16 - L'infanzia di Lara

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Si trovava nel salone di suo zio Alfonso, grande e buio, dominato dallo specchio altissimo. Aveva i piedini scalzi e una torcia elettrica in mano. Si avvicinava allo specchio, macchiato dagli anni e dall'umidità, e iniziava lentamente a sollevare la torcia per illuminarlo.

"Non puntare la torcia nello specchio" diceva lo zio.

Lara si voltava di scatto. Sapeva che lo zio aveva ragione, ma spinta da una volontà estranea si voltava di nuovo verso lo specchio e sollevava la torcia per illuminare la propria immagine.

Allora lo vedeva. L'orrore, l'incubo. Voleva scappare ma le gambe erano inchiodate al suolo, voleva chiamare aiuto ma non riusciva a gridare.

***

Si svegliò nella sua cameretta dalle tende color arancio, il sole già alto in cielo, così terrorizzata da non riuscire a chiamare la mamma. Dalla gola le uscivano solo dei versi strozzati. Quando poi sua madre arrivò e le sussurrò come una nenia che era stato solo un brutto sogno, Lara scoppiò a piangere, incredula per il sollievo.

Per mesi evitò accuratamente gli specchi. Se doveva proprio passarci davanti si abbassava avanzando carponi piuttosto che rischiare di vedere la propria immagine riflessa. Dopo qualche tempo, sua madre decise di intervenire.

"Amore mio, devi affrontare le tue paure." 

Poi, senza ammettere repliche, la prese per mano e la portò in camera da letto. Lara tremava. La specchiera di sua madre non assomigliava affatto a quella dello zio, però era grande.

"Possiamo farlo domani?" chiese con voce strozzata.

Sua madre la prese in braccio e sorrise, come quando si prefiggeva un compito importante. "Facciamolo adesso. Così ci togliamo il pensiero, giusto? Prendiamo a calci la paura!"

Lara annuì, obbediente.

"Bravissima, ora apri gli occhi tesoro, vedrai che nello specchio ci siamo solo io, te e il lettone."

Lara impiegò un attimo a orientarsi nella visione. Lo specchio rifletteva l'immagine di sua madre esattamente com'era nel mondo reale, ma la camera da letto dai colori vivaci era stata spazzata via da un'immensa distesa erbosa lacerata da torrenti che scendevano da un monte altissimo e ripido, come una torre.

Per quanto spostasse lo sguardo, non riusciva a trovare il suo riflesso. La paura le strisciava lungo le gambe minacciando di farla cadere a terra quando individuò una piccola figura vicino alla montagna. Correva, velocissima, verso di lei.

Lara voleva scappare, sentiva di doversi allontanare prima che la raggiungesse ma le gambe non si muovevano, erano come blocchi di legno inanimato. Nel tempo che il suo cuore impiegò a battere due volte il riflesso arrivò di fronte a lei. Sentiva un grido montarle in gola ma non riusciva a muovere nemmeno un muscolo. Anche gli occhi erano inchiodati allo specchio.

Il suo riflesso era uguale a lei. Una bambina dai capelli neri, solo che i suoi occhi sembravano sfere di vetro e si muovevano rapide, come se annusassero, mentre le membra scattavano in movimenti scomposti. Lara trattenne il fiato, incapace di distogliere lo sguardo. Poi il suo doppio sorrise e dalla bocca uscì un fiotto di sangue. Molto lentamente si voltò nella sua direzione, gli occhi ciechi che scrutavano, sempre più lentamente, fino a fissarsi dentro i suoi.

Lara iniziò a gridare e dimenarsi. La schiena si contorse nelle convulsioni e gli occhi si ribaltarono dietro le palpebre. Svenne.

Allo psichiatra infantile non passò mai per la mente che Lara dicesse la verità. Con tutte le accortezze del caso, le prescrisse una cura di olanzapina, un antipsicotico che non sortì alcun effetto.

Nel giro di un paio d'anni passò alla clozapina, che la ridusse a uno stato di semi coscienza in cui gli incubi vagavano indisturbati. A dieci anni la ricoverarono in un centro di salute mentale.

In quei lunghi anni solitari, in cui la sua mente in formazione non riusciva a capire perché i genitori non le credessero, sviluppò con l'idea del suo riflesso una forma di solidarietà.

"Io lo so che esisti veramente" sussurrava nella notte, quando gli incubi erano più reali che mai. "Io lo so, sono dalla tua parte" diceva. "Ti voglio bene" aggiungeva talvolta.



🦇 Nota dell'autrice 🌒

Scrivere questo capitolo mi ha fatto riflettere su quanto spesso, da bambini, ci si senta incompresi dagli adulti, specie quando le nostre paure sfidano la logica. Lara è intrappolata in questo limbo tra il mondo reale e qualcosa che nessuno, nemmeno lei, può spiegare. Ma quello 

Che ne pensate di questo capitolo? Vi siete mai sentiti come Lara, incompresi o soli con qualcosa che solo voi potevate vedere? 👁️✨

Grazie per aver letto, come sempre siete incredibili! Non vedo l'ora di sapere cosa ne pensate nei commenti. 💬🖤

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