotto. Sono felice di aver invitato il mio soldato a Natale, sarà la prima volta che la mia famiglia cena con lui. Spero di riuscire a toglierli la malinconia dovuta al fatto che sarà lontano da casa, malinconia che, soprattutto nei giorni natalizi, si fa sentire ancora più forte. Farei di tutto pur di renderlo, anche solo per poche ore, spensierato e felice senza pensieri di guerra a occupargli la mente.
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Ricordo che era Aprile
General FictionIN REVISIONE Rovereto, 1940 La guerra è appena scoppiata in Italia, il mondo è in guerra, ma Clara, una ragazza di sedici anni, si augura che nel suo paese fra le montagne la sua quotidianità non cambi. In cuor suo spera che la vita, la vita che co...
