Cap 22

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Purtroppo Amanda aveva sentito, e mentre tornavano a casa la suocera rimproverò la nuora. -"la devi smettere di parlare di Ashley, e pensare che sono contenta che finalmente non la frequenti più, evidentemente James deve averti detto che mi dava fastidio. Devi capire che per me Ashley è morta, questo per colpa tua, il minimo che tu possa fare e non nominarla più!"
Stufa di sentire questa freddezza nei confronti della figlia, Victoria rispose alla suocera, -"Ashley invece fa parte della mia vita, è la mia migliore amica, continuerò a sentirla e a frequentarla, presto ritornerò a trovarla, ha avuto una splendida bambina, lei è diventata nonna ed è inconcepibile per me che lei possa rinnegare figlia e nipote, per come si sta comportando, a sto punto io non la voglio come nonna dei miei figli!" con questo Victoria  si chiuse in camera, lasciando la suocera in corridoio e con la bocca aperta.
Alla sera però, dovette poi fare i conti con James.
-"Victoria, come hai potuto dire una cosa del genere a mia madre?"
-"ma James, lei ha detto un sacco di cose brutte su Ashley, la considera morta, non la considera più sua figlia, posso comprendere le rabbia all'inizio, ma sono passati mesi, è diventata nonna e non gliene frega nulla!! E tu vuoi che lei fredda com'è, si prenda cura dei miei figli?"
-"Dio Santo Victoria mi fai diventare matto, certo che se ne prenderà cura, è mia madre e sarà la nonna dei nostri figli! E per quanto riguarda Ashley,mia mamma ha tutti i diritti di scegliere!"
-"mamma mia, James detesto quando ragioni così, pare che hai il paraocchi"
-"sei tu che ti scordi le regole della società!"
-"non le scordo le maledette regole, da me hai preteso la mia vita e il mio corpo per poter dare la libertà a tua sorella. Sapevi com'ero prima di sposarmi, sapevi come ragiono, lo sai cosa penso di tutta questa stupida società!
Ho provato e tentato a decidere una minima cosa per me, ma ciò che ho tenuto è stata solo tanta umiliazione, mi hai sculacciata e mi hai punito togliendomi tua sorella! Io di tutto ciò ne ho abbastanza! Avresti dovuto sposare un'altra e non me!"
James la fissò e inspirò a fondo il suo sguardo si fece ancora più cupo e i lineamenti del suo bel viso tesi mentre la fissava, -"Maledetto quel giorno in cui ho deciso di volerti! Se tu non fossi così maledettamente bella e così testarda e così Victoria...." sibilò a denti stretti, avvicinandosi a lei.
Le lacrime imperlarono gli occhi della ragazza
-"Davvero? E allora lasciami andare! Liberami! Divorzia da me e sposati una stronza vacca senza cervello!" urlò con violenza, ferita da quello che aveva appena udito. Conosceva di che natura fossero i suoi sentimenti tutto ruotava intorno al denaro cosa metteva in mezzo la sua bellezza, pensò Victoria triste.
-"No cazzo! Non divorzierò mai da te, resterai qui con me e sarai la mia cazzo di signora Lee, imparerai ad ascoltarmi e ti scuserai con mia madre mi sono spiegato Victoria?"
Si voltò per andare al bagno per farsi la doccia lasciando la porta aperta.
Il  cuore batteva come impazzito, nel corpo di Victoria, cercava di fare respiri profondi, ma sembrava che i polmoni non riuscissero a espandersi abbastanza. La testa era vuota e un senso di forte nausea la colse all'improvviso. Tremava e sudava allo stesso tempo. Si sentiva svenire, aveva bisogno di aiuto, ma la lingua sembrava non voler collaborare. Provò a parlare, ma la voce che uscì fu fievole, appena percettibile. -"James aiu... aiutami... sto..." Victoria ebbe solo il tempo di vederlo rientrare in camera e correre verso di lei come se fosse a rallentatore, poi fu tutto buio.
James sbiancò quando la sentì chiamarlo e chiedere aiuto, quando si voltò  non si aspettava di vederla cerea e malferma, con prontezza, riuscì a scattare verso di lei arrivando giusto in tempo per afferrarla, prima che svenisse tra le sue braccia. La strinse forte a se e sentire il suo esile corpo inerme, lo spaventò. Cominciò a chiamarla, in preda all'angoscia. Voleva rivedere l'azzurro dei suoi occhi, così luminosi ed espressivi. Ma nonostante provasse a farla rinvenire, lei non reagiva. -"Victoria, svegliati! Maledizione!" la prese tra le braccia e uscì in corridoio, -"Stivenson! Fa presto!"
