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L'autobus era affollato di ragazzi che rientravano da scuola e sferragliava come una vecchia carretta. Vera stava aggrappata a un palo perché non aveva trovato posto a sedere e pregava di non ribaltarsi con lo zaino più pesante di lei. Intanto, osservava Lucia che sembrava molto più a suo agio di lei, tanto da riuscire a parlare al telefono.

"Sì, nonna, prendiamo il treno tra poco, saremo ad Avigliana nel primo pomeriggio. Nonna, mi senti?" gridò Lucia nel cellulare. "Ok, ti spettiamo in stazione, ciao ciao, baci, ciao, a dopo."

Riattaccò e si calcò il cappuccio sulle orecchie. "Tutto sistemato" disse a Vera. "Ci viene a prendere in macchina".

Telemaco le aveva lasciate per tornare al quartier generale della resistenza, concordando sul fatto che lasciare la città per un paio di giorni fosse la cosa migliore per le ragazze, anche se era stato difficile convincerlo a lasciarle sole. "Avremo tutta la protezione che serve, non ti preoccupare" aveva detto Lucia circa un centinaio di volte. Alla fine, Telemaco aveva ceduto e i loro cammini si erano separati, mometaneamente.

"Su, non preoccuparti, rivedrai presto il tuo innamorato" disse Lucia facendo la linguaccia a Vera.

"Che cosa?" chiese Vera, stizzita.

"Ma dai, ho capito che ti piace. Tu e il tuo feticismo per il filo interdentale."

Vera si accigliò. "Non è un feticismo, è una sana abitudine, e a lui non ci penso proprio. Ammetto che è carino, ma sembra un invasato con questa storia della resistenza. Come l'ha chiamato? Quartier generale? No grazie" disse. "Ehi, non è la nostra fermata?" aggiunse stringendo le cinghie dello zaino.

Lucia annuì e si buttò nella ressa che spingeva per uscire.

Si immisero nella fiumana della stazione, riuscirono ad ancorarsi a una macchinetta automatica e comprarono due biglietti andata e ritorno per Avigliana.

In meno di un'ora salirono sul regionale scalcagnato che le avrebbe portate in Val di Susa.

Vera guardava fuori dal finestrino e rifletteva alacremente. Aveva assorbito troppe informazioni in troppo poco tempo e la sua mente era confusa come prima di un esame preparato di corsa. Il Mondo Specchio, l'Ibrido, il mostro con la sua alleata umana. Non aveva ben capito come funzionasse tutta la questione, ma soprattutto non aveva chiaro quale fosse il suo ruolo nella faccenda, e quello di Lucia. Sperava che sua nonna le aiutasse a schiarirsi le idee, e stava pensando di chiedere a Lucia di raccontarle le fiabe del Mondo Specchio quando l'altoparlante gracchiò Avigliana, stazione di Avigliana.

Vera si mise lo zaino in spalla e si preparò a scendere. Lucia la seguì. Tutte e due rimasero in silenzio, assorte nei propri pensieri. Scesero dal treno e si accorsero subito del gelo pungente. Rispetto a Torino, la temperatura era più bassa di alcuni gradi. Vera si affrettò a infilare i guanti e si lasciò guidare da Lucia all'entrata della stazione.

"Spero che nonna Delia sia già qui" disse Lucia. "Non vedo l'ora di arrivare a casa, col caminetto acceso e i due cani che si litigano il divano".

Vera sorrise alla descrizione di quella scena bucolica. Avrebbe aggiunto solo una bella cioccolata in tazza per completare il quadro.

"Ti piacerà da morire, mia nonna piace a tutti e fa una zuppa da leccarsi i baffi" disse Lucia dando una pacca sulla spalla di Vera, che le rispose con un sorriso stanco.

In mancanza di cioccolata calda, sarebbe andata bene anche la zuppa, pensò. Avrebbe dovuto provare più entusiasmo per quella promessa di cibo delizioso, invece non le veniva neanche l'acquolina in bocca. Forse era sotto shock. Forse stava iniziando a realizzare che non si era trattato di un brutto sogno.

"Eccola, è arrivata!" esclamò Lucia, quando sentì il clacson inconfondibile della vecchia Panda 4X4. Vera non reagì, quindi Lucia la trascinò dolcemente per un braccio.

Aveva smesso di nevicare, per fortuna, ma tirava un vento che sembrava tagliarle in due. Nonna Delia uscì dalla macchina infagottata in un montone d'altri tempi, la lunga treccia d'argento che usciva dal cappello di lana e un paio di occhiali dalla montatura sproporzionata.

"Ciao, nonna!" gridò Lucia gettandole le braccia al collo. "Lei è Vera, Vera, nonna Delia" le presentò.

"Piacere, signora, grazie dell'ospitalità" disse Vera con voce atona.

Lucia e la nonna si lanciarono un'occhiata, poi Delia si esibì in un sorriso irresistibile e le invitò a salire in macchina.




Ciao a tutti, anime oscure 🖤👻! 

Grazie per aver letto questo capitolo! 🎭 Vera sta cominciando a fare i conti con la sua nuova realtà, una realtà che la spaventa tanto quanto la incuriosisce. 

Cosa ne pensate della sua reazione? 🕯️

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A presto, nel buio della prossima storia. 🌙

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