Passò una settimana di stasi e silenzio. Le accolite correvano silenziose per i corridoi di marmo, occupandosi di portare cibo ai prigionieri e di assistere la Madre che si era chiusa nelle sue stanze con Vera e sembrava non volerne più uscire.
Marta manteneva tutti gli elementi in perfetto equilibrio, aspettando paziente che la sua amata discepola riprendesse le redini della sua corte. I prigionieri erano tranquilli, quasi tutti volevano chiedere la grazia e unirsi alla causa di Lara. C'era solo una giovane donna che Marta non sopportava. Lucia, che sosteneva di essere un'intima amica di Vera e minacciava morte e dannazione a chiunque osasse torcerle un capello.
Lara era a conoscenza di quanto accadeva nella villa grazie alla sua ancella Nina, che ogni giorno le consegnava i pasti, i messaggi e le richieste da parte di Marta. Ogni giorno Lara la rimandava dalla sua maestra, fiduciosa che fosse perfettamente in grado di mantenere l'ordine ancora per qualche tempo.
"Lara, non preoccuparti per me, sto bene. Hai una corte a cui pensare, un mondo intero da plasmare. Vai, io me la caverò" disse Vera il decimo giorno di reclusione.
Lara la fissò amorevolmente. In quei brevi dieci giorni, che erano stati per lei come dieci anni, sentiva di essere molto cambiata. Guardava la sua amica con affetto, ricordando vagamente come ci si sentisse ad essere giovani e pieni di energie, mentre lei si sentiva vecchia, stanca.
"Vera, amica mia, non lo faccio per te, ma per me stessa" rispose.
"Cosa vuoi dire?"
Lara sospirò lieve, senza emettere alcun suono. "Ho bisogno di riflettere prima di agire. Devo prendere una decisione importante e voglio essere sicura che sia quella giusta."
Aveva parlato con voce atona, ripetendo un concetto che era rimbalzato migliaia di volte tra le pareti della sua mente, giocando a farla impazzire.
"Certo" disse Vera. "Prima che tu prenda qualsiasi decisione, però, devo parlarti di una cosa. Non sono sicura che sia vero, però mi sembra che sia l'unica soluzione che metta insieme tutti i pezzi e non riesco a liberarmi dalla sensazione che sia proprio così."
Lara la fissò. "Va bene, ti ascolto."
Fuori dalla grande finestra, oltre le tende color sabbia, si sentiva il frinire delle cicale.
"Si tratta del tuo doppio e di tuo zio. Lara, conosci il rasoio di Occam?"
Lara si strinse nelle spalle. "No, non direi."
"È una teoria tardo medievale, in pratica dice che a parità di fattori la soluzione più semplice è quella giusta."
La potenza di quel concetto colse Lara alla sprovvista. "Dunque?" chiese.
"Dunque, io penso che tuo zio abbia architettato di farti innamorare del tuo doppio, e che fosse in combutta con lui. Credo che tuo zio sapesse che eri l'unica ad avere il potere necessario a unire i mondi, e se è per questo avresti potuto benissimo compiere il rito anche senza la forza del tuo doppio, ma unirti a lui doveva servirti da motivazione. Serviva a tuo zio per controllarti. Anche le fate mosche, Lara, perché si sono rivoltate contro di te? Credo che fossero una protezione contro di te, non per te. Credo che quello che consideri il tuo doppio abbia preso le tue sembianze e ti abbia ingannata, con l'intento di prendere in un secondo momento il controllo della tua mente e del tuo corpo, e di dominare l'Ibrido assieme a tuo zio."
Lara abbassò lo sguardo, confusa. Certo, aveva sospettato. Sapeva che le fate mosche si erano rivoltate contro di lei, a parte il povero piccolo Dolore, ma non aveva messo insieme tutti i pezzi.
Sentiva il suo doppio che si agitava, recluso nell'angolo più remoto della sua mente.
"La soluzione più semplice è quella giusta."
Vera annuì.
"Allora hai ragione, tutto quello che hai detto è vero."
Eppure lo aveva amato davvero, il suo dolce mostro. Aveva creduto di capirlo e di condividere con lui la sofferenza, la sensazione di estraneità. O meglio, la condizione di estraneità. Lui le era stato vicino, volente o nolente. Si erano incontrati in segreto, di notte, come amanti. A piedi nudi e camicia da notte sul marmo gelido davanti allo specchio. Avevano condiviso i pensieri, il volto, lo sguardo.
Forse aveva sempre saputo che si trattava di un inganno, ma aveva amato a tal punto la loro comune menzogna che aveva finito per darle corpo e anima.
"Ma non smetterò mai di amarlo" concluse, certa che Vera avrebbe capito.
Parte autrice 🖤🕯️
Questo capitolo per me è silenzio e tensione. Un castello che trattiene il respiro, Lara e Vera chiuse in una bolla che pare fuori dal tempo. In mezzo al lutto, al tradimento e alla guerra, arriva una rivelazione che cambia tutto: l'inganno non era fuori, ma dentro. Dentro Lara. Dentro l'amore.
Cosa ne pensate? Si può amare qualcosa — qualcuno — che ci ha traditi così profondamente? E soprattutto... si può smettere?
Nel prossimo capitolo, Lara sceglierà. E non sarà indolore.
🦇🌑
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Ibrido
Fantastik🌕 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa, ma fino a che punto? ✨ Vera pensava che trasferirsi a Torino per l'universi...