Il maggiordomo accorse, comparendo immediatamente.
-"signore! Chiamo subito l'ambulanza?"
-"No, Stivenson!" urlò James, -"Lascia stare!La porteremo noi in ospedale. L'ambulanza ci metterebbe troppo. Fai preparare l'auto!"
Il maggiordomo annuì, e si allontanò per chiamare l'autista. -"fa presto Stivenson, Non mi piace il suo colorito, è troppo pallida!" Continuò a tenerla abbracciata, preoccupato stringendola al suo petto cullandola. James era in preda al panico perché, nonostante le sue continue sollecitazioni, continuava a restare incosciente, si sentiva impotente.
Sentì il maggiordomo tornare al suo fianco e lo guardò, cercando di capire se l'auto fosse pronta. -"Credo si stia riprendendo, signore" Nell'udire quelle parole, James abbassò la testa scrutando il volto di Victoria. Notò il suo tentativo di aprire le palpebre. Non appena la moglie mise a fuoco il marito, provò ad alzarsi. Per paura che potesse perdere nuovamente i sensi James la bloccò -"Aspetta, non così veloce..."
-"Che cos'è successo? Io non..." La sua voce era un sussurro. Balbettava in stato confusionale.
-"Sei svenuta, Victoria. Non so cosa sia successo, mi dispiace è colpa mia. Sono in parte responsabile. Non avrei dovuto parlarti in quel modo."
In quel momento, l'uomo notò il suo viso diventare cupo: si era ricordata tutto.
-"ora ti porto all'ospedale! Stivenson la macchina?" domandò.
-"È tutto pronto, signore."
James annuì e guardò la moglie -"Voglio che ti veda un medico, solo per essere sicuro che non sia nulla di serio"
Victoria si agitò tra le braccia del marito -"No, no, sto bene. Veramente, è stato solo un mancamento... la tensione, la lite, ecco cosa è stato. Non..."
-"Senti un po', tigre, che tu lo voglia o no, verrai all'ospedale"
Lei scosse la testa con veemenza e strinse gli occhi. Se solo lo sguardo avesse potuto uccidere, in quell'istante James si sarebbe ritrovato fulminato in un battito di ciglia. Victoria gli puntò il dito al petto,
-"Non costringermi a fare qualcosa che non voglio, James! non insistere! Mi hai chiesto un sacco di cose a cui io ho sempre dovuto cedere stavolta non cederò! No! Sono stufa che tu l'abbia sempre vinta!"
La ragazza sapeva perfettamente che non avrebbe potuto impedirglielo.-"Per favore... Non voglio andarci... Ti prego!"
-"Dammi un motivo per cui io non debba farlo. E che sia valido" le disse il marito a denti stretti fissandola con aria tra l'arrabbiato e il preoccupato. -"Non ti rendi conto che mi hai spaventato a morte?"
Victoria distolse gli occhi, posando lo sguardo su Stivenson per qualche secondo.
Deglutì e fece un lungo sospiro, poi riprese a guardare il marito con espressione grave. -"Mi dispiace James scusami se ti ho fatto spaventare, ma ora sto bene, credimi. Ti prometto che se dovesse succedere di nuovo, non mi opporrò e farò qualsiasi cosa tu ritenga necessario!" Prese fiato, poi proseguì ancora più seria: -"io mi sono sentita soffocare dall'ansia e dal nervoso, tu mi hai ferita! E se continuerai a farlo  ti posso assicurare che non te lo perdonerò mai. E questa volta giuro che manterrò la mia promessa, perché sono stanca James!"
Il marito percepì dal timbro della sua voce quanto fosse determinata. Era certo che sarebbe riuscito a dissuaderla, non aveva alcun dubbio, ma a quale prezzo? Non poteva tirare troppo la corda e peggiorare la  situazione, erano riusciti a trovare un equilibrio, ma la madre quella sera lo aveva fatto uscire dalle staffe, gli aveva ricordato le regole dell'élite, regole con cui era cresciuto e che da quando era sposato con Victoria, aveva aggirato per lei, regole che aveva cominciato a sentire strette.
-"Va bene, per questa volta cedo, niente ospedale. Ma ricorda, se mai dovesse succedere ancora una cosa del genere, farai tutto come ti dirò senza fiatare."
Victoria annuì-"si James, prometto!"
-"Hai fatto altre promesse Victoria, alcune delle quali non sei stata capace di mantenerle. Come per esempio vedere mia sorella di nascosto.
Come posso fidarmi ancora di te?"
