"È arrivata!" gridò uno dei ragazzi di guardia appena Vera rientrò al quartier generale della resistenza.
"Ciao anche a te" borbottò lei, un po' stupita di quell'accoglienza, e con un brutto presentimento sulla possibile evoluzione della giornata.
Un attimo dopo, arrivò Telemaco di corsa, imbracciando un grosso fucile automatico. Quando la vide, rimase per un attimo imbambolato, come se avesse dimenticato cosa stava facendo, poi si liberò del fucile, si avvicinò a Vera e l'abbracciò, facendola volteggiare a un metro da terra.
Adesso Vera era molto stupita, ma anche felice di quel contatto inatteso. Quando Telemaco la fece scendere dolcemente a terra, si guardò intorno e notò che c'era anche Lucia e che la fissava con aria di rimprovero.
"Dobbiamo parlare" disse Vera. "Ho delle notizie importanti per il direttivo."
L'atmosfera festosa si spense immediatamente, come se tutti nella stanza avessero avvertito che la voce grave di Vera avrebbe portato un cambiamento, l'inizio di una nuova fase in quella strana guerra che stavano combattendo.
Si ritirarono all'ultimo piano del palazzo fatiscente, in una stanza dominata da una scrivania attorno alla quale si assiepavano troppe sedie traballanti.
Sedettero in circolo, Vera e Telemaco, con un ragazzo di nome Alexis alle spalle del suo leader in un atteggiamento da bodyguard, Lucia e Talia che le mostrava un nuovo pendolo in quarzo, Paolo dell'armeria, Davide che coordinava le pattuglie, Giova delle comunicazioni e Meri del reclutamento. Sembravano così pochi, e così giovani, quei ragazzi che si erano adattati a vivere in un mondo che non gli apparteneva più.
"Siamo tutti qui, possiamo incominciare" disse Telemaco che cercava invano la mano di Vera per darle un conforto di cui lei, in quel momento, sentiva di non avere bisogno.
"Sì, ecco" disse Vera, cercando di trovare la sicurezza di sé che le avrebbe permesso di dare agli altri la notizia. "Il fatto è che l'ho trovata, o almeno credo, l'alleata umana dell'abominio a cui date la caccia. Diamo. La caccia."
Aveva cercato di parlare come faceva sempre, con un tono leggero, come se quelle parole non fossero pesanti come macigni. Ci fu un attimo di silenzio, il tempo di realizzare quanto aveva detto poi iniziarono tutti a parlare contemporaneamente.
"Silenzio!" tuonò Telemaco, gli occhi neri che sfavillavano. Aspettò che gli unici rumori fossero quelli che venivano dalla strada, poi invitò Vera a continuare.
"La ragazza che abbiamo incontrato in università, Lara, ti ricordi?" chiese Vera, in direzione di Talia, che abbassò gli occhi. "Credevo di aver visto un insetto sotto il suo cappotto, ma quando siamo rimaste sole mi ha mostrato cosa fosse in realtà. Era una fata o qualcosa di simile, era nera e sembrava una cavalletta ma aveva un viso umanoide. Mostruoso, veramente. Quindi è lei, giusto?" chiese.
Vera, che era stata sicurissima di se stessa fino a un attimo prima, in quel momento aveva paura di aver commesso un errore e di aver messo tutti in allarme per niente. Forse sperava che fosse così, ma le sue speranze non trovarono riscontro nelle parole di Telemaco.
"Sì, è giusto" confermò lui, il volto pietrificato in un'espressione glaciale.
Il cuore di Vera batteva forte, ora che si rendeva conto del pericolo che aveva corso, ma tacque. Talia si mosse nervosamente per immobilizzarsi in una posizione scomposta quando Telemaco le si rivolse con odio.
"Come hai potuto? Ti fai chiamare strega e non l'hai riconosciuta, peggio ancora, hai lasciato Vera in balia dell'abominio che minaccia il mio mondo. Non esistono parole per descrivere la tua inettitudine."
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Ibrido
Fantasy🌕 Non esistono più il Mondo Umano e il Mondo Specchio: esiste solo l'Ibrido 🌑 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa...
