E corsero sul serio.
In realtà Harry non sapeva di poter andare così veloce, ma nel giro di dieci secondi era già davanti alla stanza di terapia intensiva dove si trovava Louis.
La porta era ancora chiusa, ma dei rumori sommessi provenivano dall'interno. Sicuramente vi erano dottori e infermieri, Harry avrebbe potuto giurarci. Il cuore gli si strinse nel petto al pensiero di perderlo.
C'erano due possibilità: o qualcosa era stava andando terribilmente male, o c'era stato un miglioramento che avrebbe dovuto renderli felici. Harry sperava con tutto il cuore che si trattasse della seconda eventualità.
"Qualcosa di bello o qualcosa di brutto?"- chiese quindi girandosi verso Zayn, riferendosi ovviamente alle condizioni di Louis e a ciò che stava accadendo in quella stanza.
Zayn sospirò. -"Sinceramente non te lo so dire, io ho visto i medici entrare di corsa e sono venuto a chiamarvi."- La sua voce lasciava perfettamente intendere quanto fosse agitato, preoccupato, in parte anche speranzoso.
Harry non fece in tempo neanche ad abbassare gli occhi al pavimento quando Niall circondò un fianco di Zayn per confortarlo perchè la porta della stanza si aprì e qualcuno gridò "Lasciate passare!". Rimase immobile quei pochi istanti necessari per fargli realizzare ciò che stava accadendo: quattro uomini e una donna in divisa da ospedale che tiravano una barella con il corpo di Louis posto sopra, ancora con gli occhi chiusi.
Corse dietro di loro, bloccando l'unico infermiere che non stava spingendo la barella. -"Che succede, dove lo state portando?"
In un altra occasione l'uomo, che come indicava la targhetta sul camice si chiamava Dtt. Purchty, non si sarebbe assolutamente preso la scomodità di girarsi per rispondere a quella domanda disperata. Però fu proprio quello che fece, forse perché il tono disperato di Harry era ancora più disperato di qualunque altro tono disperato l'uomo avesse mai sentito. Non so se mi spiego, probabilmente no.
Comunque, l'uomo si girò, e rispose parlando attraverso la mascherina che portava sulla bocca. Ad Harry non importava, sarebbe riuscito a sentirlo. Tanto era concentrato sulle sue future parole -magari e sicuramente sperando che fossero positive- che ci sarebbe anche potuta essere una tempesta lì dentro, lui le avrebbe sentite lo stesso. Ma in effetti la tempesta c'era, solo che non era fuori, ma aveva molto comodamente preso posto dentro di lui.
"Lo portiamo in sala operatoria. Se ci tieni alla salute del tuo amico, torna indietro e rimanici finché non torniamo."- il tono era severo, ma il consiglio era del tutto sincero.
Così Harry si fermò e rimase immobile al centro del corridoio, dietro di lui Zayn e Niall, che nemmeno si era accorto li stessero seguendo. Mentre gli infermieri, la barella e Louis sparivano dietro ad una porta in fondo al corridoio che aveva posto sopra un grande cartello con scritto "Sala operatoria" , Harry si limitò ad urlare, nonostante sapesse di non poter essere sentito dai dottori indaffarati. -"E comunque non è un mio amico, è il mio ragazzo!"
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Louis si sentiva strano. Non che non lo fosse stato nell'ultimo periodo -tutt'altro casomai-, però ora ci si sentiva ancora di più.
La televisione doveva essere rotta, perché non riusciva più ad accenderla per vedere cosa stesse accadendo nella sua stanza. Voleva sapere se Harry era ancora lì, soprattutto ora che aveva scoperto del tatuaggio. E si sentiva felice per questo, almeno un po'. E aveva anche voglia di rivedere Zayn. Per quanto vederlo attraverso uno schermo potesse farlo sentire meglio.
Continuò a stare seduto sul divano, guardandosi intorno perché non sapeva cos'altro fare. Si diede dell'idiota quando il bianco opprimente cominciò a scurirsi un po', diventando un leggero grigio che gli fece girare la testa, perché ora che non era più abituato ai colori lo faceva ridere l'idea di vederli di nuovo. In un posto del genere, poi, dove non sembravano esserci mai stati. E in fondo non credo che il bianco si possa anche solo esser definito un colore, è troppo anonimo per poterlo essere.
Mentre le pareti diventavano effettivamente grigie, lui si sentì stanco. Come se quel grigiastro color fumo lo stesse facendo addormentare. Si sentiva così a corto di energie che alla fine ne fu contento; si lasciò andare al sonno e, come nel più perfetto dei cliché, sognò. O almeno gli sembrò di star sognando.
Ovviamente fu Harry a riempirgli la mente, Harry e il suono della sua bellissima voce.
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Erano passate tre fottute ore, la porta della sala operatoria non accennava nemmeno ad aprirsi, e Harry voleva morire. Giusto per non pensare, e per non provare quel milione di emozioni che non accennavano a diminuire all'interno di se stesso.
