55 - Lara - Oggi

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Lara sedeva sul prato, il vestito carminio macchiato dalle lacrime e dal sangue nero di Dolore. Il piccolo corpo ormai inerte sembrava più leggero dell'aria, come se potesse dissolversi da un momento all'altro. Lara cullava la fata mosca contro il petto, le dita tese a proteggerla ancora, nonostante tutto fosse già accaduto.

Il giardino era silenzioso. Talia e Vera stavano poco distanti, rispettose. Alcuni dei fatati si erano ritirati tra gli alberi, altri attendevano in cerchio, sussurrando parole nel loro idioma intraducibile.

Fu allora che Deye-Dar si mosse verso di lei. Attraversò il cortile con pochi balzi silenziosi, e si fermò davanti a lei.

"Madre", mormorò con voce bassa, profonda. "Stanno arrivando."

Lara alzò lo sguardo, gli occhi gonfi di pianto. "Chi?" sussurrò.

"La Resistenza." Deye-Dar chinò il capo. "Sono in marcia. Quattro squadre, armate. Non vediamo le loro tracce, non sentiamo i loro odori. Usano amuleti di dissimulazione, ma non possono ingannarci. Le nostre sentinelle li hanno scorti sul fiume. Non hanno paura. Hanno fame di battaglia."

Lara si strinse Dolore contro il petto, poi lentamente si alzò, il corpo che le doleva come se fosse passato attraverso un'altra vita.

"Non ci danno tregua," sussurrò. "Non si arrendono."

Deye-Dar ringhiò sommessamente. "No. Ma nemmeno noi."

Lara annuì, lo sguardo che tornava nitido, come se il dolore, per quanto grande, fosse stato inghiottito da qualcosa di più grande. Lasciò scivolare il piccolo corpo di Dolore in un lembo del suo mantello e inspirò profondamente.

"Allora li accoglieremo," disse. "Con tutta la grazia e tutta la furia di cui siamo capaci."

Fece qualche passo in avanti e sollevò lo sguardo verso le colline immerse nel buio.

"Che si aprano le porte. Che si accendano le fiamme. È tempo di difendere la nostra casa."

*

Le statue del giardino brillavano alla luce delle fiaccole, le ombre lunghe sulle aiuole parevano spettri immobili. Lara fissava il portone della villa, il mantello stretto sulle spalle. Il fagotto che conteneva Dolore giaceva ai suoi piedi, avvolto nel lino bianco come in un sudario. Sapeva che la pace era durata troppo.

Un brivido la percorse quando il Branco, silenzioso e teso, in forma ferina si schierò attorno a lei. I fatati emergevano dagli alberi, le armi pronte, le creste sollevate, le ali che luccicavano nel crepuscolo.

"Ci siamo," mormorò Vera, apparsa al suo fianco. "Stanno scalando il cancello."

Lara chiuse gli occhi un istante. Un lampo rosso, un allarme, si accese oltre il cancello in ferro battuto. Un battito dopo, un urlo metallico squarciò la notte. Poi silenzio. Ancora per un respiro.

Poi l'inferno.

I primi colpi di fucile esplosero nel giardino, solcando l'aria con fischi mortali. Lara balzò indietro, le mani alzate. "Avanti!" gridò, e il Branco scattò come un'onda di fiamme e zanne.

I fatati sciamarono attorno a lei, lanciando frecce, dardi, incantesimi. Alcuni s'alzarono in volo, seminando aculei luminescenti sui nemici. Lara intravide un uomo della Resistenza cadere, le mani al petto, mentre i suoi compagni premevano in avanti.

"Proteggetela!" ringhiò Deye-Dar.

Lara corse, i piedi leggeri sull'erba. Una granata esplose a pochi metri, scaraventandola a terra. Le orecchie le fischiarono, il fiato corto.

"Lara!" La voce di Talia, da qualche parte.

Si rialzò con uno slancio, il viso rigato di sudore. Vide Vera su un balcone, che gridava contro una giovane strega nemica.

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