Victoria lo guardò sconvolta. -"ma come?come lo sai?"
Stivenson si schiarì la gola -"se non avete più  bisogno della macchina dirò a George l'autista di andare!"
-"Grazie Stivenson puoi, dire a George che non abbiamo più bisogno, anche tu puoi andare." disse James sistemandosi meglio in braccio la moglie, poi la guardò -"Sebbene Josephine si sia dimostrata più remissiva di te ad accettare il matrimonio,  Thomas non si è fidato di questa sua accondiscendenza così, l'ha fatta seguire, perché aveva paura che provasse a scappare. Gli è parso strano quando gli hanno riferito che era andato a trovare Ashley sebbene non la conoscesse, ma vista la vostra amicizia ha pensato che magari tu gli avessi chiesto di andarla a trovare per lei, e poi... è uscita insieme a lei e alla bimba e casualmente vi siete trovate a central park"
Victoria serrò le labbra, rivolgendogli uno sguardo contrito, si strinse nelle spalle, ma non replicò. James sapeva di averla spiazzata, era inutile negare, Victoria decise di vertire il discorso su altro,
-"poverino... aveva paura che scappasse, la sua possibilità di crescere economicamente!" rispose sprezzante Victoria.
-"tu pensi che sia questo? Che sia una questione di denaro?"le chiese James.
-"perché non è così? Anche tu mi hai voluto per quello!"
-"oh...così la mia bellissima moglie..." il marito si sollevò in piedi tenendola tra le braccia e avviandosi verso la camera, -"pensa che io l'abbia sposata per soldi! No mia cara, ti sbagli, ti ho sposato perché ti volevo, ti ho sposato perché ti ho desiderata tanto, ti ho sposato perché mi piaci e mi fai impazzire!" James la posò dolcemente sul letto, iniziando a spogliarla.
-"faccio da sola... ma poi... la componente economica centra eccome, se io fossi stata povera, lo hai detto tu... non mi avresti sposato!"
-"non è vero sai... ti avrei sposato ugualmente, anche se fossi stata povera, probabilmente ti avrei prima messa incinta e poi ti avrei sposata!"
-"balle! Non ci credo... che lo avresti fatto!"disse lei sorpresa e arrossendo inspiegabilmente per la sua risposta.
-"invece è proprio così! Non so spiegarti, ma non riesco a toglierti dalla testa." scosse la testa -"Ci sei sempre tu, in ogni momento della giornata. Mi sei entrata dentro, giorno dopo giorno. L'unica cosa di cui sono sicuro è che tu sei mia, Victoria e che non ho mai voluto che nessun'altro ti avesse. Non posso e non voglio rinunciare a te."
L' espressione sorpresa di sua moglie era di genuina sorpresa.
James le prese le mani -" ma, per quanto vorrei vederti felice, non posso estromettere mia madre dalla vita di qualsiasi figlio che avremo, non posso obbligare mia madre a rivedere i suoi sentimenti verso Ashley, non posso e tu lo sai, perché sai come funziona questa società, vorresti che piantassi tutto e tutti e che andassimo vivere in affitto da qualche parte?
Vorresti andare a lavorare? Hai una vaga idea di cosa vuoldire avere una famiglia in America?"
Aspettò una risposta dalla moglie, Victoria pensò ai suoi amici ,-"bhe... io vedo che alla fine Ashley e Robert se la cavano, all'inizio li ho aiutati perché non riuscivano a fare neanche la spesa, e tu li hai portati dentro ad un appartamento spoglio con un solo materasso. Poi hanno dovuto rifare l'assicurazione sanitaria di' Ashley perché, tu gliel hai tolta, poi hanno le bollette di acqua luce e gas da pagare, ora hanno anche una figlia! Ma nonostante ciò io vedo che stanno bene, e se posso li aiuto!"
James sospirò -"appunto, li aiuti... e se anche noi vivessimo in affitto chi ci aiuterebbe? Si certo, andresti a lavorare anche tu, ma non riusciremo ad arrivare neanche alla fine del mese, lascia che ti racconti una cosa.
Lo stabile dove abita Ashley è mio, ti ha mai detto cosa pagano di affitto ?"
Victoria era scioccata  e scosse la testa.
-"paga una cifra ridicola, di ben 50 dollari al mese, questo per aiutarli, normalmente il costo dell'affitto nel west upside, proprio perché non è una zona da ricchi, i costi si aggirano intorno ai 4400 dollari al mese, questo è il prezzo medio che io faccio a tutti gli altri!"

L' L'ELITE DI MANHATTANDove le storie prendono vita. Scoprilo ora