Pensava a come fosse possibile provare così tanto per qualcuno, e non si riferiva all' "amarlo", ma semplicemente al modo in cui erano capaci di condizionarsi a vicenda. Come l'uno senza l'altro: sarebbe stato solo niente. Il nulla più totale e, nella sua solitudine, anche spaventoso. Harry capì che, anche quando erano stati lontani, non lo erano stati per davvero. I loro pensieri erano sempre rivolti all'altro e, nel piccolo mondo crudele in cui si trovavano, questo stava a significare che niente, assolutamente niente, sarebbe riuscito a separarli. Forse nemmeno la morte ci sarebbe riuscita.
Ma scosse la testa, perché non voleva nemmeno prendere in considerazione quella possibilità. Che sperava fosse il più lontana possibile dalla realtà.
Si girò a guardare l'entrata della sala operatoria solo quando Zayn si alzò in piedi con gli occhi fissi in quel punto. Non aveva nemmeno sentito la porta aprirsi.
Ne uscirono i stessi dottori di prima, solo che stavolta c'era anche qualche altra infermiera in più. Harry se li vide passare davanti come in un potenziale film muto: lentamente, in silenzio, senza che nessuna fretta li muovesse nel riportare Louis nella stanza da dove lo avevano prelevato tre ore prima.
Harry li vide entrare e chiudere la porta alle loro spalle. Solo un'infermiera rimase fuori, e fu a lei a cui Zayn si rivolse, con voce stranamente pacata. -"Come sta?"- chiese, ma più che una domanda fu un sussurro.
La ragazza rivolse loro un sorriso che tentava di essere incoraggiante. Harry non sarebbe stato in grado di riconoscerlo bene in quel momento, ad essere sinceri. Lei comunque porse loro la mano destra, e tutti e tre gliela strinsero, prima che rispondesse. -"Mi chiamo Aryna"- spiegò lei -"e sono un'amica di Edward. Normalmente avrei aspettato il referto ufficiale per darvi informazioni, ma lui mi ha chiesto di non farlo, perciò eccomi qui."
Harry non ebbe forza di parlare, ma si appuntò da qualche parte nella mente di ringraziare Edward. Fu Zayn a rispondere, di nuovo. -"Quindi?"- la voce si era fatta sgarbata, adesso. Non di maleducazione, bensì di impazienza e preoccupazione quasi palpabili.
Niall gli strinse la mano e Zayn si rilassò, almeno in parte, proprio nell'istante in cui le loro pelli e le loro dita entrarono in contatto. Harry abbassò lo sguardo al pavimento: lui non aveva nessuna mano da stringere, non in quel momento.
Aryna prese un respiro prima di parlare, ma Harry si impose di non interpretare quello e ogni altro suo prossimo gesto, altrimenti dubitava che ne sarebbe uscito vivo, o come minimo mentalmente stabile.
"E' stato in sala operatoria per un'emorragia, ma l'abbiamo sistemata. Ciò che dovreste sapere è che un coma normale in media non dura quasi mai meno di due settimane, e quello del vostro amico è stato causato da un brutto trauma. Deve aver sbattuto la testa a terra e la mancanza del casco dopo l'incidente non ha di certo aiutato. Quello che sta accadendo è un mezzo miracolo, non so darvi spiegazioni di come sia possibile, non credo che nessuno di quei dottori possa."- spiegò, sorridendo alla fine, contenta e sicura di aver dato una buona notizia.
Zayn strinse la mano di Niall, mentre il cuore accelerava nel petto. Harry alzò lo sguardo da terra, guardando poi con espressione stupita la donna. -"E' sveglio?"- chiese, con un filo di voce.
Aryna sgranò gli occhi e si affrettò a scuotere la testa. -"No, no."
Dovette smettere di dare spiegazioni perché la porta della stanza si aprì, e i medici uscirono, per poi andarsene e sparire dalla loro visuale. Solo a quel punto l'infermiera riprese a parlare. -"Ha avuto un recupero delle funzioni celebrali incredibile, però. Non ne ho mai visto uno così veloce. Il suo cervello è passato da una percentuale di 30 ad una di 90, in ambito di utilizzo delle sue funzioni, in una sola notte e in una sola mattinata. Non ho mai sentito di nulla del genere."
La prima cosa che Harry pensò fu "Lo ha fatto perché gli ho chiesto di restare", così immediatamente si girò a guardare Zayn, che già gli stava rivolgendo un sorriso, come per dire "te l'avevo detto".
"Si sveglierà, quindi?"- chiese Niall.
"Se prima era quasi impossibile adesso è molto probabile."- disse -"Ma se mai lo farà riprendersi diventerà una sfida lenta e graduale. Il coma non è qualcosa con cui scherzare, anche se il vostro amico non ci è stato per molto tempo."- si affrettò ad aggiungere.
Ma sia Zayn, che Harry, che Niall sarebbero stati disposti ad aspettare tutto il tempo del mondo per farlo riprendere a dovere. L'importante sarebbe stato vederlo sveglio, vivo. Sarebbe stato il regalo più grande, il sogno più bello.
Harry non poteva crederci.
