Il treno arrancava sui binari, e Vera fissava i filari di alberi che sfrecciavano veloci fuori dal finestrino, cercando di distrarsi. Ma l'ansia si annidava dentro di lei, come una nuvola pronta a scoppiare. Tirò fuori il cellulare dalla tasca e lo richiuse subito. Si morse il labbro, lo strinse fino a farlo diventare bianco. Poi iniziò a rosicchiarsi le unghie, nervosa. L'ansia è un'onda, si ripeté, ma la sensazione non se ne andava. E ora tremava. Una mano, poi l'altra, strinse i palmi, come per tenere tutto sotto controllo. Non dovrei mangiare le unghie.
Perché era così tesa? Si chiese. Non stava forse realizzando il suo sogno di sempre? Trasferirsi a Torino, iniziare l'università, costruire una nuova vita. Era sempre stato il suo obiettivo. Eppure, un nodo le serrava la gola, mentre il cuore batté forte.
Era partita da poco, ma già sentiva il peso della solitudine. Non aveva detto ai suoi zii "Vi amo più di tutto". Li aveva solo abbracciati, con gli occhi fissi e un sorriso che nascondeva qualcosa. Poi, una volta sul treno, il sollievo era svanito e aveva lasciato posto a una solitudine tagliente, inaspettata. Non era preparata a questo.
Il paesaggio cambiava lentamente, come una promessa di addio. Non stava certo partendo per un viaggio epico. Avrebbe visto gli zii nelle vacanze, Nicoletta sarebbe venuta a trovarla. Ma era diverso. Questo non era solo un trasloco. Era la fine di un capitolo. La fine delle superiori. La fine di una vita che non l'aveva mai fatta sentire a casa. Ora c'era l'università, la facoltà di lettere. Niente più matematica. Mai più. Lo aveva controllato mille volte nel piano di studi. Il pensiero di non dover più affrontare numeri la faceva sentire come se stesse salendo su una montagna che finalmente riusciva a scalare.
Questo è il mio momento, si ripeté. Le eroine dei suoi libri preferiti non avevano paura, giusto? Non tremavano per un viaggio in treno, per una nuova casa, per nuove persone da conoscere. Lo posso fare.
Alzò lo sguardo verso la valigia che stava faticando a stare sulla cappelliera. Un sorriso amaro le sfiorò le labbra. Ce la farò, pensò. Si sarebbe comportata da adulta. Da studentessa universitaria. Ma nel profondo sapeva che le sue mani stava scavando nella carne mentre continuava a rosicchiare le unghie.
Nicoletta le aveva promesso che non sarebbe stata mai sola, ma Vera non poteva fare a meno di chiedersi: Chi sarà la mia coinquilina? Si erano conosciute online, ma non aveva idea di che tipo fosse. Sarebbe stata disordinata? Un incubo? Una di quelle persone che ti parlano prima che tu abbia il tempo di svegliarti del tutto?
Un risolino le sfuggì pensando a sua cugina e alla sua famosa classificazione dei gironi infernali: primo girone, gli ipocriti. Secondo, quelli che non ti lasciano copiare. Ma il più terribile? Quello per chi ti fa domande intelligenti prima che tu abbia bevuto il primo caffè della giornata.
La signora di fronte a lei la colpì con un sorriso improvviso. Indossava anelli su tutte le dita e aveva un'espressione che sembrava dire non preoccuparti, ce la farai.
Vera ricambiò il sorriso, più per abitudine che per convinzione. Ma un pensiero le passò per la testa: Forse non andrà tutto male.
Nel frattempo, infilò le cuffie, come faceva sempre quando il mondo sembrava troppo grande da affrontare. Il suono dei Kings of Leon invase i suoi sensi. Un piccolo conforto. Una certezza che, finché c'era la musica, niente di veramente brutto poteva succedere.
Nuova vita. Nuova casa. Nuova coinquilina. Che cosa potrebbe andare storto, davvero?
)) Nota dell'autrice ((
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Ibrido
Fantasy🌕 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa, ma fino a che punto? ✨ Vera pensava che trasferirsi a Torino per l'universi...