Mentre Zayn si fiondava sulle labbra di Niall in un improvviso movimento dettato dalla gioia più profonda Harry mantenne gli occhi sulla donna. -"Possiamo entrare?"
Aryna sembrò pensarci un po'. -"Non potreste. Ma posso far entrare uno di voi per un po'. Solo uno, però."- disse, con chissà quale coraggio. Avrebbero potuto licenziarla per questo: era una grave trasgressione delle regole. Ma non gli importava, non dopo aver visto il dolore e la gioia farsi spazio negli occhi di quei ragazzi così emotivamente distrutti. Avrebbe fatto una buona azione, e ne sarebbe valsa la pena.
Zayn si allontanò dalle labbra di Niall e, avendo ugualmente sentito le parole dell'infermiera, incatenò i suoi occhi scuri in quelli di Harry con fermezza e sicurezza disarmanti. -"Vai tu, e digli di restare."
-
Harry era entrato già da un po', ma non avrebbe saputo dire da quanto. Forse un secondo, magari un minuto, o perfino un'ora. Non ne aveva la più pallida idea, sapeva solo di non voler uscire da quella fottuta stanza senza prima aver visto il bellissimo colore dei suoi occhi. Non sapeva perché, ma sentiva addosso la responsabilità di come sarebbero andate le cose da quel momento in avanti. Louis si sarebbe svegliato se avesse trovato un motivo valido per farlo, ed Harry sperava con tutto se stesso di poterlo essere.
In tutto quel tempo gli si era solo seduto vicino, e gli aveva preso la mano con l'anello e il tatuaggio nella sua. Quella di Louis era fredda e inerte, quella di Harry andava a fuoco e tremava abbastanza. Erano compatibili, come al solito.
In quel momento non sapeva come sentirsi: l'ultima notizia era che Louis aveva molte più probabilità di svegliarsi di quante non ne avesse avute prima, e questo lo rendeva felice. Davvero. Ma era pur vero che era ancora lì, steso su quel triste lettino, un Louis che non sembrava Louis ma che lo era, con gli occhi chiusi e le labbra serrate e il petto che si alzava e abbassava con lentezza, quasi delicatamente.
Harry si lasciò andare sullo schienale della sedia senza abbandonare la presa sulla mano del ragazzo di cui era innamorato; prese un respiro profondo e finalmente si decise a dire qualcosa.
"Voglio farti vedere l'università dove studio"- cominciò, relativamente tranquillo -"e voglio presentarti Lucky, è quel genere di persona con cui ti troveresti a tuo agio. E non saresti nemmeno geloso, dato che è etero in tutto e per tutto."- rise, senza un apparente motivo. -"Voglio regalarti centinaia di skinny jeans neri per il tuo compleanno, voglio che mi accompagni a fare il mio primo tatuaggio. Voglio andare in moto con te. Voglio passare intere giornate a sentirti suonare la chitarra. Vorrei passare la mia intera vita con te, in effetti. Ogni singolo istante, fino ad averne la nausea. Lo capisci?"
Prese un altro respiro. Profondo. -"Probabilmente litigheremmo un giorno sì e un giorno no, non sarebbe facile e non vorrei nemmeno che lo fosse. In fondo la vita è così: non è facile. Niente è facile. Ma ricorda, nulla è impossibile. Quindi se lo vuoi, puoi tornare da me."
Louis ascoltava. Ma non capiva se stava sognando. Era stranamente consapevole di essersi addormentato nell'oblio che da bianco stava diventando grigio proprio attorno a lui, e ora sentiva la voce di Harry come un bisbiglio lontano: come un sogno troppo distante per essere raggiunto. Nella sua mente cercava di raggiungere quella sua meravigliosa voce bassa e roca, quella che aveva imparato a conoscere e ad amare così sinceramente come mai nient'altro nella sua intera vita.
Era un inseguimento alla cieca: tutto nero, buio, catastrofico, senza inizio e senza fine.
Gli unici estremi nella sua linea della ragione, in quel momento, erano il suono e la presenza assurdamente reale della sua voce.
Voleva raggiungerlo e fare come lui gli diceva. Voleva restare, voleva passare il resto della sua miserabile vita al suo fianco che, in quel modo, non sarebbe più stata miserabile. Tutt'altro. Se ne rese conto all'improvviso: era quello che il libro nero gli aveva tentato di spiegare all'interno dell'oblio: perditi nella felicità e trova qualcosa che ti faccia avere la voglia di restare.Sarebbero state le parole di Harry a dargli quella forza, lo capì al volo, aspettandole perché sapeva che stavano per arrivare. E arrivarono davvero, non più lontane e irraggiungibili, bensì chiare e forti.
"Ti amo."- disse.
Louis aprì gli occhi.
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Lately | Larry Stylinson
FanfictionLa vita di Harry è destinata a rivoluzionarsi, a causa di un semplice ragazzo dagli occhi blu e un animo più profondo di quel che crede. Dove la vita di Louis sembra avercela con lui, finché un angelo dai ricci ribelli e un'incontenibile passione pe...
